Il quadro nero - Teatro dell'Arte (Milano)

Scritto da  Sabato, 17 Ottobre 2015 

Un momento in cui si può andare a teatro per provare emozioni sottili, indefinibili, che in un certo qual modo relazionano chi guarda con chi ha prodotto l’opera: il Teatro dell’Arte-Triennale di Milano ha offerto al pubblico dal 25 al 27 settembre questa preziosissima opportunità; si tratta di un film, proiettato sul palco del teatro che presenta un grande telo, tutto dedicato a "Il quadro nero - ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano". Lo ha ideato e realizzato il regista Roberto Andò e lo ha definito una 'video-opera per musica e film’, tanto che in effetti la musica pare uno dei protagonisti principali: è possente, tentacolare, penetrante e l’ha creata Marco Betta, che ha lavorato con Andò come un fratello siamese su questo progetto. Tutto è nato dalla totale ipnosi provata nel guardare con ammirazione un quadro di Renato Guttuso, ovvero proprio "La Vucciria", che mostra uno scorcio del mercato palermitano in cui si vende di tutto, dalla verdura alla frutta, al pesce, ai formaggi e alle uova.

 

Roberto Andò e Marco Betta
in un’opera corale ispirata a Renato Guttuso e Andrea Camilleri
IL QUADRO NERO
ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano
opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta
da Renato Guttuso e Andrea Camilleri
testo di Andrea Camilleri
con Francesco Scianna e Giulia Andò
e Ettore Calvaruso, Patrizia Dantona, Shain Farouzi, Paolo Federico, Oriana Guarino, Renato Lenzi, Onofrio Nuccio, Daniela Pupella, Salvatore Tarantino, Fulvio Tortorici
musica di Marco Betta
ideazione e regia di Roberto Andò
collaborazione alla regia di Luca Scarzella
fotografia di Roberto Barbierato e Gianni Carluccio
scenografia di Gianni Carluccio
costumi di Gianni Carluccio e Daniela Cernigliano
suono di Hubert Westkemper
montaggio di Vertov Milano
assistente al montaggio e compositing Michele Innocente
casting e aiuto regia Chiara Agnello
produzione esecutiva film Alfio Scuderi
commissione degli Archivi Guttuso e della Fondazione Teatro Massimo

 

La tela di Guttuso a cui è ispirato il film è luminosissima, piena di colori, con un manzo squartato poggiato a un muro e appeso a un chiodo sulla destra, con i pesci sul tavolo e il lungo muso del pesce-spada che pare un trofeo, tra gamberetti e altri prodotti ittici sulla sinistra, e in fondo le cassette di frutta e verdura. Ci sono anche figure umane, vestite come la gente comune in Sicilia, ritraendo sia chi al mercato ci lavorava sia quelli che ci andavano a fare la spesa. Il quadro intitolato "La Vucciria" fu dipinto nel 1974 ma Guttuso è nato nel 1911 e ha vissuto da artista sempre, iniziando a soli 13 anni a dedicarsi alla pittura, ispirato da un padre che si dilettava come acquarellista. Inoltre i genitori gli avevano trasmesso la passione civile e l’artista sarebbe stato conosciuto anche per il suo forte impegno sociale e politico. A 17 anni presentò la sua prima mostra, avendo già fatto bottega presso alcuni pittori locali. Divenne senatore per il PCI ai tempi di Enrico Berlinguer.

Un peccato che questo spettacolo, offerto dal CRT Centro Ricerche Teatrali, sia stato in scena solamente per pochi giorni, eppure il luogo è perfetto: ci sono la Triennale, dove si espongono mostre d’arte e di design, e il Teatro dell’Arte. Il poco pubblico presente il giorno in cui ho assistito a questo spettacolo davvero multimediale si è trovato davanti agli occhi sullo schermo una scena quasi identica al celebre quadro di Guttuso, con quello squarcio di realtà e di vita quotidiana in cui si celebra la vita, il cibo esposto, il mercato. I banchi sono puliti, il pesce viene spesso bagnato con un po’ d’acqua, ci sono tantissimi prodotti, e la macchina da presa è immobile. Stiamo a guardare ciò che si vedrebbe stando proprio davanti all’ingresso, osservando così anche le azioni dei commessi e dei clienti. Tutto però nel video è un po’ diverso non solo dal quadro ma dalla realtà: tutto si muove al rallentatore e manca la brillantezza dei colori, come se le tre lampadine appese a un filo senza lampadario non riuscissero a illuminare bene il tutto.

Entrano nel quadro alcuni uomini che sistemano le merci, altri che desiderano fare acquisti, mentre altri ancora sono lì a ridere fra loro. I colori poco vivaci danno l’impressione che il tutto sia stato davvero girato usando solo le luci troppo fioche delle lampadine. Così vera protagonista, fra il fermo-camera e i movimenti al rallentatore, risulta essere la musica di Marco Betta, così forte e intensa, dalle tonalità ispirate e contraddistinta da un forte senso di drammatizzazione. Eppure si direbbe che non succeda proprio nulla finché entra una donna, molto sobria e semplice. Finora c’erano stati solo maschi e adesso entra una seconda donna, poi un’altra e un’altra ancora: chi guarda la frutta, chi assaggia il formaggio, chi rifiuta il pesce, chi guarda l’uomo che taglia il bue appeso al chiodo. L’assenza assoluta di storia, come la musica ripetitiva e forte, inducono a una sorta di ipnosi soporifera. Movimenti lenti, tutto appare quasi immobile senza davvero esserlo.

Ma d’improvviso entra una donna giovane, che noi vediamo solo di spalle: si ferma di fronte a un uomo che la guarda e sorride ed ecco che tutto cambia. Tutti i colori, i colori di ogni singolo oggetto presente, acquisiscono una tonalità brillante e vivace mentre gli esseri umani restano immobili, colorandosi pure loro. E’ questo il momento di vita massima, si direbbe, di bellezza, di felicità ed è l’esatto istante che riproduce perfettamente il quadro di Guttuso. Dopo lunghi istanti l’uomo e la donna, sempre molto lentamente, si voltano e… guardano NOI, proprio negli occhi, o meglio dritto nella videocamera. Ci fissano e poi ci sorridono. C’è da sentire un brivido, è come se l’opera d’arte fosse viva e volesse farci sapere che non siamo solo noi a guardarla: pure lei può vedere noi. Dura solo pochi istanti, trascorsi i quali i due tornano nella posizione precedente, per poi muoversi separatamente: lui va verso il pesce e lei in fondo, verso il buio. Ma di colpo la luce si abbassa e la ragazza cade a terra, lui la vede, grida, la prende tra le braccia e, aiutato da altri, la porta fuori, tra gli sguardi della gente spaventata e stupita.

Scompaiono i colori brillanti, tutto torna in penombra. Una nebbia improvvisa cancella ogni immagine e infine, sempre lentamente, rivediamo l’ultima scena con in più le voci di sottofondo del mercato, della strada. Ma le cose vanno un po’ diversamente: proprio mentre entra la bella ragazza e l’uomo di fronte la vede, un ragazzo gli chiede se ha una sigaretta e l’uomo, gentilmente, si volta, gliela offre e l’accende mentre la ragazza prosegue e va oltre lui, verso la zona con la frutta e la verdura, in fondo. I due qui non si abbracciano ma almeno lei è viva. La videocamera finalmente smette di essere immobile e regala diversi primi piani, come per farci conoscere più da vicino i vari personaggi. Buio totale. Ancora stesso luogo ma stavolta tutto è in disordine, come fosse finito il mercato e di notte ancora non si fossero fatte le pulizie, tra i banchi devastati e le cassette rovesciate a terra. C’è tanta sporcizia, gatti e cani rovistano lentamente tra i rifiuti e gli avanzi.

Ci sono close-up lentissimi, lo sguardo del regista si avvicina pian piano verso il centro del mercato e la zoomata mostra che si muove qualcosa ma non si capisce cosa. C’è un senso di disfacimento, lampi e un buio che sommerge lentissimamente ogni cosa. Altro replay ma stavolta con soli primi piani e diversi punti di vista. Infine rivediamo la grande immagine del vero dipinto, bellissimo, pieno di vita, fermo immagine di un mondo scomparso. Perfetto!


Teatro dell’Arte - viale Alemagna 6, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 72434258, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16.00
Biglietti: € 15,00 / 10,00

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Rossella Tansini, Ufficio Stampa CRT Milano | Centro Ricerche Teatrali
Sul web: www.crtmilano.it - www.triennale.org

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