Il Paese dove non si muore mai - Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi (Roma)

Scritto da  Venerdì, 02 Maggio 2014 

Una mise en espace delle nuove leve della Scuola Silvio D’Amico che promettono bene, dosata con accuratezza tra lettura e interpretazione in una successione di quadri espositivi legati da un filo conduttore come gli stralci di racconti che rimettono insieme. Il testo è scabro, con alcuni accenni poetici ed una grande ironia: il racconto amaro con la delicatezza, il disincanto, una punta di rabbia di una giovinezza mancata, quella di una generazione vissuta nel socialismo. Originale il punto di vista: dalla parte delle ragazze e soprattutto delle ‘cattive ragazze’.

 

 

 

 

Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
in collaborazione con Occhio Blu Anna Cenerini Bova, Associazione Culturale Italo-Albanese
con il Patrocinio della Ambasciata della Repubblica di Albania In Italia presenta
IL PAESE DOVE NON SI MUORE MAI
di Ornela Vorpsi
reading a cura di Massimiliano Farau
interpreti Flaminia Cuzzoli, Vittoria Faro, Gloria Gulino, Valentina Ruggeri, Giulia Tomaselli

 

 


La serata unica dedicata al libro di racconti “Il Paese dove non si muore mai” di Ornela Vorpsi ritrae l’Albania degli Anni Settanta-Ottanta, decantata dall’apparato come il Paradiso, anzi l’anticamera dell’Eden: il socialismo preludio al comunismo. Quando il primo sarà sublimato nel secondo non ci sarà più bisogno di soldi per comprare quello di cui ognuno ha bisogno. Allora tutti potranno comprare allo stesso modo (evidentemente solo) quello di cui necessitano senza scelta: quello che viene ritenuto utile dalla propaganda. All’entusiasmo segue presto il sospetto di una cocente delusione da parte di una ragazza che subodora l’arcano.


L’Albania emerge da frammenti di storie che sembrano a tratti essere un’unica vicenda, o parti di uno stesso mosaico, sia in famiglia sia a scuola, come un’enorme macchina della quale i singoli sono solo ingranaggi forgiati da altri ad immagine e somiglianza di un presunto stato ideale deciso da pochi e imposto a tutti.


Il racconto è originale con cambi stilistici, in certi momenti crudo, in altri malinconico, senza mai perdere una vena d’ironia, quella che consente alle ragazze - soprattutto quelle giudicate cattive - di continuare a sognare. A poco a poco viene fuori una realtà di sangue e di violenza, nella quale a dispetto delle magnifiche sorti progressive del socialismo, imperano il maschilismo e un desiderio sessuale rapace da parte degli uomini, che rincorrono sogni di bellezze vuote e disponibili in un paese nel quale la bellezza è sinonimo di corruzione eppure è l’unica cosa desiderata.


Il testo racconta anche la grande illusione di un mondo perfetto che gli Albanesi credono di intravedere nelle cartoline italiane, per poi trovare una volta giunti in Italia un inferno peggiore, al quale quanto meno non sono preparati. L’iniziativa conferma l’impegno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” quale centro propulsivo da anni di una fitta rete di attività di scambio e cooperazione con molteplici realtà europee impegnate nella promozione e diffusione della cultura teatrale e delle nuove proposte delle giovani generazioni. In questa prospettiva, emerge una particolare attenzione alla cultura del Mediterraneo, in collaborazione con Occhio Blu Anna Cenerini Bova – Associazione Culturale Italo-Albanese e con il Patrocinio della Ambasciata della Repubblica di Albania.


Cinque giovani attrici neo-diplomate all’Accademia danno voce alle diverse età e alle complesse sfaccettature del personaggio Ornela, l’autrice, che racconta se stessa e si riflette nello specchio degli altri, frammentando e sfaccettando un sentire comune, tra rinuncia e slancio vitale. L’atmosfera è rossa come l’entusiasmo paranoico di una madre-partito, ossessivamente protettiva e guida feroce della retta via, improntata alla disciplina militare che filtra fino nelle pieghe dell’intimità per cui diventa reato guardare una cartolina di un paese capitalista o leggere un romanzo d’amore o le fiabe dei Fratelli Grimm che non sono forgiate dalla propaganda socialista. Si aprono le tende rosse e in un quadro rosso lacca come la violenza che colpisce i trasgressori e come il sangue del partigiano virtuoso che è irrealisticamente rosso si svolge la scena dove le cinque donne, bambine, ragazze, madri e nonne, ma anche insegnanti, a proprio modo cercano di resistere e sublimare la propria femminilità custodendo quel che riescono a nascondere; anche qualora si tratti dei femori di un figlio ucciso come traditore e quindi senza diritto di sepoltura, per aver osato dire che mentre l’inverno bussa alla porta non si trovano le patate al mercato. Una simile affermazione per il partito indica la volontà di seminare il panico tra il popolo.


Giocato sul bianco - che allude alla neve - il rosso della passione e del sangue già citato e il nero che appare l’elemento maschile e seduttivo, riproduce con nitore e pulizia di regia un testo ironico e drammatico in crescendo. Nel paese dove non si muore mai in realtà si muore molto, anzi troppo, quasi sempre ingiustamente. Gli uomini non pensano alla morte per sfuggire al dolore, ai campi di rieducazione - che si devono chiamare prigioni - perché non hanno abbastanza fantasia; semplicemente vengono uccisi. Le donne invece muoiono più spesso perché si uccidono soprattutto per amore o perché sono incinte, in un paese dove è proibito abortire ma si fa di tutto per rendere impossibile amarsi. Allora accade che scivolino nelle acque fredde del lago.


Al sottofondo di musiche albanesi fa da contrasto la canzone di Lucio Battisti che rappresenta l’evasione, la possibilità di amare, la voglia di libertà come per altre generazioni è stato il rock. Ad ogni adolescenza la propria musica, anche se spesso i sogni muoiono prima di essere realizzati. La madre e la figlia albanesi giunte in Italia dovranno capire che lo spirito di Battisti non abita più qui.

 

 


Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: prenotazione obbligatoria (fino ad esaurimento posti)
telefono 366/6815543 (attivo dal 14 aprile - ore 10.30-13.00 e 14.00-16.00)
Orario spettacolo: mercoledì 30 aprile ore 20.45

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Margherita Fusi
Sul web: www.accademiasilviodamico.it

 

 

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