Il nome della rosa - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Venerdì, 10 Novembre 2017 

A un anno dalla scomparsa di Umberto Eco, che ha segnato indelebilmente la letteratura, la filosofia e la semiologia italiana, il drammaturgo e regista Stefano Massini, successore di Luca Ronconi alla guida del Piccolo Teatro di Milano, rende omaggio al grande scrittore adattando con una versione teatrale l'incredibile romanzo “Il nome della rosa”. In scena al Teatro Franco Parenti dal 2 al 12 novembre.

 

IL NOME DELLA ROSA
di Umberto Eco
versione teatrale di Stefano Massini
con (in ordine di apparizione) Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Renato Carpentieri, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni
regia Leo Muscato
scene Margherita Palli
costumi Silvia Aymonino
luci Alessandro Verazzi
musiche Daniele D’Angelo
video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii
assistente alla regia Alessandra De Angelis
assistente scenografa Alessandra Greco
assistente costumista Virginia Gentili
Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale presenta
in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù
e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni
con il sostegno di FIDEURAM

 

Questo fu in realtà il primo romanzo scritto dal saggista Eco, vincitore del Premio Strega l'anno dopo la pubblicazione del libro, avvenuta nel 1980; dall’opera fu tratto nel 1986 l’omonimo film di enorme successo, avente come protagonista un geniale Sean Connery, diretto da Jean-Jacques Annaud. Il libro fu un best-seller capace di coniugare il romanzo poliziesco con un'ambientazione medioevale e qui Leo Muscato ne dirige l’adattamento teatrale lavorando con ben tredici attori, capaci però di assumere il ruolo di molteplici personaggi, grazie anche ai costumi di Silvia Aymonino, al sapiente trucco e alla personale bravura degli interpreti.

Salgono sul palco del Teatro Franco Parenti, dal 2 al 12 novembre, nomi eccellenti del teatro italiano come Eugenio Allegri, nel doppio ruolo di Ubertino da Casale, francescano e Bernardo Gui, inquisitore domenicano. Ci sono poi Renato Carpentieri (Jorge da Burgos), Luigi Diberti (il vecchio Adso), Marco Gobetti (che interpreta Malachia da Hildesheim, il bibliotecario e Alinardo da Grottaferrata, monaco centenario) e Luca Lazzareschi (nel ruolo di Guglielmo da Baskerville). Ma il cast si avvale anche di Giovanni Anzaldo (il giovane Adso), Giulio Baraldi (Severino da Sant’Emmerano, l’erborista), Daniele Marmi (Bencio, copista), Mauro Parrinello (Berengario da Arundel, l’aiuto-bibliotecario), Alfonso Postiglione (Salvatore), Arianna Primavera (una ragazza), Franco Ravera (Remigio da Varagine, cellario) e Marco Zannoni (abate). Favolose la scenografia di Margherita Palli e le luci di Alessandro Verazzi, accompagnate dai video di Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii.

La storia inizia con l'apparizione del vecchio Adso, interpretato da Luigi Diberti, il quale ci accompagnerà apparendo più volte ai margini della scena, non solo come voce narrante ma anche come presenza reale, sebbene di fatto racconti eventi accaduti quando lui era un giovinetto e seguiva il suo mentore, Guglielmo da Baskerville. Ad agire sono quindi Giovanni Anzaldo e Luca Lazzareschi i quali interpretano rispettivamente il giovane Adso e il monaco inglese Guglielmo da Baskerville, il cui nome fa pensare inevitabilmente a uno dei romanzi in cui Sherlock Holmes indaga su “Il mastino dei Baskerville”. Non è un caso se Arthur Conan Doyle riecheggia in questo testo e forse anche grazie a questo confronto “Il nome della rosa” è stato tradotto in 47 lingue, venduto in tutto il mondo e ha inaugurato un nuovo stile di romanzo, quello del giallo gotico.

Saremo di fronte a sei omicidi e al tentativo di alcuni di insabbiare la verità, mentre altri provano con tutte le loro forze a scoprirla. Stefano Massini, apprezzato scrittore in Italia e all'estero, ha prodotto la drammaturgia di “The Lehman Trilogy” ed è considerato uno dei migliori autori teatrali contemporanei, mentre il regista Leo Muscato, che ha lavorato molto con lo Stabile di Torino, ha saputo riunire i numerosi livelli della scrittura, in cui ogni apparenza nasconde un altro sottolivello. La storia di fatto si svolge nell'arco di sette giorni, seguendo i riti liturgici dell'Abbazia medievale e, mentre il giovane Adso impara a comprendere quanto il frate francescano gli insegna, avvengono diversi fatti che permettono di intuire come tante questioni siano ben sepolte nei meandri di una Biblioteca alla quale l’ingresso è vietato, così come comprendiamo i desideri repressi di alcuni frati che bevono, non potendo facilmente soddisfare i loro sogni.

Ma giovani e vecchi sono tutti portatori di vari racconti, che si svolgono all'interno di una cappella, di una cucina, in un orribile ossario, alla mensa o nel luogo dove studiano gli scriba, lo Scriptorium. Siamo nel 1327, quando il monaco lascia scritte le sue memorie e si rivolge a un francescano che conosce il futuro: “Non sapevamo ancora a quali intrighi saremmo stati sottoposti, io e il mio maestro...” dice la figura di Adso dai capelli bianchi, tenendosi in disparte sul palco. Racconta che stava andando a un’ Abbazia che suscitava inquietudine. Splendida la scenografia con illimitate proiezioni che mostrano la struttura per metà in tubi innocenti e per metà in cartoni e tende che appaiono come fossero autentiche mura in mattoni, con tanto di scale in pietra e volte oscure. Tutto comincia con la richiesta di aiuto per risolvere il mistero della morte di un confratello trovato senza vita, all'aperto, dopo una notte fredda e nevosa.

Il capo dell'Abbazia non crede sia caduto incidentalmente, eppure nessuna finestra è stata trovata aperta né si riesce a credere che il poveretto si sia suicidato. Né l'uomo sospetta di alcuno per un possibile omicidio e aggiunge: “E' caduto da una torre, è stato vittima di qualcosa” e si teme la presenza di un fantasma assassino. Guglielmo accetta di fare luce sul fatto e gli viene concesso libero accesso ovunque, compreso l'ingresso alla Biblioteca, altrimenti vietata ai visitatori esterni. Fuori dal palco, il vecchio Adso recita intere pagine scritte con magnifica prosa da Umberto Eco, descrivendo con incredibili e affascinanti parole tutto quello che lui, Adso da giovane, vede nel luogo dove lo porta il suo maestro. Il ragazzo, quando si trova da solo, incontra Ubertino, secondo il quale il paradiso potrebbe essere l'inferno guardato dall'altra parte... Poi Venanzio viene trovato morto, ucciso e lasciato in una botte, imbrattato di sangue di maiale ma senza contusioni né ferite.

Il nuovo mistero suscita ulteriori indagini ma non si trovano tracce ed è nello Scriptorium, all'ingresso della Biblioteca dove lavorano i copisti che usano vari inchiostri per copiare i codici miniati, che si sofferma l'attenzione di Guglielmo, il quale nota che il lavoro deve svolgersi in silenzio, soprattutto senza che nessuno rida “perché le risate sono sinonimo del diavolo”, come afferma il loro supervisore. Guglielmo dissente e cerca di difendere il diritto dei giovani copisti a prendersi alcune pause in sana allegria ma ne ottiene una reazione rabbiosa e il diniego a entrare nei locali interni, dove avrebbe potuto leggere l'ultimo volume su cui stava lavorando il giovane, ucciso il giorno prima della consegna. C'è forse attinenza tra lo scritto e la sua morte? Ma se tutto era chiuso a chiave dall'interno e il giovane è morto all'esterno, chi può essere penetrato e fuggito? Esiste forse un passaggio segreto?

Si scopre che ci sono state discussioni a proposito della liceità del riso; pare che il monaco più vecchio, un ultracentenario, sappia qualcosa e Guglielmo lo va a trovare assieme al suo giovane assistente Adso. L'anziano rivela che la biblioteca in realtà è un labirinto enorme e confida il sistema per entrarci, ovvero attraverso l'ossario: spingendo le dita nelle orbite di un particolare teschio si aprono le porte che conducono all'interno, passando prima dallo Scriptorium. Proprio mentre vi si sta introducendo, dopo aver trovato un foglio di Venanzio, arriva un estraneo che ruba il foglio e pure il manoscritto, spaventando molto il ragazzo che però tenta l'inseguimento e arriva alle cucine, dove viene aggredito.

Ci saranno ancora incontri con frati, ragazze che appaiono dalla paglia, cose che nessuno si sarebbe aspettato, facendo cadere in tentazione e poi nel sublime peccato anche il giovane Adso ma, se davvero volete sapere tutto, venite a vedere questo spettacolo. Chi invece ha visto e si ricorda ancora bene il film, non pretenda che su un palco possano avvenire i miracoli! Esclusa la possibilità di avere un set cinematografico, questa soluzione è sicuramente interessante e molto ben costruita, specialmente grazie alla mole di attori di alto livello e a un testo che regala ogni volta che lo si legge un aspetto nuovo e diverso. Bello andare ad ascoltarlo e vedere, nel miglior modo possibile dal vivo, una rappresentazione come questa.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì e venerdì ore 20, mercoledì ore 19.30, giovedì ore 21, sabato ore 20.30,
domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: intero: Prime file biglietto unico 38€, I e II settore 30€, III settore 23.50€; Convenzioni (escluso prime file ) 21€; Over65/ under 26 (escluso prime file) 18€ + diritti di prevendita

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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