Il migliore dei mondi possibili - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Lunedì, 07 Novembre 2016 

Tutte le sere quattro cortigiane recitano frammenti dal “Candido” di Voltaire per la loro padrona che chiamano “Madame” e non appare mai in scena. Le donne sono sedute in un giardino fiorito che rappresenta “il più bello dei mondi possibili”. Quando scoprono che Madame viene decapitata, non sanno se ritenersi libere oppure se dovranno aspettarsi di essere assoggettate a un nuovo potere che non sono in grado di ipotizzare. Lo spettacolo, scritto da Magdalena Barile e con la regia di Simona Arrighi e Sandra Garuglieri è andato in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 2 al 6 novembre.

 

IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI
ispirato a Candido di Voltaire
di Magdalena Barile
regia Simona Arrighi, Sandra Garuglieri
con Simona Arrighi, Luisa Bosi, Laura Croce, Sandra Garuglieri
collaborazione al progetto Massimiliano Civica, Silvano Panichi, Francesco Migliorini
primo spettatore Massimiliano Civica
coproduzione Attodue/Murmuris

 

Il biancore dei vestiti e delle parrucche delle quattro attrici/cortigiane e il colore sgargiante dei fiori che costituiscono parte del giardino fanno da contrasto allo sfondo nero, dove è visibile un’uscita buia ed inquietante perché non lascia intravvedere nulla e che nasconde, presumibilmente, il peggiore dei mondi possibili.

Sappiamo che Voltaire scrisse come risposta al pensiero di Leibnitz che dichiarava “Viviamo nel migliore dei mondi possibili”, un’opera provocatoria: il “Candido”, appunto. Tuttavia, lo scrittore, pur vivendo un’esistenza disincantata, non mostra affatto che il suo eroe sia un pessimista: gli dà il nome adatto a chi ha un atteggiamento ingenuo, se non da credulone, tale da non accorgersi del male imperante che circonda gli esseri umani, e disegna per lui una vita che induce al sorriso; la tesi di Leibnitz, cioè che viviamo nel “migliore dei mondi possibili”, la mette in bocca al suo precettore di nome Pangloss, che è convinto di quanto afferma, nonostante le disavventure, le sciagure e le malattie che lo colpiscono. Da tenere presente che Pangloss, non a caso, è un filosofo tedesco.

Ma ciò che colpisce nel titolo della commedia è la parola “possibili”, che ha un valore relativo, relazionato all'epoca frustrante che si stava vivendo: in sostanza ci possono essere diversi mondi il cui grado di benessere può raggiungere un massimo, relativamente a quello che accade al loro esterno, che a sua volta possiede un grado di vivibilità accettabile oppure disastroso. Voltaire, pessimista, nel suo romanzo crea un eroe ottimista, un po’ per il nome che gli attribuisce, un po’ perché il precettore Pangloss lo induce a vivere ottimisticamente il presente, in quanto questo offre “il migliore dei mondi possibili”, almeno in quell'epoca.

La storia insegna che ci sono sempre stati periodi in cui alcuni hanno vissuto “nel migliore dei mondi possibili” a danno di una maggioranza che ha vissuto il peggiore di quei mondi. Senza andare tanto lontano basti pensare al Novecento, durante il quale sullo sfondo delle due guerre mondiali, del fascismo, del colonialismo, del nazismo e delle guerre civili, c’è stata una piccola minoranza che deteneva il potere sui popoli e che ha vissuto “nel migliore dei mondi possibili”. E cosa dire d’altra parte anche del nostro secolo, in cui altri spietati potenti stanno traendo benefici, disseminando guerre tra popoli lontani e tenendo in pugno la finanza a danno della maggioranza della gente che si trova ad annaspare nel “peggiore dei mondi possibili”?

Il fatto più saliente è che questo tipo di teatro è concepito anche e soprattutto perché lo spettatore, a seconda del suo sapere, della sua emotività e sensibilità, dia una propria interpretazione al di là del semplice divertimento (che può sperimentare, per esempio, assistendo a un'opera classica, in cui l'autore ha espresso chiaramente inizio, fine e significato): è una forma di rappresentazione dalla cui trama si apprende l’incipit ma di cui non si conoscerà quale sarà la reale conclusione in quanto contiene stimoli capaci di provocare reazioni diverse a seconda del fruitore, inducendolo a diventare parte attiva e risolutiva della vicenda cui ha assistito. È una forma di meta-teatro che, però, a differenza per esempio della commedia dell’arte, del teatro di strada, del pirandellismo, finanche della sceneggiata napoletana, può portare a una forma di solipsismo che, se si trasforma in una conversazione/discussione tra amici all'uscita dal contesto teatrale, raggiunge lo scopo del reale coinvolgimento con lo spettacolo appena visto (da qui, a onor del vero, sono nate diverse tipologie di teatro volte a coinvolgere il pubblico in forme molteplici, non canoniche, dal teatro “d’appartamento” a quello in cui lo spettatore viene coinvolto fisicamente in esperienze anche insolite).

Le protagoniste della commedia, pur essendo questa ambientata nell'epoca dei lumi, alla morte di “Madame”, momento in cui si rompe l’equilibrio rappresentato dalla loro attività quotidiana, vengono catapultate in un’altra epoca che potrebbe essere la nostra: bisognerà fare i conti con la libertà, appena conquistata e di cui non si è in grado di comprendere il valore perché non è stata mai provata prima o perché nella nuova società s’impone l'asserveismo e qui sarà da trovare il “migliore dei mondi possibili” che si incastoni nella totalità di un mondo che, nella maggioranza e nella generalità, è il peggiore.

Non è vissuta tragicamente questa scoperta dalle quattro bravissime attrici, anche se all'inizio i loro personaggi sperimentano una forma di sbandamento, naturale del resto, quando si rendono conto del cambiamento. Ma l’ironia che avevano ravvisato nel “Candido” di Voltaire e da questo appreso, diventa, quasi naturalmente, una loro caratteristica comportamentale e verbale, tale da suscitare il riso, a volte un poco amaro, nello spettatore.

Nell’epilogo si scoprono finalmente i veri caratteri delle quattro protagoniste, ora che sono affrancate finalmente dal formale comportamento iniziale dovuto a una situazione diversa. E con i caratteri vengono fuori anche i segreti che fino ad allora erano stati più o meno efficacemente tenuti nascosti.

La compagnia Attodue di Sesto Fiorentino costituita dalle due registe Simona Arrighi e Sandra Garuglieri, molto convincenti anche nella recitazione, unendosi alle altre due attrici Luisa Bosi e Laura Croce facenti parte della Compagnia Murmuris di Firenze, non meno talentuose delle prime, ha costituito un ottimo e affiatato quartetto, impegnandosi in una recitazione totalizzante in cui il linguaggio perfettamente si accompagna all’azione scenica.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: mercoledì 2, giovedì 3 e sabato 5 novembre ore 21, venerdì 4 novembre ore 19.30, domenica 6 novembre ore 16
Biglietti: intero 22 euro / ridotto convenzionati 18 euro / ridotto under 30 15 euro / ridotto over 65 e under 18 11 euro

Articolo di: Carlo Tomeo
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

Commenti   

 
#1 ComplimentiGuest 2016-11-08 02:26
Come tutte le recensione del Sig. Tomeo, pure questa "Il migliori dei mondi possibili" è molto ben fatta e dettagliata. Doris Castro
 
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