Il ragazzo dell’ultimo banco - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Domenica, 21 Aprile 2019 

“Il ragazzo dell’ultimo banco”, andato in scena al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, è la prima rappresentazione italiana del testo firmato dallo spagnolo Juan Mayorga nel 2006, dal quale nel 2012 è stato anche tratto il film “Nella casa (Dans la maison)”, diretto da François Ozon. La regia dinamica di Jacopo Gassmann amplifica la lettura a più livelli dello spettacolo che ha ad oggetto il rapporto tra professore e allievo, in una sorta di capovolgimento dell’archetipo del “romanzo di formazione”. Si tratta di una produzione del Piccolo Teatro.

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano presenta
IL RAGAZZO DELL’ULTIMO BANCO
di Juan Mayorga, traduzione Antonella Caron
regia Jacopo Gassmann
scene Guido Buganza
costumi Giada Masi
luci Gianni Staropoli
movimenti Alessio Maria Romano
sound designer Lorenzo Danesin
video a cura di Stefano Teodori

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione):
Germán - Danilo Nigrelli
Juana - Mariángeles Torres
Claudio - Fabrizio Falco
Rafa - Alfonso De Vreese
Rafa Padre - Pierluigi Corallo
Ester - Pia Lanciotti

 

Come uno di quei fantastici ritratti che mostrano tutto e nascondono tanto, per esempio “La Gioconda” di Leonardo, “Il ragazzo dell'ultimo banco” sembra svelare tutto, ma in realtà nasconde domande insolute ed identità non rivelate.

La storia apparentemente semplice è quella della relazione tra uno studente delle superiori (Fabrizio Falco) e il suo insegnante (Danilo Nigrelli). Il professore di letteratura avverte la frustrazione di insegnare una materia così poco sentita ad allievi che non arrivano neanche ad esprimersi correttamente. Un po' pessimista, più dell'ignoranza dell'oggi ha orrore della catastrofe di domani. In questo deserto, solo quel ragazzo inquietante, taciturno e cupo che siede all'ultimo banco e non partecipa alla vita della classe, sembra capire il suo messaggio e la potenza della letteratura. In più, ha un vero talento per la scrittura al punto da ricercare la sua attenzione scrivendo temi “a puntate”. Ogni sua composizione, infatti, ha il fascino del non finito e termina con un enigmatico “continua” che tiene il professore in attesa.

La vicenda narrata in questi componimenti ha come oggetto la relazione tra lo scrivente ed un altro compagno della classe, tale Rafa, diverso per condizioni sociali, economiche e affettive. Lui infatti ha una famiglia, una bella casa, una bella mamma dal profumo borghese e un padre che gioca con lui. Il ragazzo dell'ultimo banco invece è stato abbandonato da sua madre e vive con un padre assente in una casa povera.

La relazione tra professore e allievo sconfina presto in una dinamica padre/figlio e ruota intorno al potere della parola e quindi della letteratura, ai suoi limiti etici, all'oscillazione tra realtà e fantasia. E ai suoi tecnicismi atti a stupire, a tenere il lettore in attesa. Manca però l'amore autentico. Tutto sembra nascere da un sentimento di rivalsa, di solitudine. C'è infatti qualcosa di insano in tutto questo, che non tarda a manifestarsi in “relazioni pericolose” tra il ragazzo e le due figure femminili.

La regia di Gassman restituisce le diverse possibilità interpretative del testo, grazie anche ad una scenografia mobile, con pareti scorrevoli a scomparsa, che creano ambienti ed atmosfere diverse. La scena in penombra sembra quasi interamente occupata da una lunghissima tavola rettangolare. Un estremo rappresenta lo spazio della scuola, l'altro quello privato del professore.

Ma questa distinzione netta si dissolve improvvisamente quando il fondo della scena si illumina, lasciando comparire spazi segreti, nuovi, inaspettati allo sguardo dello spettatore. Sono quelli che nascono dai temi del ragazzo dell'ultimo banco, e non si capisce se siano reali, nati dall'osservazione del ragazzo o irreali, nati dalle sue proiezioni, dalla sua solitudine a tratti rabbiosa.

Il tavolo stesso, a prima vista cosi massiccio, comincia a scivolare su binari invisibili verso il fondo, mentre il rapporto tra professore e allievo si trasforma lentamente. Come anche il concetto di arte, che secondo il professore deve illuminare il mondo, e che finisce invece col confonderlo. O la figura del padre di Rafa, inizialmente molto professionale ma che alla fine dello spettacolo incendierà, con rabbia infantile, la macchina del suo capo.

 

Piccolo Teatro Studio Melato - Via Rivoli 6, 20100 Milano
Per informazioni e prenotazioni: da lunedì a sabato 9.45-18.45; domenica 10-17 servizio telefonico allo 02/42411889
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 3 e 10 aprile, ore 15 e 20.30); domenica, ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 40 euro, balconata 32 euro
Durata spettacolo: 2 ore, senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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