Il sindaco del rione Sanità - Teatro San Ferdinando (Napoli)

Scritto da  Giovedì, 01 Gennaio 2015 

Nello storico teatro partenopeo, che tutti ricordano e definiscono come il teatro di Eduardo de Filippo, dal 26 dicembre all’11 gennaio Marco Sciaccaluga porta in scena la storia di Antonio Barracano e per il ruolo di questo proverbiale antieroe utilizza l’ esperienza del non napoletano Eros Pagni. “Il Sindaco del Rione Sanità”, commedia in tre atti di Eduardo de Filippo che nello scriverla si è ispirato ad un personaggio della vita reale, un certo “Campoluongo”, si apre su di un palcoscenico che riesce a rendere profondità e prospettiva alla vita di Barracano, che per più di due ore accompagna i suoi spettatori alla ricerca della formula perfetta per realizzare un mondo che sia "meno rotondo e un poco più quadrato".

 

Produzione Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile di Genova presenta
IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ
di Eduardo De Filippo
regia Marco Sciaccaluga
con Eros Pagni, Maria Basile Scarpetta, Federico Vanni, Gennaro Apicella, Massimo Cagnina, Angela Ciaburri, Orlando Cinque, Gino De Luca, Dely De Majo, Francesca De Nicolais, Rosario Giglio, Luca Iervolino, Marco Montecatino, Gennaro Piccirillo, Pietro Tammaro
scene Guido Fiorato
costumi Zaira de Vincentiis
luci Sandro Sussi
musiche Andrea Nicolini

 

Ma cominciamo dal principio.

Don Antonio Barracano ogni giorno ascolta in udienza i disperati che si rivolgono a lui per avere giustizia e protezione, lui è un uomo dai principi saldi, che rispetta la legge e che guarda al codice penale nello stesso modo in cui un sacerdote guarda alla Bibbia. Non è nemico della legge, è consapevole che la legge “è fatta bene, sono gli uomini che si mangiano fra di loro” e lui garantisce questa giustizia a chiunque gliela vada a richiedere. Don Antonio prima di essere un personaggio temuto e rispettato era un semplice capraio, ma a seguito di un omicidio avvenuto per futili motivi, la sua vita ha intrapreso una strada diversa. Lui sa scrivere appena il suo nome, eppure non c’è nulla che accada nel rione Sanità che non venga autorizzato e deciso da lui. L’intera commedia segue le vicende in cui Antonio Barracano si fa invischiare nella sua discussa veste di giustiziere/camorrista, di eroe/antieroe.

Per spiegare a chi non conosce la realtà del Napoletano la nascita della figura del “guappo napoletano”, spesso si cita la commedia di Eduardo De Filippo. Ma chi è questo guappo?

Il guappo è un uomo d’onore, dall’aspetto estremamente curato, è l’eroe del quartiere, una sorta di Robin Hood moderno, colui che dirime le controversie, che spinge gli uomini a sposare le donne incinte, che si fa garante per una cambiale non pagata.

Don Antonio Barracano è lontano da tutto questo? No.

Egli incarna questa figura e durante i tre atti egli dirime ben quattro controversie:
1. Armida, sua moglie, contro Malavita, il suo cane;
2. Vicienzo 'o Cuozzo contro Pascale 'o Nasone, che gli ha prestato soldi ad usura;
3. Nait contro Palommiello, che si sono sparati reciprocamente;
4. Rafiluccio Santaniello contro Arturo Santaniello.

Don Antonio Barracano giudica e decide. Il pubblico lo acclama, il rione Sanità lo indica come suo re. Eppure quando Fabio della Ragione - interpretato dal bravissimo Federico Vanni - medico, amico e suo braccio destro da 30 anni, decide di allontanarsi da lui, perché troppo stanco di “ricucire teste rotte, di estrarre pallottole, di ricomporre ossa spezzate”, nel silenzio della sua casa, Antonio Barracano lo avverte, ed un avvertimento è diverso da una minaccia.

Il ligure Eros Pagni, nel suo strepitoso e quanto mai incredibile napoletano, chiarisce le differenze tra avvertire e minacciare. La sua ascesa è inarrestabile, nessuno gli si può opporre se non la morte. Ed è solo di fronte alla morte che la vita di Antonio Barracano perde senso. Ha lottato, ha ucciso, ha guidato il suo popolo ma nulla è cambiato.

Lui non è un eroe. Muore solo e nel silenzio dell’omertà delle stesse persone che lo avevano incoronato loro re. Il muro del silenzio è infranto dall’unica persona che, pur restandogli accanto per tanti anni, non ha mai veramente condiviso i suoi progetti.

Mi piace pensare che Francesco Guccini avrebbe detto che “gli eroi son tutti giovani e belli” e Don Antonio non è più giovane e forse bello non lo è mai stato.

Il pubblico segue l’intera vicenda e si perde nel dilemma di accogliere o rinnegare Don Antonio. Eppure è inevitabile sentirsi orfani quando lui si spegne. E’ una commedia che permette agli spettatori di riconciliarsi con il teatro e con la favola nera ed amara che a volte può essere la città di Napoli.

Uno spettacolo perfetto, che lo stesso Eduardo avrebbe applaudito.



Teatro San Ferdinando - piazza Eduardo De Filippo 20, 80133 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5513396 (feriali 10.30/13.00-17.30/19.30) - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 26, 29 e 30 dicembre e 2 e 9 gennaio ore 21; 27 dicembre e 3 e 10 gennaio ore 19; 28 dicembre e 1, 4, 6 e 11 gennaio ore 18; 7 e 8 gennaio ore 17
Durata spettacolo: 2 ore e 45 minuti


Articolo di: Romina Attianese
Grazie a: Sergio Marra, Ufficio stampa Teatro Stabile di Napoli
Sul web: www.teatrostabilenapoli.it

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