Il nipote di Rameau - Piccolo Eliseo Patroni Griffi (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Giovedì, 24 Novembre 2011 
Il nipote di Rameau

Dal 22 novembre al 4 dicembre. Un’operazione ardita e raffinata restituisce a teatro tutto il sapore letterario del testo, con riccioli intellettualistici e vezzi da salotto, narrato più che recitato. Gli attori sono ad un tempo il personaggio e il narratore che racconta la scena, fissa e accomodata. La filosofia discute con il buon senso o cattivo, che dir si voglia, becero forse eppure tanto diffuso. Un testo di sottile attualità che riproduce la dialettica tradizionale tra virtù e vizi. La scommessa è: da che parte sta la felicità?

 

 

Produzione Cardellino srl presenta

Silvio Orlando in

IL NIPOTE DI RAMEAU

di Denis Diderot

adattamento Edoardo Erba e Silvio Orlando

con Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini

clavicembalista Simone Gullì

scene Giancarlo Basili

costumi Giovanna Buzzi

regia Silvio Orlando

 

Una nota olfattiva di incenso ci introduce alla scena di un lezioso Settecento. Una scelta insolita far precedere dal profumo tipico delle chiese il secolo dei lumi. Così Silvio Orlando - in scena al Piccolo Eliseo di Roma dal 22 novembre al 4 dicembre - ci introduce a "Il nipote di Rameau", al quale Denis Diderot lavorò tra il 1762 e il 1773. Si tratta di un dialogo satirico nel quale vengono discusse questioni di etica ed estetica, attraverso il dialogo dei due personaggi designati con i pronomi io e lui, ovvero l'autore, quasi un’allegoria durante lo spettacolo – che solo alla fine rivela il suo nome -  e Jean-François Rameau, nipote del famoso musicista Jean-Philippe Rameau. Da una parte sta la filosofia con i suoi ragionamenti e l’insegnamento della virtù; dall’altra il “fannullone, libertino e superficiale”, come si autodefinisce, uomo di ‘buon’ senso.

Qui il Settecento non è quello dei salotti letterari e della nobiltà che volge verso la propria fine, ma il secolo delle bettole e dei caffè dove si agitano gli animi preparandosi alla rivoluzione. Protagonista è il nipote del compositore che di nobile conserva solo il cognome. In realtà è un fallito che afferma che “i soldi sono tutto e il resto è niente”. E ancora “tutto è vanità”, ribaltando in modo irriverente una citazione del Qoelet. Rameau sostiene che la virtù arreca fastidio agli altri e quindi non è una cosa buona perché genera l’ammirazione, che è un sentimento difficile, che annoia e suscita gelosia. Sono i piaceri quelli di cui il nipote va in cerca, le gioie più basse e banali, non certo il gusto dell’intelletto e del buon vivere. Con un certo ardimento evidenzia che nel male ci vuole eccellenza perché un delinquente comune è disprezzato, mentre l’ingannatore professionista è un mito, diremmo con il linguaggio contemporaneo. Solo che al nostro protagonista non riesce quest’ascesa e finisce per essere un mediocre. Anche il figlio che chiama in scena e per il quale spera abbia ereditato la ‘molecola’ paterna – la pigrizia e il lassismo del ragazzo promettono bene (anzi male) – è solo un fantoccio. Una scelta provocatoria o allusiva?

Silvio Orlando, con la collaborazione di Edoardo Erba, riflette sul ruolo dell'intellettuale nel mondo moderno, sulla sua presunta autonomia e incorruttibilità, trasferendo la vicenda ai giorni nostri, al di là dei costumi che fanno da ornamento. Così pure il clavicembalo resta in disparte a sottolineare la composizione di successo di Rameau e lo strimpellare del nipote che si improvvisa persino insegnante di musica, per estorcere un po’ di denaro ad una fanciulla svogliata. Eppure almeno della musica è buon conoscitore e non avrebbe bisogno – come gli suggerisce il filosofo – di ricorrere a questi mezzucci. E’ che quando ci si abitua all’abito dell’inganno, sembra non se ne possa fare a meno. In fondo la vita di Jean-François è la confutazione del suo stesso credo: la felicità è nel vizio, porta del piacere. In scena emerge la veste di Silvio Orlando caratterista - mentre il cinema gli restituisce la complessità dell’uomo più agevolmente – con l’affiorare della sua napoletaneità. In tal senso afferma che ogni uomo, meglio diremmo carattere, ha la propria posizione tipica, l’atteggiarsi del corpo, e scivola di tanto in tanto verso la volgarità, così come l’attore.

 

Piccolo Eliseo Patroni Griffi - via Nazionale 183, 00184 Roma        

Per informazioni: telefono botteghino 06/4882114 | 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20,45, sabato ore 16,30 e 20,45, mercoledì e domenica ore 17, lunedì riposo

Biglietti: poltronissima 22 euro – poltrona 16 euro

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Sul web: www.teatroeliseo.it

 

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