ImitationOfDeath - Piccolo Teatro Studio (Milano)

Scritto da  Giovedì, 15 Novembre 2012 
ImitationOfDeath

Dal 13 al 18 novembre. Dopo il debutto nell’ambito del RomaEuropa Festival, accolto dal consueto calore entusiasta del pubblico, la sferzante potenza drammaturgica del duo ricci/forte e l’incoercibile compagine di sedici impetuosi e appassionati interpreti protagonisti di “ImitationOfDeath” approdano a Milano, espugnando in maniera dirompente anche la prestigiosa cornice del Piccolo Teatro.

 

 

 

 

IMITATIONOFDEATH
con Cinzia Brugnola, Michela Bruni, Barbara Caridi, Chiara Casali, Ramona Genna, Fabio Gomiero, Blanche Konrad, Liliana Laera, Piersten Leirom, Pierre Lucat, Mattia Mele, Silvia Pietta, Andrea Pizzalis, Claudia Salvatore, Giuseppe Sartori, Simon Waldvogel
drammaturgia ricci/forte
movimenti Marco Angelilli
direzione tecnica Davide Confetto
assistenti regia Liliana Laera, Barbara Caridi, Claudia Salvatore, Ramona Genna
regia Stefano Ricci
una produzione ricci/forte
in coproduzione con Romaeuropa Festival |  CSS Teatro stabile di innovazione del FVG | Festival delle Colline Torinesi | Centrale Fies

 

“ImitationOfDeath” è la nuova produzione del duo registico più discusso del panorama teatrale italiano, ricci/forte. C’è chi ama visceralmente i loro spettacoli e chi li rifiuta con altrettanta forza, di sicuro non si può restare indifferenti. Il loro modo di parlarci è diretto, sincero, forte, fisico ed emotivo. Non sembra di assistere a una finzione teatrale cristallizzata in uno schema dato, ma si ha la sensazione di partecipare alla libera espressione di un sostrato umano che appartiene a tutti e che si mostra senza filtri.
ImitationOfDeathQuando entriamo in sala i sedici performers sono già in scena. Sdraiati a terra come fossero corpi morti, mantengono un flebile legame con la vita grazie a un sacchetto di carta dentro cui respirano. E sul ritmo del loro soffio vitale si inseriscono le note dei Chemical Brothers, quasi fosse il battito di un elettrocardiogramma. D’altra parte la soavità vocale della canzone fa da contraltare alle contorsioni di figure attorcigliate su stesse nel disperato tentativo di alzarsi. Trattenute da una strana forza, faticano a staccarsi dal suolo per ergersi in piedi e cominciare la loro avventura su questa terra. A tratti pare di assistere al lacerante travaglio della nascita, mentre la sala si riempie di gemiti di sforzo e vagiti di dolore. In bilico su tacchi vertiginosi, uomini e donne mostrano difficoltà a mantenersi in equilibrio nel mondo cui noi già apparteniamo. Ma alla fine, eccoli, si ergono nelle loro svettanti figure e lo spettacolo ha inizio.
Parole di ascendenza evangelica danno il via a una vera e propria violenza di gruppo: una donna è costretta a rivelare i propri intimi ricordi sessuali, a suon di jeans gettati brutalmente sul viso. L’elenco di rapporti occasionali consumati nelle situazioni più diverse e contraddistinti dalla rispettiva durata, restituiscono l’immagine di una confessione dolorosa che porta in scena una sessualità vuota, di cui l’attrice è protagonista e vittima allo stesso tempo. La violenza è nei gesti altrui, ma anche nel suo vissuto personale. Ma la condizione esistenziale di questa donna sembra non importare a nessuno, tant’è che poco dopo le note della mazurka ci restituiscono una danza allegra di una società ipocritamente sorridente nella propria indifferenza. Inutili manichini di un mondo che ruota intorno a se stesso senza meta e che segue il proprio ritmo standardizzato anche quando la vita viaggia su nuove sonorità.
Dal progressivo sciogliersi di questi abbracci rassicuranti ma fasulli, si crea un magma di corpi striscianti. È un processo di metamorfosi che lentamente partorisce bizzarre figure, morti viventi che abitano la notte di Halloween e avanzano verso di noi. Il nastro si spezza, non c’è più alcun limite tra noi e loro ed è questa la triste verità contemporanea: non ci sono grandi differenze fra la gente che cammina per le strade e quella sepolta al cimitero. La morte del corpo è evidente, quella dell’identità è più difficile da cogliere ma non meno reale. Ogni giorno muoiono sordamente le nostre aspettative, distrutte da una società incapace di accoglierle e crescerle nel proprio seno. Anche i tentativi di unione tra individui paiono all’insegna dell’ambiguità e della morte, simulati dal fumo nocivo di sigaretta che l’uno espira e l’altro cerca avidamente di inspirare. Una prospettiva nichilista che lancia a tutti noi la provocatoria identificazione tra vivi e morti, restituendo l’immagine di una vita che assume le fattezze della morte. Indossate le maschere dei propri supereroi, il teatro diventa un carnevale di figure nude che si aggrappano alle parti più intime per restare in vita, per non cedere definitivamente alla morte che li trascina verso terra. Ma non è facile ed è senza dubbio doloroso.
ImitationOfDeathNel corso di questi flash esistenziali che riguardano da vicino la tragicità del vivere contemporaneo, riconosciamo le difficoltà di far parte di una società che non ha posto per tutti e che, ormai trasformata in stato di natura, tramuta l’uomo in bestia assetata di sopravvivenza. Come animali avidi di accaparrarsi le scarse risorse rimaste, i performers si contendono al buio i pochi vestiti in scena. Illuminati a singhiozzo da un fascio luminoso che disturba, spaventa e destabilizza, scopriamo questo lato oscuro del mondo in cui viviamo. Non c’è regola, non c’è spazio per la purezza di sentimenti, noi come loro siamo i protagonisti di una crisi totale che ci abbrutisce e ci schiera gli uni contro gli altri.
Gli attori mettono costantemente in gioco se stessi, raccontandoci vicende personali che potrebbero facilmente appartenere a ognuno di noi. Attravero poche battute e grandi giochi di corporeità, sempre sorretti da una splendida colonna sonora, ricci/forte portano in scena le pulsioni inconfessate e le verità profonde del mondo cui apparteniamo. Le convulsioni dei corpi paiono espressione fisica di ciò che si muove dolorosamente dentro tutti noi, dell’intollerabile tristezza, personale o epocale, che accompagna le nostre vite. Protagonisti e vittime di una società in cui non troviamo posto e in cui la nostra identità sembra perire ogni giorno sotto i colpi delle ripetute delusioni, soffriamo in silenzio il vuoto che divora la nostra identità e ci rende più morti che vivi.
I performers rivelano le proprie paure e sofferenze con evidente trasporto personale, giacché l’evento creativo cui assistiamo affonda le radici nel profondo del loro vissuto, scavando là dove si nascondono pensieri e sentimenti rimossi. Una ragazza prende posizione di fronte al microfono ed esprime dolorosamente le domande che turbano la propria serenità. Gli altri, in fila al suo fianco, intervengono dando risposte chiare ed esaurienti, ma incapaci di alleviare la sua profonda inquietudine. Sul suo corpo, risposta dopo risposta, si dipinge l’immagine di uno scheletro, simbolo del recondito che affiora in superficie, di cicatrici indelebili, di dolori repressi che scorrono quotidianamente nelle nostre vene e inacidiscono la nostra esistenza. E, ancora, un uomo racconta emozioni, ricordi e pensieri mentre gli altri ne baciano delicatamente il corpo, nel vano tentativo di alleviarne lo spasimo.
Lo spettacolo volge al termine, dopo aver tracciato un percorso in cui si è restituito al pubblico un costante turbamento, ora per una serenità simulata di cui si temeva la realtà nascosta, ora per una furia cieca di imprevedibili corpi in movimento e grida doloranti. E, alla fine, la corporeità inanimata di oggetti pregni di significati personali diviene il solo rassicurante rifugio in un mondo che distrugge ogni speranza. Tuttavia queste figure, morbosamente ripiegate sui propri ricordi, sembrano ancora una volta perdere il contatto con la vita e chiudersi in un tragico isolamento.

 

Piccolo Teatro Studio Expo - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16
Durata: 1 ora e 15 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro

 

Articolo di: Serena Lietti
Foto di: Andrea Pizzalis
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web:
www.piccoloteatro.org

 

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