Il mio testimone di nozze - Teatro Brancaccino (Roma)

Scritto da  Sabato, 18 Ottobre 2014 

Dal 9 al 26 ottobre. L’allestimento della commedia “Il mio testimone di nozze” può affermarsi pienamente riuscito sia per la scelta del copione, che degli attori brillanti, della scenografia divertente, dello stile realistico. La chiave dominante è quella comica: i quattro protagonisti, due coppie Lili-Benny e Thomas-Elynea, si muovono sulla scena con spigliatezza ed umorismo, nonchè con piena padronanza della sceneggiatura di questa commedia francese di Jean-Luc-Lemoine, per l’occasione rivisitata dall'adattamento e regia di Pino Quartullo.

 

IL MIO TESTIMONE DI NOZZE
una commedia di Jean-Luc-Lemoine
traduzione di Giulia Serafini
con (in ordine alfabetico) Alberto Bognanni (Thomas), Marco Fiorini (Benny), Siddharta Prestinari (Lili), Monica Volpe (Elynea)
regia e adattamento di Pino Quartullo
disegni e scenografia Marco Raparelli
costumi Rosalia Guzzo

Siamo in prossimità delle nozze di Lili e Benny, e alleggia nella casa degli sposi un particolare nervosismo, una palpabile agitazione. Per caso per “un cosciotto di pollo carbonizzato? Per la penuria di altri piatti preparati? Per una cena non imbastita per l’occasione?”. Tutt’altro invece: il motivo del contendere è rappresentato dalla venuta di un vecchio amico di Benny, Thomas, con cui si erano persi i contatti e che per l’evento viene rintracciato ed invitato a partecipare al matrimonio come testimone di nozze, nonostante l’intolleranza della futura sposa per passate ruggini mai superate e dissolte.

Arriva finalmente l’ospite d’onore Thomas, un pò americaneggiante, giubbino di pelle, con un ciondolo da hippie, lo stile di chi non vuole perdere la propria spregiudicatezza giovanile, con l'irrequietezza nei rapporti sentimentali e l'inaffidabilità nei rapporti amicali che ne conseguono. A rimarcare questo stile incorreggibile è la futura sposa Lili che non esita un momento a destinare a Thomas battute ironiche, unendosi in alcuni casi a lui, come quando nota il design della casa dipinta, tratteggiata in bianco e nero dallo sposo Benny, disegnatore e sognatore, immerso nel suo lavoro quasi a confondersi con i pupazzetti da lui creati. Benny bonariamente minimizza con toni scherzosi questi commenti, testimoniando in questo modo la mancanza di consapevolezza di un’impostazione di vita monotona, nascosta, mascherata tra le sagome, tra i disegni realizzati con i colori netti del bianco e nero senza sfumature intermedie, ombre.

Differente è la vita dell’amico Thomas ancora dissoluta, confusionaria, vagabonda e costellata da relazioni fugaci intraprese grazie al suo fascino, che colpisce giovani vittime come la sua fidanzata Elynea, "un nome tutto un programma”, come commenta Lili, che inizia con la giovane ragazza un divertente scambio di complimenti ironici sul modo di esprimersi di entrambe: un linguaggio antico impostato “tipico da segretaria e da vecchia” (commenta Elynea); l’altro un linguaggio più moderno composto di acronimi, di abbreviazioni, sigle (sottolinea Lili). E’ sufficiente ascoltare il dialogo dei protagonisti per essere coinvolti immediatamente in risate autentiche e spassose, come quando Elynea chiede a Benny a quale nome corrisponda questo diminutivo: tale nome è Benedetto, associato paradossalmente al cognome Dalla Chiesa, adatto maggiormente alla chiesa che ai disegni.

Il passato di Thomas, Benny e Lili, ha ancora il passo sospeso nel primo atto, forse preludio di un accennato melodramma sentimentale nel conflitto tra i destini che si incrociano. Lo spaccato che si propone al pubblico divertito, che sarà pienamente sviscerato nel secondo atto, è quello di un sentimento inappagato di Thomas nei confronti di Lili, vissuto passionalmente in maniera clandestina senza che Benny potesse sospettarne, nonostante degli impercettibili segnali come i capelli corti a cui per un periodo si era convertita improvvisamente Lili.

Da questo momento il pubblico si trova ad assistere al dissidio tra l' apparente cammino felice intrapreso dalla coppia, in procinto di coronare la propria unione, ed un sentimento sommerso che condiziona la scelta verso un’empatia decisionale. Si può vivere falsando, manipolando i nostri reali sentimenti, il nostro essere per protendere la nostra attenzione al convenzionale, senza cogliere le opportunità che si presentano allorchè comportino scelte dolorose e svelino le reali emozioni? Ad una totale autenticità arriva Thomas, che per primo non ha nascosto a se stesso i suoi sentimenti, non avendo avuto mai paura di renderli pubblici a differenza di Lili che invece si è nascosta dietro al fantasma della propria unione con Benny; quest'ultimo, ancorato ad un mondo avulso dalla realtà, si riscatta nel finale a sorpresa, intraprendendo una nuova vita con Elynea capace di essere se stessa, spontanea e leale nei suoi sentimenti.

Non c’e nulla di questo lavoro che abbia annoiato il pubblico, grazie all’appassionato adattamento e regia di Pino Quartullo, ritornato al teatro Brancaccino dove ha mosso i suoi primi passi di attore; nella veste di regista riesce a cogliere e rappresentare in questo lavoro il senso di un’amicizia ritrovata nonostante i tradimenti e la mancata sincerità. Questa capacità viene valorizzata soprattutto dalla recitazione degli interpreti: Marco Fiorini (Benny) amatissimo dal pubblico romano per la sua naturale, ammiccante vis comica; Alberto Bognanni (Thomas), capace di catturare gli spettatori con il suo sguardo carismatico e la sua trascinante ironia; i personaggi femminili sono affidati a Siddartha Prestinari (Lili), protagonista di innumerevoli spettacoli teatrali e con al proprio attivo anche esperienze cinematografiche, che offre con incisiva generosità l'interpretazione di una donna matura e non onesta nei suoi comportamenti sentimentali, e a Monica Volpe (Elynea) molto spumeggiante, simpatica, effervescente nell’impersonare una ragazza di 19 anni dando un ulteriore significativo contributo al ritmo vivace del dialogo.

Una commedia briosa che dimostra come alcuni confini emozionali non si possono infrangere in maniera indolore; uno spettacolo contraddistinto da un saporito senso ironico che non sconfina mai nello struggente melodrammatico, il tutto incorniciato ed impreziosito dal dinamico allestimento scenografico disegnato da Marco Raparelli. Da non perdere!


Teatro Brancaccino - via Mecenate 2, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80687231
Orario spettacoli: giovedi/sabato ore 21.30, domenica ore 17.30
Biglietti: da 12 euro (ridotto CRAL) a 20 euro

Articolo di: Oriana Russo
Grazie a: Ufficio stampa Sara Battelli
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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