Il Ratto d'Europa - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 14 Maggio 2014 

Per un paio di settimane Roma e in particolare il fulcro nevralgico della sua anima teatrale, lo storico ma vitalissimo Teatro Argentina, è stata fatta oggetto di un'invasione tanto tumultuosa quanto pacifica: gli agenti, fiancheggiatori e simpatizzanti del Ratto, divertentissima mascotte dell'articolato progetto multiculturale orchestrato con inesauribile passione ed entusiasmo da Claudio Longhi, hanno portato in scena una drammaturgia collettiva e partecipata dalla profonda valenza civile; "Il Ratto d'Europa" ha rappresentato una preziosa occasione per interrogarsi sul significato della convivenza di popoli fortemente eterogenei sotto l'egida di un'unica bandiera, sulle radici ed il destino di un organismo politico, economico e sociale troppo spesso strumentalmente vilipeso ma invece imprescindibile per un futuro di pace e prosperità. Il tutto attraverso uno spettacolo trascinante, ironico e godibilissimo che ha coinvolto l'intera cittadinanza - finendo per incuriosire e galvanizzare anche persone decisamente lontane dall'identikit dei frequentatori abituali delle platee teatrali - salutato da una viva attenzione del pubblico, da calorosissimi applausi e da sold out a ripetizione, nonchè accompagnato da una serie di iniziative collaterali e laboratori con studenti liceali e universitari, centri anziani, istituzioni politiche ed attive nel sociale.

  

 

IL RATTO D’EUROPA - per un’archeologia dei saperi comunitari
ideazione e regia Claudio Longhi
con Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo
spazio scenico Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Tommaso Checchucci
immagini video Gianluca Latino
e con la partecipazione di: Gruppo da camera del Conservatorio “Santa Cecilia”, GlobalCrisis Rugby Club, Associazione Corale “Le Querce del Tasso”, Associazione D’Altrocanto…nonostante tutto, Corale Cantate Domino, Corale Polifonica “Città di Anzio”, Coro Franco Maria Saraceni degli Universitari di Roma, Coro Polifonico della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura.
Una coproduzione Teatro di Roma e Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Accademia Filarmonica Romana, Conservatorio “Santa Cecilia”
con il patrocinio di Parlamento Europeo, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

 

 

Una sfida avvincente quella lungo la quale accompagneremo i nove protagonisti di questa inconsueta epopea teatrale. Facciamo la loro conoscenza vedendoli assopirsi su altrettanti giacigli improvvisati in uno stanzone che ricorda una palestra, ciascuno tenendo stretto un bizzarro animale di peluche che ne simboleggia carattere e attitudine. Istantaneamente sono preda di un vortice di incubi che li conduce, tra continui flashback e flashforward, dalla genesi mitologica del concetto stesso di Europa (con il rapimento della principessa fenicia Europa da parte di Zeus sotto le sembianze di un candido toro e la violenza da quest'ultimo perpetrata ai suoi danni, portando al concepimento di Minosse, Radamanto e Sarpedonte, sovrani e sapienti legislatori che segneranno l'incipit della stirpe europea) alla drammatica crisi economica che funesta i giorni odierni; dai glaciali concetti di spread, Bond e BTP che infiammano però le piazze elleniche di violenza sanguinosa sino alle guerre combattute per becero interesse economico, desiderio di imporre il proprio credo religioso o avidità di supremazia politica lungo i millenni di storia che gravano sulle spalle del nostro martoriato continente europeo.


Il risveglio è inquieto e sbigottito ma ben presto si comprenderà il senso delle visioni oniriche. Un imponente Ratto blu cobalto sopraggiunge per rivelare ai nostre nove prodi, ed ignari, paladini che l'Europa così come la conosciamo è sul ciglio del baratro; solo loro, superando otto impegnative prove e soprattutto superando divisioni, differenze e contrasti insiti in questo organismo multietnico e multiculturale fortemente eterogeneo, potranno salvarlo dal pericolo incombente. Disorientati ma fortemente consci dell'essenzialità di portare a termine la missione, i nove agenti - 1 Malmö (Simone Tangolo), 2 Dubrovnik (Diana Manea), 3 Reims (Lino Guanciale), 4 Brașov (Simone Francia), 5 Pamplona (Donatella Allegro), 6 Moffat (Nicola Bortolotti), 7 Dresden (Eugenio Papalia), 8 Salzburg (Olimpia Greco) e 9 Praha (Michele Dell’Utri) - intraprendono quindi una trascinante avventura pop, una sorta di Giochi Senza Frontiere del nuovo millennio, con tanto di immortale leitmotiv musicale in sottofondo.


Il ratto d'EuropaPartendo da questa originale intuizione drammaturgica Longhi dipana un rutilante e dinamico susseguirsi di prove, giochi ed imprevisti: i nostri impavidi eroi dovranno confrontarsi con le loro divergenze linguistiche tra improbabili scioglilingua e misteriosi dialetti della novella Babele europea; ne verificheranno i confini quanto mai labili, imprecisi e suscettibili di ridefinizione; sarà richiesto loro di costruire e ripercorrere le chilometriche strade che sin dall'antichità ne collegano le più remote propaggini (e lo faranno invadendo la platea o inerpicandosi dai palchetti per sospendere dei cavi nel vuoto); si interrogheranno sul significato intrinseco del viaggio, dal Grand Tour affrontato dai giovani dell'aristocrazia europea del diciassettesimo secolo alle decisamente meno sofisticate tappe del convulso Interrail, fino all'opportunità formativa offerta dall'Erasmus; cercheranno di comprendere l'importanza dell'inclusione in un contesto sociale, politico ed economico in cui i flussi migratori devono essere concepiti come occasione di scambio ed arricchimento reciproco e non come pericolo da arginare a tutti i costi; passeranno in rassegna cinquanta delle innumerevoli guerre che hanno insanguinato le lande europee dall'era imperiale romana alle devastazioni dei conflitti mondiali; con sano scetticismo si domanderanno le modalità di attribuzione dei fondi comunitari europei, inestimabili risorse poste a nostra disposizione ma troppo spesso gestite con non sufficiente trasparenza o semplicemente lasciate colpevolmente inutilizzate; infine l'importanza basilare dello sport come elemento di coesione ed aggregazione.


Al termine di questo impervio cammino i nove agenti, da entità completamente disomogenee ed in contrasto - proprio come in molteplici occasioni è accaduto anche alle nazioni europee - scopriranno di essersi spontaneamente tramutati in una compagine compatta e solidale, pronta finanche ad affrontare l'improba sfida finale, un'acerrima partita a rugby contro i massicci pilastri della crisi economica globale (il "GlobalCrisis Rugby Club"). L'epilogo sarà quanto mai incerto ma ciò che realmente conta è la coscienza civile acquisita lungo il percorso, la stessa per cui tutti noi cittadini dovremmo batterci in prima persona per far sì che gli ideali di unione sovranazionale, accordo e partecipazione che dovrebbero cementare il continente europeo non rimangano utopiche chimere.


Questa roboante e coloratissima baraonda drammaturgica rifugge dal rischio, certamente in agguato visti gli argomenti affrontati, di percorrere territori eccessivamente didascalici grazie alla calibratissima direzione registica di Claudio Longhi, capace di dosare con grande equilibrio i passaggi più riflessivi condendoli con rigeneranti burrasche di saporito umorismo.


Davvero affascinante il contrappunto musicale offerto da un'orchestra da camera di talentuosi giovanissimi allievi del Conservatorio di S. Cecilia e da diverse compagini corali che si sono alternate nel corso delle due settimane di repliche (Associazione Corale “Le Querce del Tasso”, Associazione D’Altrocanto…nonostante tutto, Corale Cantate Domino, Corale Polifonica “Città di Anzio”, Coro Franco Maria Saraceni degli Universitari di Roma, Coro Polifonico della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura), così come di grande impatto visivo si rivela lo spazio scenico disegnato con dovizia di particolari da Marco Rossi ed impreziosito dalle videoproiezioni curate da Gianluca Latino, che alternano gli sconfortanti simboli della crisi che ci attanaglia ad immagini vivaci e spiritose, basilari per stemperare l'atmosfera e ben disporre il pubblico al recepimento del messaggio veicolato dalla pièce. Come non tributare poi una nota di merito anche ai variopinti costumi di Gianluca Sbicca, che identificano e caratterizzano i nove personaggi, rendendoli facilmente riconoscibili da parte dello spettatore e contribuendo a tratteggiarne la psicologia.


Instancabili, generosissimi ed evidentemente affiatati tutti i nove interpreti in scena, tra i quali segnaliamo l'entusiasmo contagioso e l'intensità di Eugenio Papalia, l'irresistibile umorismo guascone di Simone Francia, la travolgente ironia e autoironia di Simone Tangolo e l'eleganza carismatica di Lino Guanciale.


Unica sbavatura della messa in scena le interviste incastonate al centro dello spettacolo con ospiti del nostro panorama artistico-culturale coi quali interrogarsi su questioni di ordine sociale, politico e culturale: talora vagamente stiracchiate, con intervistati non particolarmente loquaci o fuori contesto, forse sarebbe opportuno sostituirle con una breve pausa che, nell'economia di un'opera della durata di oltre tre ore, gioverebbe senz'altro rinfrancando il pubblico.


"Il Ratto d'Europa" di Claudio Longhi è stato un progetto indubbiamente originale ed avvincente. Al di là della valenza artistica, pur pregevole, del risultato finale presentato sul palcoscenico del Teatro Argentina, la sua unicità risiede nella straordinaria capacità di coinvolgimento esercitata da questa compagnia così ricca di passione ed urgenza espressiva su una moltitudine di cittadini ormai irrecuperabilmente "rattizzati". In un'epoca di abbrutimento e disinteresse generalizzato come quella attraverso la quale ci troviamo a navigare, veder convergere attorno al teatro e a ideali di coesione e solidarietà diverse centinaia di persone comuni, non è certo affar da poco...

 

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo
Biglietti: poltrona intero 27€, ridotto 24€; palchi platea, I e II ordine intero 22€, ridotto 19€; palchi III, IV e V ordine intero 16€, ridotto 14€; loggione 12€
Durata spettacolo: 3 ore

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

 

 

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