Il sindaco del Rione Sanità - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Sabato, 21 Aprile 2018 

Dal 17 al 29 aprile. "La responsabilità sociale è aprire strade alternative, ma quali strade, poi, percorrere, ci dice Eduardo, è questione di responsabilità individuale". Mario Martone ci accompagna nella sua interpretazione alternativa della commedia di Eduardo, stravolta nella forma ma non nei contenuti ed ambientata in una Napoli contemporanea, che ha come riferimenti i luoghi ed il sistema denunciato da Saviano in “Gomorra” e ripreso compulsivamente dalle fiction. L’allestimento associa realtà produttive diverse, presentandosi come progetto culturale dal forte senso politico e civile: lo Stabile di Torino, Elledieffe - a suo tempo di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi - e il NEST di San Giovanni a Teduccio, spazio polivalente prestato all’arte all’interno di uno dei quartieri più popolari e difficili di Napoli.

 

Produzione Elledieffe / NEST - Napoli Est Teatro / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale presenta
IL SINDACO DEL RIONE SANITA’
di Eduardo De Filippo
regia Mario Martone
con Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Daniela Ioia, Gianni Spezzano, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice
e con la partecipazione di Massimiliano Gallo
musiche originali Ralph P
scene Carmine Guarino
luci Cesare Accetta
costumi Giovanna Napolitano
regista collaboratore Giuseppe Miale Di Mauro
assistente scenografo Mauro Rea
capo elettricista Giuseppe Di Lorenzo
fotografie Mario Spada
manifesto Carmine Luino


Il rap di denuncia di Ralph P, seguito dal rumore netto e perforante di un colpo di pistola, ci introduce subito al centro della scena, dominata dall’appartamento lussuoso di Terzigno dal quale Antonio Barracano, il sindaco del Rione Sanità, esercita il proprio potere, supervisionando alle attività lecite ed illecite di Napoli ed assurgendo a figura paterna per un quartiere allo sbando - “Don Antonio è ‘o pate nuosto! Don Antonio ‘o pate e Napule” esclamerà uno dei fedeli accoliti del suo clan.

Sin dalla prima scena, a chi conosce il testo di Eduardo salteranno all’occhio le principali differenze con l’originale drammaturgia, grazie all’adattamento coraggioso e quanto mai riuscito di Martone, uno dei più rigorosi e autorevoli registi italiani. La prima è proprio l’ambientazione: tavoli e sedie trasparenti, divani in pelle e teli dorati, rottweiler ai lati del palco sapientemente illuminati ad evidenziare la funzione di simboli dello sfarzo e, quindi, del potere ci fanno pensare più a scene tipiche della serie “Gomorra”, piuttosto che al laurismo degli anni Cinquanta dominante nella versione originale. A condire questa scena ed a cancellare ogni raffronto, giubbotti di pelle, rap e canzoni di Maria Nazionale, cellulari e pistole.

La seconda è ancora più evidente: Antonio, il protagonista, non è il settantacinquenne alto e asciutto, dall’andatura regale descritto dal drammaturgo napoletano. Il Barracano di Martone è giovane, vigoroso e tatuato, si allena alla panca mentre accoglie i suoi ospiti, è diretto e di certo non elegante.

Il punto di fusione tra le due versioni è ravvisabile nell’intimità del personaggio, nella sua personalità controversa che lo fa oscillare perennemente tra ciò che universalmente viene riconosciuto come giusto dalla società e quello che, invece, è condivisibile secondo la sua morale. Antonio, seppur utilizzando armi e mani, nonostante il gergo poco pulito e l’aspetto da camorrista, rimane l’idealista eduardiano, quello che “vorrebbe il mondo meno tondo ed un po' più quadrato”, che viene ucciso per non fare uccidere e che si lascia morire per proteggere la sua famiglia da inutili e sanguinarie faide.

Martone in stato di grazia, supportato da un cast di indubbia qualità e professionalità, attualizza abilmente un autore ritenuto quasi sacro a Napoli, senza snaturarlo ma ricontestualizzandone le dinamiche, e porta in scena uno spettacolo affascinante e personale, che, pur ricalcando i principali cliché sulla città, visti e rivisti in tanti lavori televisivi, teatrali e cinematografici, se ne distacca per la dose di umanità dei personaggi e la completa assenza di giudizi o moralismi.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltrona 40 € (ridotto 32 €), palchi I e II ordine 32 € (ridotto 27 €), palchi III e IV ordine 25 € (ridotto 22 €), loggione 12 €. Le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 35 anni, agli adulti oltre 65 anni
Durata spettacolo: 1 ora e 50 minuti

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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