Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler - Manifatture Teatrali Milanesi (Milano)

Scritto da  Sabato, 20 Febbraio 2016 

Alla Cavallerizza delle Manifatture Teatrali Milanesi, ex-Teatro Litta, il pubblico si accomoda a semicerchio su seggiole sistemate ad hoc, con un chitarrista vestito di nero, camicia a fiori colorati, semi-sdraiato su una comodissima poltrona lunga di pelle nera reclinata. Per palco una parte di pavimento dell’ampio spazio, verso il fianco lungo del locale, coperta da teli e plastica, con vari barattoli aperti di colori e pennelli poggiati su un piano basso, quasi fossimo in uno studio d’artista. Anche il muro è coperto da teli grandi come pure da cartelli appesi a una certa altezza. Finalmente tutti si sono accomodati e si comincia, dopo che il protagonista ha chiacchierato con il pubblico più giovane e femminile che si ritrova a distanza ravvicinata. Il titolo è molto provocatorio, ecco "Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler".

 

Manifatture Teatrali Milanesi presenta
una produzione Idiot Savant / Ludwig
IL PIÙ GRANDE ARTISTA DEL MONDO DOPO ADOLF HITLER
dal romanzo omonimo di Massimiliano Parente
con Tano Mongelli, Filippo Renda e Beppe Salmetti
regia e drammaturgia di Filippo Renda
scene e costumi Eleonora Rossi
assistente alla regia Valeria de Santis
ufficio stampa Antonietta Magli
in scena una scultura originale dell’artista Francesco De Molfetta

 

Solo tre gli artisti in scena con un quasi monologhista, Filippo Renda, ben affiancato da Beppe Salmetti e dal musicista alla chitarra e canto, Tano Mongelli. Ottima squadra coadiuvata da alcune giovani ragazze alle luci, ai suoni e alle scene e costumi, tutte brave e visibili nella piccola sala. I sei cartelli appesi al muro recano scritte con nomi e qualifiche, come Michelle, segretaria da pompino; Sabina Fent, avvocato penalista ex moglie; Selvaggia, presentatrice Sky; Adele, impiegata Ong; Dr. Schickler Uber, neurologo; e Anna Coves, assistente personale. Tutti questi ‘altri’ personaggi sono mirabilmente interpretati da Beppe Salmetti, mentre a vestire i panni dell'artista maledetto è Filippo Renda, anche regista e drammaturgo che ha curato l'adattamento del romanzo omonimo, scritto da Massimiliano Parente, edito Mondadori e già alla sua seconda ristampa.

Il primo a cominciare sul serio è il giovane semi-sdraiato con la chitarra poggiata sul torace, accanto a lui un cartello come gli altri, ma poggiato su un inutile altoparlante ai suoi piedi, con su scritto Leo Masi, gallerista. Dice in un microfono: “Una scultura di 12 metri accanto al Colosseo, di Heil Mary, Madonna nuda con svastiche e un bambino impiccato. L’autore, Max Fontana, è un delinquente e andrebbe arrestato”. Il monologo di Filippo-Max parte con la spiegazione della sua blasfemia, spinta dalla provocazione. Il suo concetto è che Hitler è una pacchia e la sua è nazi-arte. Descrive una serie di assurdità esclamando “Io sono inquietante, amo essere inquietante” e bisogna dargli atto che sembra davvero un cretino esaltato come se ne vedono tanti, in giro, tutto sommato. Ma in più ha un certo fascino, faccia da schiaffi, capelli scuri e occhi intensi, sorriso aperto, bella voce e totalmente disinibito. Usa modi da provocatore, dice cose schifose che farebbero indignare ma parla con un tono che fa piuttosto ridere, come quando canta all’improvviso “A me piace scoreggiare…Fate largo all’avanguardia, siete un pubblico di merda… Vado controcorrente, sono un demente…”.

Non so cosa pensino le ragazze del pubblico e gli altri, a me viene in mente Lenny Bruce, come pure un giovanissimo Paolo Rossi che proprio a Milano, sui Navigli due o tre decenni fa, presentava ‘Chiamatemi Kowalski’, nome del personaggio interpretato da Marlon Brando nel dramma ‘Fronte del porto’, in cui blasfemia, parolacce e insulti si sprecavano. Per non parlare di un gigante dell’arte lombarda, Giovanni Testori, che con l’aiuto di un giovane e straordinario Franco Branciaroli, sconvolse il pubblico che lo vide in terra a smadonnare mentre moriva di malattia e solitudine, di freddo e abbandono sulla scalinata della Stazione Centrale, in uno spettacolo che la Chiesa volle definire ignobile scomunicando sia l’autore sia tutta la rappresentazione. Chissà come reagirebbe oggi di fronte a questa piccola Madonna nuda sulla cui pelle sono state disegnate tante piccole svastiche mentre il bambinello le sta dietro, impiccato. Questo mi fa pensare ai fantocci appesi in Porta Ticinese anni fa, che provocarono le reazioni di innumerevoli cittadini contro l’opera di Cattelan, che ci ha ricambiati donando alla città un colossale dito medio, subito esibito dall’allora sindaco Moratti prima in piazza Duomo poi in Piazza Affari. In breve, nulla di nuovo, qui stasera.

Ma Max Fontana non si ferma a Heil Mery. Non ottenendo il successo desiderato va a Parigi dove pensa di suicidarsi lanciandosi dalla Tour Eiffel, ma prima si fa un giro al Musée d’Orsay dove decide di calarsi le braghe e masturbarsi velocemente davanti a "L'origine du monde", il celebre quadro di Courbet raffigurante il sesso femminile. Lo vedono, lo fotografano e di colpo le sue immagini sono ovunque su internet, poi sui giornali e in un battibaleno Max diventa famoso. Riesce perfino a vendere un pacco gigante di pannolini femminili intrisi di tre litri di sangue di mestruo per duecentomila euro. Ormai è ricco, crede di potersi permettere tutto, il monologo e le figure di contorno si susseguono rivelando le cose orribili che il giovane ha fatto senza provare non solo alcun rimorso ma ridendoci sopra, convinto ormai che essere ‘il più grande artista dopo Adolf Hitler’ possa giustificarlo per qualsiasi cosa, perfino un delitto, che a suo dire è stato perfetto, nella sua follia. Già, ma pure lui è consapevole di soffrire di una forte sindrome ossessivo-compulsiva, è felicissimo oppure è depresso e triste, ama la gente oppure la odia. Un bravissimo Beppe Salmetti si traveste da ragazze di ogni genere usando solo ridicole parrucche, collane, camicette ed eccolo nel ruolo della segretaria, della ex moglie o della giornalista Sky, come pure del neurologo che lo ha in cura.

Poi Max Fontana, ormai in pieno delirio, rivela di aver ucciso Michelle, la sua segretaria colombiana, che… ma se vi capita di andare a teatro non posso togliervi la suspense, perché qui c’è anche il giallo del delitto presunto perfetto. C’è l’apologia del nazismo perché “Uno che uccide qualche persona è un criminale ma uno che ne uccide a milioni è un artista, Hitler voleva fare il pittore e se suo padre glielo ha impedito…” straparla il bel Max, cercando consenso nel pubblico e riuscendo a far davvero sorridere e perfino ridere parecchi spettatori. Vien da pensare che è spaventoso ridurre a una risata uno dei più terribili orrori compiuti in piena Europa meno di 80 anni fa, ma lo spettacolo continua e intriga. Filippo-Max lancia colore sul muro coi suoi pennelli in una specie di action painting ma il risultato fa un po’ schifo, come in realtà tutto ciò che fa Max, ma può diventare di tendenza quando se ne parla e qui i nostri critici hanno colto la palla al balzo per ribadire, come ha scritto il famoso Aldo Grasso parlando di Max Fontana, ‘distinguere un’opera d’arte da un’impostura: quanto è sottile la linea di confine che separa un artista geniale da un furbo truffatore?’’.

Il vero senso di questo show un po’ grottesco e semi-demenziale, fortemente sarcastico, profondamente irriverente ma capace anche di umorismo semplice e immediato, è la voglia di mettere in gioco una squadra di giovani artisti dotati di vero talento, che per far parlare di sé hanno capito che bisogna infrangere i confini e spararla grossa. Pochi sono però capaci di reggere a tale violenta proposta e loro ci sono riusciti, questi ‘Idiot Savant / Ludwig’ hanno raggiunto l’obiettivo di tenere incollati alle scomode sedie tutti quanti: chi perché sedotto dal protagonista, chi disgustato dai testi e curioso di vedere fin dove sarebbe arrivato, tutti però poco per volta intrigati da un gioco di specchi che fa scivolare in una serie di storie così assurde da poter essere vere, o quanto meno verosimili e quindi possibili, fino alla fine catartica per tutti quanti. La punizione del cattivo, l’amante di Martina, 12 anni, “L’unico amore della mia vita” che la ex moglie però ricorda a Max essere una scimmia, non sua figlia! Fontana indossa delle sneakers gialle traforate, blue jeans, una t-shirt nera con Batman davanti, giacchetta amaranto e i suoi occhi vivaci saettano qua e là, incantano le prime file, cercano la seduzione. L’ottengono.

Uccidere tutti, come quando si entra nella fase Hitler, è una ficata, dal punto di vista estetico. Posso dirlo perché sono un artista. Sono superficiale? Perché, i nazisti sono profondi?”. Con queste e altre battute si dipana la storia che si trasforma in thriller dove tutti scopriranno che la Homicide Box conteneva un cadavere… Ho a lungo riflettuto domandandomi se questo spettacolo andava denigrato etichettandolo come un bidone, che usa vecchi metodi di invettiva per far parlare di sé e nemmeno nel migliore dei modi ma, ripensandoci, ho capito che in realtà qui c’è decisamente qualcosa di diverso: l’infantilismo anche gioioso di chi si sente ai margini, che cerca disperatamente di emergere, che perde qualsiasi riferimento con la realtà perché la realtà lo ha già cancellato da tempo. Qui non si parla solo di madonne violate dalle svastiche, di Hitler, di arte o di omicidi singoli o di massa: si parla di giovani incapaci di inserirsi nella vita in modo coerente, incapaci di capire quale sia il loro ruolo e la loro identità autentica. Come quei ragazzi che hanno partecipato a film o fiction e poi sono finiti in galera o ammazzati in certe zone del nostro Paese, oppure come quelle provocazioni stupidamente trasformate in opere d’arte che altro non sono che l’emergere della ignorante cattiveria sia di chi fa, sia di chi paga certe operazioni. Ma tutti i giovani dovrebbero avere il diritto di sognare e di realizzare i propri sogni senza considerarsi per forza pazzi o criminali. Questi ‘Saggi idioti’ sono stati bravissimi e il pubblico li ha molto amati e applauditi.

 

Manifatture Teatrali Milanesi - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 10€ under25 e over65 8€

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Manifatture Teatrali Milanesi
Sul web: www.mtmteatro.it

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