Il prete e la fanciulla - Teatro Lo Spazio (Roma)

Scritto da  Sabato, 28 Aprile 2018 

Una sofferta rinascita attraverso un'amicizia speciale, che riscatta il desiderio di spiritualità e di fede in qualcosa, garantisce un’evoluzione e racconta del perenne, quotidiano conflitto tra Vita e Morte, tra Razionale e Irrazionale, tra vita etica e vita estetica, tra l'Anima e il Fuoco. “Il prete e la fanciulla”, scritto, diretto e interpretato da Melania Fiore, un assolo che è in realtà un dialogo con la parte scissa del proprio Sé. Che quelle due Voci siano la Stessa Voce? Un incontro dai risvolti sorprendenti, un viaggio che cambierà profondamente la vita di entrambi.

 

RdF Teatro in collaborazione con Teatro Lo Spazio presenta
IL PRETE E LA FANCIULLA
Assolo a due voci
con Melania Fiore - Laura (Il Fuoco)
e Aldo E. Castellani - Don Carlo (L'anima)
scritto e diretto da Melania Fiore
da un'idea di Don Luigi Trapelli
disegno luci e fonica Alessio Pascale
direzione tecnica e grafica Riccardo Santini
video e suoni Enterprise Multimedia
scene e costumi Enza Gentile
foto di scena Nicoletta Deidonè
musiche The Animals, Iggy Pop, Patti Smith, Muse, Bob Dylan

 

Un'opera teatrale ispirata da un uomo di chiesa, da un prete, può apparire oggi come una forma di "propaganda fide", qualcosa che il Teatro - che si considera e si celebra come una "chiesa" laica - può guardare con circospezione se non addirittura con sospetto. Ovviamente il teatro italiano contemporaneo è ricco di testi spirituali: basterebbe citare il cattolicissimo Diego Fabbri, il religiosissimo Testori oppure il Vincenzo Di Mattia de I confessori per individuare una precisa parabola drammaturgica che segue questo filone religioso.

Se a questa considerazione si aggiunge il fatto che il Teatro alla fine del Nono secolo è rinato sulla base dell'ecclesiastico "Quem quaeritis" del monaco sangallese (Svizzera) Notker - per la storia in questione rimando al mio saggio pubblicato in Forum Italicum - e che i primi testi teatrali, le Laudi, sono opera di prelati e monaci (ad esempio Jacopone da Todi), c'è da riconsiderare l'apporto spirituale e la tematica religiosa come una struttura drammaturgica con salde fondamenta storiche.

Vero è che - di contraltare, per usare un eufemismo - si è sviluppata dai Misteri buffi fino al Pasolini del Vangelo secondo Matteo, Mamma Roma e La ricotta un'altra forma di religiosità depurata dalle esigenze originarie della drammaturgia ecclesiastica di diffusione della fede: si è aperta così la falda del dubbio e della ricerca interiore, del "contrasto" tra realtà sociale e slancio mistico.

Tra questi due estremi drammaturgici naviga il nuovo testo di Melania Fiore, che racconta la vicenda di una disperazione che ritrova la forza e il coraggio di vivere attraverso l'amicizia con un singolare prete - del quale si sente la voce dal confessionale ma che non appare come una presenza metafisica - in una chiesa di una qualunque periferia romana.

Più che di una redenzione dall'abbrutimento della droga e di una vita di periferia borderline priva di senso e significato, la vicenda raccontata da Melania Fiore è una storia di un'umanità ritrovata non solo in virtù dei messaggi che le giungono dalla bocca del prete, peraltro abbastanza tecnici, ma dalla volontà di una riscossa che nasce dall'interiorità, da una spiritualità covata dentro e che non era riuscita a trovare forma ed espressione per una serie di "contrasti sociali" che ne determinavano l'acquiescenza. E il silenzio.

L'interpretazione di Melania Fiore consegna al personaggio della fanciulla una toccante dimensione, strutturandola come una ricerca della luce che la fanciulla riesce a trovare nel momento in cui scopre che quel barlume di speranza non le proviene dall'esterno, ma è come un lumicino dell'anima che va alimentato di passione, slancio, ardore e apertura al mondo e agli altri. Così l'interpretazione fa brillare una vicenda apparentemente quotidiana che si illumina attraverso i toni popolari e gli sguardi carichi di espressività che a tratti fanno pensare ad Anna Magnani, per la sincerità e il carattere. Ricordo infatti la Magnani che legge poesie di Trilussa e che Melania Fiore cita inserendo nel suo testo il famoso poemetto dell'albero e del taglialegna. Una citazione appropriata che serve a riportare la parabola del testo in una dimensione laica, abbassando i toni programmatici del prete ad un livello di più sentito umanesimo.

 

Teatro Lo Spazio - via Locri 42/44, Roma (c/o Stazione Metro A San Giovanni)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/77076486 - 06/77204149
Orario spettacolo: lunedì 16 aprile, ore 21

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi
Sul web: www.teatrolospazio.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP