Il ritorno di Casanova - Teatro India (Roma)

Scritto da  Venerdì, 08 Dicembre 2017 

Dal 28 novembre al 10 dicembre al Teatro India, la Compagnia Lombardi-Tiezzi ci offre ancora una prova maiuscola con la messa in scena del capolavoro narrativo di Arthur Schnitzler, “Il ritorno di Casanova”. Giacomo Casanova, sfrontato e brillante avventuriero, è rappresentato in maniera inedita, alle soglie della vecchiaia, ormai ridotto sul lastrico, impaziente solo di tornare nella sua Venezia. Quando confida che il sogno stia finalmente per realizzarsi, le circostanze lo spingono a un’ultima sortita, sempre segnata da un'attrazione femminile a fare da forza centripeta, ma l’ultima sfida naufragherà nell’amara disillusione.

 

Produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi presenta
in collaborazione con Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze
IL RITORNO DI CASANOVA
di Arthur Schnitzler
traduzione, adattamento e regia Federico Tiezzi
con Sandro Lombardi (Giacomo Casanova) e Alessandro Marini (Sottotenente Lorenzi)
violoncello Dagmar Bathmann
percussioni Omar Cecchi e Niccolò Chisci

 

Casanova è giunto all’età di 53 anni e la vita gli appare già priva di senso. Più che per la corruzione del corpo, che pur lo atterrisce, egli si dispera per la stanchezza dell’animo, perché, come dice, “al gusto dell’avventura si è sostituita l’inquietudine della vecchiaia”; in ristrettezze economiche, alloggiato in una squallida locanda, cerca di portare a termine con scarso successo un pamphlet contro il detestato Voltaire. Il suo esilio dall’amata Venezia, dopo venticinque anni di lontananza, potrebbe aver termine grazie all’indulgenza del Consiglio dei Dieci, ma ben presto apprenderà che gli si chiede in cambio di diventare spia per la polizia della Serenissima, un prezzo da pagare per lui assai alto.

Un giorno incontra il vecchio amico Olivo che lo invita a svagarsi nella sua casa di campagna presso Mantova, ove troverà la moglie e le figlie di Olivo, e la giovane nipote Marcolina. Già prima di partire e senza neanche vederla, Marcolina diventa l’ossessione libidica di Casanova, la scommessa che lancia all’avverso destino, sentendosi già rivale del giovane sottotenente Lorenzi, che frequenta la ragazza. Al cospetto di Marcolina, però, si rende ben presto conto che non valgono a conquistarla né il suo sfoggio letterario, né la narrazione della straordinaria fuga dai Piombi, né le frequentazioni alle corti di Francia e San Pietroburgo. La giovane è erudita, ammira tanto Voltaire quanto lui lo aborrisce, è studiosa di alta matematica e lo tratta con la più assoluta indifferenza.

Casanova, non riuscendo a darsi per vinto, dopo aver spiato gli incontri segreti di Lorenzi con Marcolina, una notte si sostituisce a lui con l’inganno. Alla luce dell’alba però, dopo l’amplesso e un sogno denso d’inebrianti visioni, gusta il cocente sapore dell’umiliazione nello sguardo di ripugnanza di lei e fugge nudo coperto dal solo mantello: costretto a battersi con Lorenzi che lo attende in giardino, inaspettatamente ha la meglio e lo uccide. Entrambe le imprese, l’una d’alcova e l’altra di spada, vinte in maniera furfantesca e ingloriosa, gettano però una luce ancor più impietosa sul suo meschino presente e Casanova fugge affannosamente verso Venezia, dove finalmente spera di trovare la pace agognata.

“Il Ritorno di Casanova” compone con “Il pappagallo verde” e “La signorina Else”, un trittico della compagnia Lombardi-Tiezzi che testimonia il notevole percorso di rilettura e ricerca sugli scritti di Arthur Schnitzler, cantore della decadenza dell’Impero Austro-Ungarico. Casanova al suo tramonto ha, nel racconto, forse non casualmente, la stessa età dell’autore al tempo della stesura del testo, analogia che ci ricorda il tema del doppio e dell’esame introspettivo, temi cari alla poetica di Schnitzler. Scrittore, medico e drammaturgo, seppe interpretare il disagio della sua generazione e, con straordinario intuito artistico, fu uno dei primi autori, contemporaneo di Freud, ad introdurre in drammaturgia l’esposizione del pensiero dell’interiorità.

Lo spettacolo è incentrato sul conflitto interiore di un Casanova ormai al tramonto, il quale vede nel suo declino anche lo sgretolamento di quel mondo settecentesco in cui aveva vissuto e con il quale s’identificava, negli anni che precedono la Rivoluzione Francese. Pur consumando la mirabolante avventura della sua esistenza da eretico e indomito libertino, egli era, infatti, figlio del suo tempo. Visse con spericolatezza in un’epoca in cui la vita era un’opera d’arte e si poteva farne, con vera gioia, un capolavoro dei sensi (come scrisse Piero Chiara nell’introduzione alle famose Memoires), ma giudicò da codino la Rivoluzione Francese e la avversò.

La scenografia è elegantemente evocativa e minimalista, il palco è arredato con candelabri vuoti posti su piedistalli dal moderno design, in proscenio vi è un tavolo con due sedie in stile dell’epoca, mentre sul fondo trovano posto due xilofoni, la batteria e il violoncello, il cui suono ha il compito di sottolineare in maniera discreta, ma efficace, lo svolgersi dell’azione.

In scena due attori, Sandro Lombardi nel ruolo di Casanova e Alessandro Marini in quello del sottotenente Lorenzi. Casanova entra in scena ansimando, con passo malfermo, parlando tra sé e sé mentre una figura mascherata entra dall’altra parte del palco, avvolta in un mantello nero, e prende posto su una sedia, come suo contraltare silente e minaccioso. Dapprima sembra l’oscuro presagio della Morte, a volte il suo alter ego, talora l’ombra della sua giovinezza e solo verso la fine della pièce, liberatosi dal mantello, si rivela come il giovane ufficiale.

Alessandro Marini correttamente interpreta la figura del bellimbusto, giovane e prestante, in uno sgargiante costume verde ramarro. Sandro Lombardi, vestito di scuro e con un trucco pesante che esprime il decadimento del volto, si muove in scena dando al monologo una misurata dinamicità, mentre con naturalezza interpreta sentimenti che spaziano dall’elegia al sarcasmo, dalla sensualità all’angoscia, e tocca punte di vera raffinatezza quando sconfinano nella dolcezza sospirata del dialetto veneziano.

L’atmosfera è composta e leggermente tenebrosa, volutamente in contrasto con l’ardore del protagonista, il cui racconto in prima persona è un flusso ininterrotto di pensieri nascosti, colloqui con altri personaggi, abbandoni sensuali, in un tumulto di emozioni che avvince sino all’epilogo: quando finalmente sente l’inebriante odore di “nebbia, acqua marcia e frutta” che si sprigiona dalla laguna di Venezia, egli posa il capo su quell’ideale grembo materno e consolatorio e dorme un ristoratore “sonno senza sogni”.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21, 29 novembre ore 19, domenica ore 18, lunedì riposo
Biglietti: posto unico intero € 20, under 35 e over 65 €18, convenzioni €16, scuole e studenti €14
Durata spettacolo: 1 ora e 10 minuti

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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