Il Visitatore - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Martedì, 02 Dicembre 2014 

Aprile 1938. In Berggstrasse 19, Freud parla con Dio. O è un pazzo che si crede Dio? Come un fool shakesperiano, il folle può permettersi di dire verità scomode. Ma è veramente un folle? L’intruso conosce troppi particolari della vita del famoso psicanalista, che sembra infastidito e incuriosito allo stesso tempo. No, non sembra essere uno psicopatico e nemmeno un ladro. Su questo filo di lucida follia si gioca tutta la pièce “Il Visitatore” di Eric-Emmanuel Schmitt, in scena al Teatro Quirino fino al 7 dicembre, con traduzione, adattamento e regia di Valerio Binasco.

 

Goldenart production presenta
Alessandro Haber e Alessio Boni in
IL VISITATORE
di Éric-Emmanuel Schmitt
traduzione e adattamento Valerio Binasco
e con Nicoletta Robello Bracciforti e Alessandro Tedeschi
musiche Arturo Annecchino
scene Carlo De Marino
costumi Sandra Cardini
regista assistente Nicoletta Robello Bracciforti
regia Valerio Binasco

Personaggi e Interpreti:
Sigmund Freud - Alessandro Haber
Il Visitatore - Alessio Boni
Anna Freud - Nicoletta Robello Bracciforti
Il nazista - Alessandro Tedeschi

 

Siamo nel periodo nazista, l’Austria è stata annessa da poco al Terzo Reich. Vienna è occupata e gli ebrei sono perseguitati. Nel suo studio, Freud attende preoccupato notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo. Rimasto solo e angosciato subisce una "visita" inaspettata: quella dello sconosciuto in questione, che si materializza dal fondo della scena, rimasta in ombra fino alla comparsa del misterioso personaggio. L’intruso, che non ha un nome e tantomeno dei genitori, comincia subito a inquietarlo dimostrando di sapere molto della sua vita, di essere a conoscenza dei pensieri più intimi legati alla sua infanzia.

I due ingaggiano un corpo a corpo di pensieri, un duello di opinioni, dubbi, riflessioni su Dio, sull'amore, la religione, la libertà, la storia, la fede, il senso della vita, il Bene e il Male. Dunque il mondo è in mano a un Dio che non è niente di più e niente di meno che un povero pazzo? E il Male che qui si materializza con il suo volto più disumano, il nazismo, è opera di questo visitatore che dice di essere Dio o è opera dell’Uomo?

La partita è sempre più aperta e coinvolgente. Si prendono le parti ora di uno ora dell’altro: quelle di chi crede in Dio o quelle dello scettico, ci si compenetra in chi continua a negarne l’esistenza o in chi ne sente immancabilmente il bisogno.

Struggente e significativa la scena in cui, seduto a terra, avvinghiato a una gamba di Freud c’è Dio che, nei panni di questo misterioso visitatore, ascolta, intenerito, i dubbi di chi ha fatto della ragione il faro della propria vita.

Ci potevamo aspettare, visto l’argomento, una trappola filosofica, un duello retorico e tedioso. Invece la commedia è brillante, anche commovente, si sorride nonostante le domande complesse e senza risposta.

Merito certamente di due attori, Alessandro Haber e Alessio Boni, rispettivamente nei ruoli di Freud e di Dio, in armoniosa empatia nonostante l’ impegno fisico e la concentrazione interiore che richiede il vestire i panni di questi due personaggi colti nella loro umana fragilità.

Con loro in scena Alessandro Tedeschi e Nicoletta Robello Bracciforti, una vera sorpresa, mai sopra le righe nonostante la parte insidiosa di figlia appassionata e legatissima al padre.

Va sottolineata l’accorta regia di Valerio Binasco nella riuscita trasposizione teatrale di un testo per nulla semplice. Anche la scelta delle note di sottofondo che accompagnano i passaggi chiave dei dialoghi è stata determinante nei delicati equilibri della scrittura drammaturgica. Proporre questo testo (rappresentato sinora solo un'altra volta in Italia, con Turi Ferro e Kim Rossi Stuart) è stato un atto di coraggio, nello sfidare l’attuale annebbiamento del pensiero e ridare così valore alle parole.

“Da molto tempo la drammaturgia contemporanea ci ha abituati a pensare che le parole non servono più a niente" - dichiara Binasco - "che l’umanità è immersa in un buio silenzioso e che nessun dialogo è più capace di dire veramente qualcosa. Il teatro per lungo tempo si è fatto portavoce di quel silenzio e lo ha trasformato in poesia, grazie alle grandi commedie classificate dell’ incomunicabilità. Autori come Schmitt, invece, sono andati fieramente in tutt’altra direzione. In questa commedia le parole sono importanti e l’autore sembra coltivare la speranza che quando gli uomini s’incontrano e si parlano, possono, forse, cambiare il mondo. E’ un testo coraggioso che non ha timore di riportare in teatro temi di discussione importanti come la Storia, la Religione, il senso dell’esistenza. Eliminando qualsiasi enfasi filosofica, i suoi personaggi riescono ad arrivare dritti al cuore di temi complessi e a portare, con molta dolcezza, in questo viaggio, anche gli spettatori”.

E la sfida Binasco l’ha vinta perchè lo spettacolo scorre senza intoppi fino al termine e gli spettatori escono dalla sala insieme a mille domande senza risposta che mettono in moto il pensiero.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 27 novembre e mercoledì 3 dicembre ore 16.45, sabato 29 novembre ore 16.45 e ore 20.45, tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); venerdì-sabato-domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata: 1h e 40’ senza intervallo

Articolo di: Lia Matrone
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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