Il Pellegrino - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Sabato, 08 Novembre 2014 

Grande prova per Massimo Wertmuller che dal 4 novembre porta in scena sul palco del Teatro Sette "Il Pellegrino" di Pierpaolo Palladino. Lo spettacolo, ambientato nella Roma del Papa Re, presenta molti elementi di attualità e di vicinanza alla realtà di oggi.

 

Teatro7 Srl presenta
IL PELLEGRINO
con Massimo Wertmuller
di Pierpaolo Palladino
regia Pierpaolo Palladino
musiche Pino Cangialosi
eseguite dal vivo da Pino Cangialosi (fagotto e percussioni) e Fabio Battistelli (clarinetto)
scene e costumi Alessia Sambrini
disegno luci Alessia Sambrini e Patrick Vitali

 

Sul palco spoglio c’è una sedia, che la magia scenica trasforma prima nella cassetta del cocchio, poi in un muretto dietro cui nascondersi, successivamente nella seggiola dell’osteria. Ad una lato, una valigia, da cui l’attore prende i pochi oggetti che gli permettono di evocare un qualche tratto caratteristico dei suoi personaggi. Infine due musicisti, che suonano dal vivo i brani ideati appositamente per lo spettacolo.

Per il resto c’è solamente lui, Massimo Wertmuller che, con l’ausilio delle sfumature della voce, di un’attenta mimica facciale, della curata gestualità e di una recitazione sicura e priva di sbavature, richiama sulle tavole del Teatro Sette i ventisei ruoli di cui si fa espressione. E così, sotto la guida certa di Pierpaolo Palladino, autore e regista della meravigliosa partitura che si disvela nelle pieghe de "Il Pellegrino", l’artista romano si cimenta in un monologo a più voci, piegato in qualche modo alle sue corde interpretative. Lo spettacolo ha debuttato il 4 novembre, fra gli applausi di un pubblico entusiasta per aver assistito ad un momento di vero teatro.

La vicenda racconta del vetturino Ninetto che, suo malgrado, si trova a fare da accompagnatore al conte Enrico, “il sor contino” nipote del Cardinale presso cui presta servizio, mandato a Roma per sfuggire ai rischi derivanti dalla sua simpatia per gli ideali di italianità e libertà conosciuti a Milano. L’ambientazione è quella della Restaurazione e la storia si dipana nell’ambito della Roma di Pio VII, il Papa Re, intorno agli anni venti del 1800. Il Pontefice, tutt’altro che contento delle idee liberali che seguono come un’eco la rivoluzione francese ed il bonapartismo, assolda mercenari tedeschi - gli zuavi - per reprimere ogni forma di insolenza. L’amore per Paolina Bonaparte porta troppo allo scoperto il conte Enrico che finirà per cacciarsi nei guai, trascinando con sé anche il buon Ninetto.

Quella narrata ne "Il Pellegrino" è una vicenda di amicizia, di furfanterie, di romanticismo, di ignoranza e di ataviche paure. Ma è anche una storia di valore civile per la critica alla passività che spesso accompagna il vivere comunitario. Lo stesso Ninetto compie un’importante presa di coscienza individuale, e fa una piccola rivoluzione uscendo dal proprio guscio per aiutare un uomo tanto diverso da lui, pur sapendo che questo porterà solo problemi. Il senso del testo è riassumibile nella frase pronunciata dal vetturino in apertura e chiusura di spettacolo: “Sì, sì lo so me l’hai sempre detto: a fasse l’affari propri se campa cent’anni. Ma mo’ io me chiedo, dimme ‘n po’, gli affari propri quali so?". Per il cocchiere è una ribellione personale, metafora di una più ampia rivolta culturale, che invita tutti a prendere parte attiva alla vita sociale. Il testo interpella ciascuno perché si liberi della propria passività, e lo invita a far sentire la propria voce all’interno del contesto in cui si muove.

Quella offerta dal Teatro Sette, è un’ottima occasione per lasciarsi affascinare da un poliedrico attore in grado di passare da un personaggio all’altro con quella grazia e quella disinvoltura che solo il costante lavoro di rifinitura sa offrire. Così Wertmuller non solo evoca, ma infonde vita a tanti uomini e donne della Roma dell’Ottocento, e dialogando con loro passa dall’interpretazione del Cardinale Caracciolo al conte Enrico - er sor contino alto, magro, moro, dal sorriso fisso sotto il cappello irriverente -, dal cocchiere Ninetto al sor Camillo, il gestore dell’osteria; dalla badante del vecchio zuavo all’affettato sacerdote che non esita a cedere le candele della chiesa pur di avere in cambio una fiaschetta di vino, dal barbone spagnolo al bulletto locale «Rombo di tuono». E poi, apre dei divertenti siparietti su spaccati della vita dell’epoca: fra i vetturini che attendono gli sviluppi della vicenda d’amore; fra i furfanti della combriccola composta dalla vecchia sdentata, dal figlio Tullio, dal nano e dal bambino che prende il furto come un gioco.

La poliedrica e sfaccettata prova di Massimo Wertmuller, che si muove fra i colori dei singoli dialetti con una semplicità disarmante, ha permesso di ricreare la magia degli angoli più poetici di Roma, di aprire uno spiraglio sugli anfratti pericolosi dell’epoca, di divertire con la sua romanità. Allo stesso tempo, ha consentito al pubblico di tornare a casa con un bagaglio di emozioni da poter accarezzare e di riflessioni da analizzare grazie ad un testo che, al suo interno, possiede una serie di messaggi come la critica all’ignavia, la ribellione alla passività, la diversità del genere umano che arricchisce la bellezza del Paese, l’amicizia fra uomini distanti fra loro per cultura e contesto sociale di riferimento.

Le musiche della pièce sono di Pino Cangialosi, in scena con fagotto e percussioni, affiancato da Fabio Battistelli al clarinetto. I costumi sono di Alessia Sambrini. In scena fino al 16 novembre.

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: intero € 22, ridotto € 16 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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