Il ritorno a casa - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Enrico Vulpiani Martedì, 21 Gennaio 2014 

Dal 14 al 26 gennaio. Harold Pinter scrive "Il ritorno a casa" nel 1964: dramma caustico e feroce, forse il suo lavoro più cupo, racconta il microcosmo denso e soffocante dei vincoli familiari, prigioni aperte nelle quali si confondono ed alternano i ruoli di vittima e carnefice, le dinamiche viziose che conducono al dissolvimento dell’utopia del rifugio sicuro, minato da trappole di ipocrisia ed incomprensioni lasciate lievitare, con accortezza, nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Metastasio Stabile della Toscana - Spoleto56 Festival dei Due Mondi
presentato dal Teatro di Roma in collaborazione con Fondazione Romaeuropa
IL RITORNO A CASA
di Harold Pinter
regia Peter Stein
traduzione Alessandra Serra
scenografia Ferdinand Woegerbauer
costumi Anna Maria Heinreich
assistente alla regia Carlo Bellamio

Personaggi e interpreti:
Max - Paolo Graziosi
Lenny - Alessandro Averone
Sam - Elia Schilton
Joey - Rosario Lisma
Teddy - Andrea Nicolini
Ruth - Arianna Scommegna

 


Un anonimo, inglese, anni-Settanta salotto racchiude e nasconde i miserabili orrori di una maschile, misogina famiglia. Una convivenza che parrebbe insopportabile se non fosse ormai sedimentata nella viscosità del tempo e della convenienza. Max è un anziano padre padrone, violento e mellifluo. Vedovo da troppo tempo ma mai troppo presto per la libertà dell’anima della consorte, ha cresciuto degli inevitabili e banali mostri. Lenny è ozioso, meschinamente ruffiano, affascinato dai bei vestiti e dai guadagni facili. Joey è il fossile vivente dell’uomo di Neanderthal, che ha compromesso le già misere capacità cognitive attraverso la fallimentare pratica della noble art, la boxe. Vive con loro anche Sam, il fratello di Max, uomo mite e sconfitto che, costretto a vivere in quella casa, narcotizza il disgusto per i propri familiari attraverso i gesti precisi e metodici della propria professione di autista privato. Ricerca la bellezza nella cura della propria vettura, nell’accorta e sensibile gestione dei propri clienti.

 

Teddy, il primogenito, era riuscito ad evadere da quella palude, mettendo un oceano fra sè e loro, una cattedra di filosofia, una moglie e tre figli, fra sè e loro, ma l’attrazione del male è sempre più forte. Dopo sei anni Teddy sente il bisogno di tornare a casa, di rivedere il padre, di far conoscere la sua bella moglie alla famiglia, di affermare la propria acquisita superiorità. Arrivano di notte, la casa dorme, Ruth si aggira per il salotto, inquieta, sente di dover fuggire da quei mobili che la spiano, la soppesano. Presto sorgerà l’alba, sciogliendo, come neve, il pupazzo delle certezze del figliol prodigo.

 

Buongiorno Ruth! Donna, quindi prostituta! Come ti sei permesso di portarla in casa? … Perché non l’hai portata prima?!!! Fra un insulto e un ipocrita tentativo di riconciliazione inizia un'ambigua e reciproca fase di studio fra lei e gli uomini di quella casa. Teddy mente annebbiato dal suo invadente desiderio di autoaffermazione, ignora il mutare degli sguardi, degli eventi. Giunge il tempo di andar via, ma un ballo con la consorte al fratello non si può negare. E’ la miccia che accende l’occupazione morale della casa da parte di Ruth.

 

I fratelli “natiavuoto” e l’anziano padre, loro carnefice, s’impossessano di lei, lasciandosene soggiogare. La novella virago sale in cattedra, contratta, impone condizioni e nuove privazioni. Sam, anima pia, si consumerà dinanzi a tale perdizione, finendo agonizzante a terra, non prima di aver confessato al tiranneggiante fratello Max, non senza una malcelata soddisfazione, i ripetuti tradimenti della moglie con il suo più caro collega. Teddy, apparentemente rassegnato, forse sollevato, riparte da solo per un America che lo sguardo della moglie descriveva ben più desolata dell’eden che lui era tornato a recitare. Ruth, la padrona, ha dei nuovi schiavi.

 

Stein realizza una regia che sa mettere intelligentemente in evidenza le caratteristiche principali della “commedia della minaccia” pinteriana. Distingue la recitazione dei “mostri” attraverso dei toni acidi ed alienati, a suggerirne sia il sadismo, sia quel rimosso bisogno di sottomissione, come quando, minacciato di percosse, Lenny irriderà il padre giocando il ruolo del fanciullo sadomaso. Arianna Scommegna è una perfetta Ruth, oscura, impenetrabile, sembra nascondere e rielaborare un passato tormentato, occulta dietro un tono algido dei riverberi di un dolore mai sopito; educata dalla vita ad un fatale cinismo si adegua facilmente alla direzione del piano inclinato, alla convenienza delle circostanze, rendendosi, mal minore, carnefice. Degno di nota il lavoro attoriale di Rosario Lisma sul pugile Joey.

 

Nell’opera dell’autore l’intruso, rappresentato anche e soprattutto come la parte oscura dell’uomo, costituisce la forza imprevedibile e maligna dell’universo capace di fiaccare lentamente ma inesorabilmente la resistenza dell‘Io che, al fin sfinito, libererà le proprie pulsioni fra le braccia degli eventi. Come lo stesso Pinter amava citare: “La vita di ognuno di noi è sempre minacciata e incerta. Viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà!

 

 


Teatro Palladium - Piazza Bartolomeo Romano 8, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo
Durata spettacolo: 3 ore


Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

 

 

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