Il nostro Enzo... ricordando Jannacci - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 16 Gennaio 2016 

Dal 7 al 10 gennaio, il Teatro Elfo Puccini di Milano ha ospitato Moni Ovadia che, accompagnato al piano dal maestro Alessandro Nidi, ha reso omaggio ad Enzo Jannacci, “il cantore dei poveri cristi”, e al mondo delle sue canzoni, riproposte in una veste inedita, sempre però tra malinconia, ironia e partecipazione. Lo spettacolo “Il nostro Enzo... ricordando Jannacci” ha debuttato al Festival Astiteatro il 2 luglio 2014, sempre con musica dal vivo, eseguita però dalla Filarmonica Toscanini.

 

Promo music presenta
IL NOSTRO ENZO... RICORDANDO JANNACCI
con Moni Ovadia e
Alessandro Nidi al pianoforte

 

La pièce è un omaggio a Enzo Jannacci, alla sua intelligenza, alla sua sensibilità, alle sue canzoni. Ma anche al dialetto, alla sua ricchezza di colori, odori e profumi.

Moni Ovadia apre lo spettacolo con la canzone “Vengo anch' io, no tu no”, del 1968; un tormentone orecchiabile e divertente che accontenta un pubblico alla ricerca di leggerezza, ma che in realtà nasconde una critica alla società, pronta, al contempo, ad uniformarsi e a ghettizzare il diverso. Subito dopo però, recita una poesia in siciliano stretto. Un impasto sonoro e musicale quasi incomprensibile in terra lombarda, ma che rende ed esalta la libertà che offre il dialetto, erroneamente considerato da molti sinonimo di ignoranza contrapposto alla lingua, simbolo di sapere.

Jannacci si fa cantore del dialetto milanese facendo parlare la sua povera gente, che canta, e nessuno ascolta, che muore, e nessuno vede. Attraverso le sue canzoni sfilano, sul palco dell'Elfo, tante facce della vecchia Milano, scomparsa ormai, tra poveri, prostitute, barboni, delinquenti, operai, soldati. C'è la Milano della guerra e della resistenza in “Sei minuti all'alba”, dove un partigiano va incontro alla fucilazione, o in “Senza de ti”, intrisa della tristezza del soldato che sopporta freddo, fame e isolamento con la sola speranza di ricevere la posta, la lettera dell'amata cui però non sa rispondere nulla se non “Io sono qui senza di te” mentre il dubbio che lei ceda ad un altro, gli stringe il cuore.

C'è la Milano della prostituzione, come in “T’ho compraa i calzett de seda (cun la riga nera)”, o in “M'han ciamàa” dove lui, infreddolito dalla pioggia e pieno di dolori, viene accompagnato dalla polizia a riconoscere la sua compagna prostituta uccisa brutalmente. E lui nega che sia lei, perché la sua memoria non venga infangata. Quella operaia nella canzone di Vincenzina, venuta dal sud nelle nebbie lombarde e che vuol bene alla fabbrica, ma non sa che la vita giù in fabbrica non c'è, se c'è, com'è. Quella dei barboni, “El portava i scarp del tennis”; dei poveri, che sognano una torta per i bambini nella dispensa, “Ti te sé no”. E poi ci sono i brani che mettono il sorriso, “L'Armando”, “Veronica”.

Colpisce la dignità che i personaggi di Jannacci mantengono, pur nella loro disperazione, e la capacità del dialetto di stemperare anche l'insulto. Moni Ovadia arricchisce lo spettacolo con commenti, annotazioni, ricordi e con quel modo tutto suo di far teatro. Può far battere i cuori dei nostalgici.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: intero € 30.50, martedì posto unico € 20, ridotto <25 anni - >65 anni € 16, ridotto 6-10 anni € 11.50, scuole € 12

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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