Il sogno di una cosa - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Domenica, 09 Novembre 2014 

Dal 6 al 9 novembre. Il sogno di una cosa è stato realizzato da Marco Baliani con una doppia urgenza. La prima è quella di commemorare i quarant’anni dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974 quando, durante una manifestazione contro il terrorismo fascista venne fatta esplodere una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti. L’attentato causò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue. E l’altra, non meno significativa oggi, quella di dare spazio ad un compositore contemporaneo, Mauro Montalbetti.

 

IL SOGNO DI UNA COSA
Opera per il quarantennale della strage di piazza della Loggia di Brescia
musica Mauro Montalbetti
libretto e regia Marco Baliani
regia video Alina Marazzi
scene e costumi Carlo Sala
disegno luci Stefano Mazzanti
Ensemble Sentieri Selvaggi
diretto da Carlo Boccadoro
attore Marco Baliani
soprano Alda Caiello
suono-azione Roberto Dani
con i danzatori allievi del terzo corso di Teatrodanza - Milano Teatro Scuola Paolo Grassi
e Ensemble vocale Costanzo Porta di Cremona, Maestro del coro Antonio Greco
produzione Fondazione Teatro Grande di Brescia
in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
in collaborazione produttiva con Piccolo Teatro di Milano-Teatrod'Europa; IED, Milano
con la collaborazione di Casa della Memoria, Brescia; Fondazione Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, Milano

 

Questa è un’opera complessa. Ha molti livelli di lettura e si sovrappongo varie forme d’arte. Presupposto che il teatro non è un contenitore per mettere altre arti, ma è un’arte a se stante che può dialogare con le altre forme espressive, qui ci sono praticamente quasi tutte. Le vediamo una ad una.

L’opera lirica. Montalbetti compone un’opera dal linguaggio contemporaneo e molto quotidiano. L’orchestra è a vista, come vuole la tradizione, mentre il coro è inserito nell’orchestra; le voci dei coristi sono utilizzate in modo strumentale e puramente di contorno e supporto alla cantante, un soprano, che è in scena e rappresenta la Bella Italia, la statua che si trova in Piazza della Loggia a Brescia.

Il video. La regista dei video è la meravigliosa e poetica Alina Marazzi. Qui la video arte la fa da protagonista. Bello. Essenziale. Immagini poetiche e narrative al tempo stesso. Anche senza sentire, ma con l’accompagnamento musicale, questo lavoro della Marazzi ci porta nel cuore dell’evento. Ci porta a leggere pezzi di quaderni, vedere nei portafogli bruciati stralci di documenti di identità. Pezzi di vite spezzate e brutalmente interrotte da un gesto d’odio e di repressione. Sono gli anni della guerra fredda, dove chi si espone per esprimere le sue idee sa che potrebbe non tornare a casa. Eppure gli italiani vanno perché ci credono, fortissimamente. Sono i nostri padri, i nostri zii e anche le nostre nonne che hanno visto cos’era la guerra, hanno provato una paura e un disgusto che nessuno di noi oggi è in grado di capire né immaginare. Per questo non si pongono la domanda se serva o meno a qualcosa, se andare oppure no. Si va, perché questa “Bella Italia” appartiene a tutti. Emerge magistralmente dal lavoro della Marazzi un carico di forza e passione, brandelli della nostra storia. Il video basta a se stesso e basterebbe anche a noi in questo spettacolo.

Il teatro. “Siamo in un teatro” dice ad un certo punto Marco Baliani, il narratore della storia e anche quello che lega un po’ tutti questi linguaggi. Si apre uno spazio di dubbio rispetto a questo ruolo. Il video è potente, la musica altrettanto e la figura della cantante riempie là dove c’è bisogno. Forse il teatro inteso come un attore che per forza deve andare a ribadire ciò che siamo in grado di vedere e unire da soli, è davvero superfluo e a tratti difficile da sostenere. In più se i danzatori sono lì per danzare, perché farli parlare?

La danza. Abbiamo in scena un gruppo di danzatori allievi del terzo anno del corso di Teatrodanza della scuola di Teatro Paolo Grassi. Le coreografie non sono per niente innovative, quanto piuttosto una serie di sequenze e gesti didascalici che non fanno che andare a sottolineare quello che già accade, che viene già ampiamente detto dal video e dalla drammaticità musicale.

Riassumendo. E’ troppo. Stanca. Un vero peccato perché commemorare è importante anche senza andare a chiedere i nomi degli assassini che già Pasolini conosceva senza avere le prove. Come dice il maestro Peter Brook, esistono tre tipi di teatro: quello utile, quello inutile e quello dannoso. Tutti noi che siamo qui, senza dubbio, vogliamo fare un teatro utile. Questo lavoro di Marco Baliani lo è, nonostante la sua ridondanza, perché ha offerto molte possibilità. Al compositore di portare in scena la sua opera, a dei giovani di debuttare in un grande teatro, a noi di riflettere ancora una volta sul coraggio, sulla nostra identità e su una coscienza di classe che ormai è sepolta da una quantità gigantesca di idiozie. Primi fra tutti i social network che servono solo a inimicare le persone e a distrarle dalle cose importanti della vita.

 

Piccolo Teatro Strehler - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso)
Orario spettacoli: giovedì e sabato ore 19.30; venerdì ore 20.30; domenica ore 16
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 20 minuti, senza intervallo

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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