Il miracolo di Don Ciccillo - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Venerdì, 04 Marzo 2011 
Il miracolo di Don Ciccillo

Dal 15 febbraio al 6 marzo. Carlo Buccirosso ritorna sul prestigioso palcoscenico del Sala Umberto, dopo il vero e proprio tripudio di consensi mietuto nelle scorse stagioni teatrali dal musical “I Compromessi Sposi”, con la nuova irresistibile commedia “Il miracolo di Don Ciccillo”: la tradizione popolare napoletana, rinvigorita dalla modernità di un testo drammaturgico magistralmente orchestrato e ricco di un intenso dinamismo ed effervescenti trovate ad effetto, rivive nelle esilaranti vicende di Alberto Pisapia, squattrinato ristoratore in preda ad un devastante esaurimento nervoso causato dallo stillicidio delle cartelle esattoriali che lo tormentano e da una famiglia di bizzarri parenti-serpenti, capitanati da una suocera inflessibile e maligna.

 

Diana Or.i.s Produzioni presenta

IL MIRACOLO DI DON CICCILLO

di Carlo Buccirosso

con Carlo Buccirosso (Alberto Pisapia), Valentina Stella (Valeria Vitiello), Gianni Parisi (l’avvocato Ernesto Pisapia), Gino Monteleone (Don Ciccillo, il dottor Cinquegrana), Graziella Marina (Tata Titina), Claudiafederica Petrella (l’infermiera Angela), Tilde De Spirito (la Suocera), Davide Marotta (il Piccolo Postino), Sergio D’Auria (Vincenzo), Giordano Bassetti (Matteo)

regia di Carlo Buccirosso

musiche Patrizio Trampetti

costumi Zaira De Vincentiis

scene Gilda Cerullo

disegno luci Francesco Adinolfi

aiuto regia Martina Parisi

 

In un elegante appartamento dell’alta borghesia partenopea da giorni ormai regnano solamente apprensione ed inquietudine: il padrone di casa Alberto Pisapia giace immobile nel suo letto, travolto dalla continua alternanza tra apatica spossatezza ed isterica nevrosi, uno stato di alienazione mentale scaturito da una progressiva debacle economica, dal rapporto ormai in crisi con l’esuberante e sanguigna moglie Valeria Vitiello e da un sostanzioso contorno di parenti meschini, invadenti ed approfittatori che sembrano gioire delle sue disgrazie. In particolare i suoi incubi più allucinanti sono le cartelle esattoriali, implacabilmente recapitate ormai pressoché quotidianamente da uno strampalato postino in miniatura, e la maligna ed onnipresente suocera Clementina che, nonostante il suo ruolo di funzionario dell’Equitalia, non ha mai mosso un dito per tutelare gli interessi della sua famiglia e cercare di alleviarne le difficoltà economiche. Proprio contro il piccolo messaggero di nefaste notizie e balzelli si scatenerà dapprima l’ira del nostro tribolato protagonista scagliandogli violentemente in testa un prezioso vaso di ceramica; il suo vero obiettivo è però l’odiatissima suocera che tenterà, invano, di eliminare con innumerevoli stratagemmi (un abat-jour lanciata violentemente dal balcone, tentativi di strangolamento con i cordami dei barocchi tendaggi del salotto, la minaccia di una pistola che si rivelerà poi essere un innocuo giocattolo) scatenando rocamboleschi e spassosissimi colpi di scena.

Una vera e propria baraonda di sorprese e imprevedibili battibecchi coinvolgeranno non solo il povero Alberto e la suocera Clementina sua acerrima nemica, ma anche tutti gli altri numerosi personaggi coinvolti in questo vorticoso intreccio narrativo: dalla moglie Valeria, verace e passionale cantante che dai fasti raggiunti negli anni Ottanta è precipitata in un pressoché totale anonimato ad Ernesto Pisapia, fratello di Alberto, suo avvocato e truffaldino socio in affari, nonché amante – neanche troppo segretamente – della fascinosa Valeria, dai due figli dei coniugi Pisapia, il disoccupato, impetuoso e scapestrato Vincenzo ed il razionale, compassato e laureato in chimica Matteo, alla devota ed affettuosa domestica Titina letteralmente drogata ed ossessionata dalla camomilla, dalla sensuale e premurosa infermiera Angela fino al dottor Cinquegrana e al sacerdote Don Ciccillo, costantemente confusi tra loro nel buffissimo delirio di persecuzione di cui il protagonista è ormai preda.

Per  uscire da questa intricata situazione, scampando alla punizione della legge per i tentati “suocericidi” e ai debiti sempre più pressanti, ponendo fine alle liason clandestine e ai sordidi tradimenti nati in seno a questo disastrato nucleo familiare, l’unica via di fuga sarà quella di riscoprire la genuina semplicità del sentimento d’amore che lega Alberto e Valeria, una complicità ritrovata che sarà suggellata dall’emozionante canzone d’amore “Pe’ te” (scritta appositamente per lo spettacolo da Bruno Lanza, ma ideata dallo stesso Buccirosso), interpretata con straordinario trasporto emotivo dalla sposa pentita e desiderosa di un riavvicinamento. Un finale dunque molto intenso e commovente per la pièce che, dopo le innumerevoli risate regalateci nel corso della serata, spalanca il cuore degli spettatori e svela un’altra delle molteplici sfaccettature dell’affascinante universo teatrale di Carlo Buccirosso.

Il pregio più evidente di questa accattivante commedia corale risiede senza dubbio nella qualità del testo drammaturgico, assolutamente degno della più sofisticata tradizione autorale de filippiania e scarpettiana: Buccirosso alterna con sapiente maestria i diversi registri narrativi, passando con altrettanta efficacia da sferzate di pungente e saporita ironia ad istanti maggiormente riflessivi e romantici, dalle rocambolesche disavventure tipiche della commedia napoletana tradizionale ad atmosfere e ritmi più vicini al gusto delle platee teatrali moderne. Minuziosa è la sua direzione registica e collaudati alla perfezione appaiono i meccanismi di interazione nella numerosa compagnia di attori tra loro perfettamente affiatati; decisamente trascinante è poi la sua interpretazione di Alberto Pisapia, protagonista indiscusso delle vicende raccontate e costantemente in scena per le oltre due ore di rappresentazione, mantenendo una vibrante tensione emotiva ed una brillantezza comica veramente stupefacenti.

Non da meno anche gli altri attori in scena tra cui ci piace rivolgere un particolare applauso a Valentina Stella, cantante neomelodica amatissima a Napoli e dintorni, che scopriamo in quest’occasione essere del tutto convincente anche nelle vesti di attrice, plasmando il personaggio di Valeria con energico carisma e una passionalità mediterranea che conquista senza riserve. Irresistibili infine anche Tilde De Spirito nei panni della perfida ed insensibile suocera Clementina e Davide Marotta (il mitico Ciribiribì di un intramontabile spot Kodak) in quelli del mini-postino astuto ed implacabile.

Veramente curatissimo ed elegante l’allestimento scenico con cui “Il miracolo di Don Ciccillo” prende vita sul palcoscenico del Sala Umberto: le scenografie realizzate da Gilda Cerullo si avvalgono di un palcoscenico rotante che consente di rappresentare con dovizia di mobilio, suppellettili e dettagli decorativi due ambienti di casa Pisapia, camera da letto e salotto; di gran gusto infine anche i costumi di Zaira De Vincentiis e il disegno luci progettato da Francesco Adinolfi.

Uno spettacolo assolutamente da non perdere, per gli amanti del teatro “di una volta”, in cui l’ironia, il sentimento e l’arguto umorismo sono gli indiscussi protagonisti. Due ore di risate e rigenerante spensieratezza per evadere dalla routine quotidiana e uscire da teatro con animo positivo e leggero.

 

Teatro Sala Umberto – via della Mercede 50, 00187 Roma

Per informazioni e prenotazioni: 06/6794753

Orario botteghino: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19, domenica dalle 14 alle 17

Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, secondo mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17.30 e 21, lunedì riposo

Biglietti: poltronissima €30, poltrona €25, galleria €20

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa SVS

Sul web: www.salaumberto.com

 

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