Il nipote di Rameau - Teatro dell'Elfo (Milano)

Scritto da  Serena Lietti Sabato, 02 Marzo 2013 

Dal 26 febbraio al 10 marzo. Dopo vent’anni di assenza dai teatri italiani Il nipote di Rameau, capolavoro satirico di Denis Diderot, torna sul palcoscenico con Silvio Orlando. Il protagonista è un musico fallito che sceglie la via del vizio e della dissolutezza, senza nulla concedere ad alcun principio morale. Un testo settecentesco che rivela una profonda contemporaneità, uno spettacolo divertente che lascia diversi spunti di riflessione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Produzione Cardellino srl presenta
IL NIPOTE DI RAMEAU
di Denis Diderot adattamento Edoardo Erba e Silvio Orlando
regia Silvio Orlando
scene Giancarlo Basili
costumi Giovanna Buzzi
Luca Testa (clavicembalista)
con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini

 

 

Il sipario si alza, Amerigo Fontani nelle vesti di Diderot ci accoglie e ci accompagna in un caffè francese del Settecento, tra giocatori di scacchi e note di clavicembalo. Qui, quasi fossimo noi stessi avventori, ci troviamo ad ascoltare una curiosa conversazione tra il filosofo illuminista e un musicista fallito. Sebbene l’ambientazione sia classica, con tanto di abbigliamento d’epoca e parrucche, e il testo resti fedele all’originale, l’attualità delle parole stringe un interessante legame con il nostro tempo e ci coinvolge come uomini e come cittadini. Non c’è solo l’espressione dell’eterno scontro tra virtù e vizio, tra considerazioni materiali e riflessioni intellettuali, ma troviamo anche riferimenti ad alcune discutibili condotte di politici e potenti che ci sono drammaticamente familiari.
Silvio Orlando cura la regia dello spettacolo e veste perfettamente i panni del protagonista, di cui esalta l’aspetto grottesco giocando con postura e mimica facciale. Il nipote di Rameau è un personaggio dalle svariate “qualità” negative: amorale nel suo ignorare la profonda differenza tra bene e male, perverso nella sua ammirazione per i delinquenti più capaci di lui, vile nel suo voler trovare qualcuno da adulare, vuoto nel suo individuare la felicità nel denaro e sconfortante nell’assenza di un’evoluzione interiore. Ma alla via del vizio e del servilismo si contrappone il pensiero di Diderot, emblema di una condotta pienamente illuminata, cittadino lontano dall’assoggettamento ai potenti e pronto ad assumere su di sé la responsabilità di una vita privata e pubblica all’insegna di saldi principi morali. Tuttavia nell’aria resta una domanda: la filosofia non rischia spesso di allontanarsi troppo dalla realtà concreta?
La scenografia restituisce bene l’atmosfera del tempo, in modo delicato e puntuale. Interessante è il gioco di luci che permette il passaggio dallo svolgersi degli avvenimenti alle riflessioni personali di Diderot, gettando quest’ultimo in primo piano e creando sul resto una parentesi buia in cui la vicenda continua muta il suo corso, per poi tornare senza interruzioni sotto i riflettori della nostra attenzione. Altrettanto riusciti e inseriti armonicamente nella rappresentazione sono i ricordi, attualizzati in scena dagli stessi attori in un abile miscuglio di narrazione e azione.
Uno spettacolo interessante che trasforma una conversazione su vita, arte, etica e politica in un dinamismo scenico in grado di divertire e far riflettere.

 

 

Teatro Elfo Puccini (sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 15.30
Biglietti: intero euro 30.50, martedì biglietto unico euro 20, ridotto<25 anni e >60 anni euro 16, gruppi scuola euro 12
Durata: 80 minuti senza intervallo

 


Articolo di Serena Lietti
Grazie a: Barbara Caldarini, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

 

 

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