Il Metodo - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 07 Ottobre 2015 

Dal 29 settembre al 18 ottobre. Testo acuto, sottile nel seguire il gioco psicologico perverso di menti umane in una situazione di stress, sotto pressione, dove sembra più vero che mai quello che Jean-Paul Sartre dichiarò in Huis clos - A porte chiuse - “l’inferno sono gli altri”. Scelta rigorosa di regia, ottime interpretazioni, tutto giocato sul filo della tensione e non degli effetti ed equivoci. Dramma psicologico più che commedia.

 


Produzione Officine Del Teatro Italiano - Oti presenta
Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino e Gigio Alberti
e con Antonello Fassari in
IL METODO
di Jordi Galceran
versione italiana di Pino Tierno
regia di Lorenzo Lavia
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai



Lavoro riuscito quello di Lorenzo Lavia che sceglie l’aderenza al testo, seguendone la trama sotto la veste, rintracciandone la tessitura e valorizzando sia il lavoro autoriale sia quello interpretativo. Il regista lascia poco margine agli “effetti speciali”, all’enfasi della recitazione, all’aspetto brillante, al gioco dei malintesi più tipico della commedia e sposa quello del dramma psicologico per farne un lavoro raffinato e ben equilibrato. Dosato e scrupoloso nella scelta dell’ambientazione, dei costumi, dell’insieme: tutto focalizzato sul dialogo e sull’alimentazione delle tensioni.

Avendo già visto tra l’altro rappresentato questo testo qualche anno fa a Roma ne ho apprezzato la resa che non scade mai. Interessante l’immedesimazione, per altro non univoca, che lo spettatore è costretto a fare, un’ora e quaranta senza intervallo, con lo svolgimento di una prova di selezione aziendale dei candidati, chiusi in un unico ambiente la cui azione dura esattamente quanto il racconto. Dato che per un gioco di metodo, appunto, come recita il titolo, l’effetto è quello dello spiazzamento, sia in scena che in platea ciascuno di noi non si pone una volta per tutte dalla parte del candidato o dell’esaminatore, dato che non è certo chi sia l’uno e chi siano gli altri. Il teatro riesce nella finzione a superare il realismo della vita diventando credibile.

La commedia dell’autore catalano Jordi Galceran racconta la crudeltà che spesso si manifesta nei rapporti di lavoro ed è un’occasione per studiare i comportamenti degli “animali in gabbia”, in situazioni di pericolo e di stress, seppure simulate, almeno in larga parte. Quanto può essere crudele un ambiente lavorativo? Fino a che punto possiamo permettere alle aziende di applicare gerarchie ingiuste e sottoporci a prove umilianti, pur di ottenere una posizione socialmente rispettata? E se rappresentato a teatro, fin dove arriviamo a crederlo verosimile? È su questi temi, quanto mai attuali che si sviluppa "Il metodo".

In una sala riunioni asettica si trovano, infatti, per l’ultimo colloquio “congiunto”, quattro candidati ad un incarico di manager per la direzione commerciale di un’importante multinazionale svedese. I quattro personaggi - tre uomini e una donna - si rivelano subito persone ciniche, disposte a tutto pur di ottenere l’unica cosa che per loro davvero conta: il solo posto disponibile.

In una busta chiusa arrivano delle prove e qui comincia il gioco, una sorta di noir, che prende avvio da una dichiarazione che arriva con una lettera: solo tre dei quattro candidati sono reali mentre il quarto personaggio è l’esaminatore, un impostore. Comincia così una trama fondata sul sospetto e la diffidenza. L’esito si rivelerà ancora peggiore del previsto. Un cinismo maieutico, che riesce a far risultare chiara, ma mai banale, la possibilità di rispondere “no” alle ingiustizie. In qualche modo prende l’avvio di un giallo, dove il colpevole è il sistema di selezione aziendale che tradisce la “violenza” e l’opportunismo degli obiettivi delle imprese, mentre nessuno si rivelerà immune dal peccato. Ben calati nei loro ruoli i quattro interpreti in scena: Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino, Gigio Alberti ed Antonello Fassari.

 

Note di regia:
"Il Metodo Gronholm", questo è il titolo originale, anche se ho preferito chiamarlo semplicemente "Il Metodo", non solo per la sua immediatezza nella singola parola, ma anche per cercare di astrarre il più possibile ogni riferimento geografico o alla persona, come se questo “Metodo” di giudizio che servirà per scegliere uno dei quattro personaggi per un impiego, fosse anche un “Metodo” archetipo della società. Una società che cerca sempre di sapere chi siamo, per poterci meglio controllare, una società pronta ad elevarci, per poi rigettarci verso il fondo. Uomini costretti ad umiliarsi per poter far parte della comunità globale in cui viviamo tutti quanti noi.
Nella commedia, viene usato il lavoro, come fondamento della nostra società, con tutti i suoi difetti di sessismo, razzismo, odio, menzogna, dove ci si deve velare per potersi svelare e una ipotetica multinazionale che qui diventa un simbolo religioso ed unico, che poi è in fondo il nostro fondamento culturale, quello giudaico cristiano che ci mette al di sotto di ciò che non vediamo.
Garcelan la chiama Dekia questa fantomatica multinazionale svedese, ed è chiaro che il gioco di parole con L’Ikea non è casuale, perché viene presa come la multinazionale assoluta, simbolo unico della nostra collettività. Ogni casa ha il suo crocifisso o l’immagine di Maometto o una stella di David o anche nessun simbolo religioso, ma è certo che la cosa che gli accomuna che in tutte queste case in qualunque parte del mondo, anche se sono in guerra tra loro, hanno almeno un oggetto dell’Ikea o “Dekia” in questo caso per noi.
Ed ecco perché ho scelto di far svolgere la storia in un luogo non luogo, che possa essere una stanza o il mondo intero e dove l’unico contatto con l’esterno, ovvero quello che non vediamo e non sentiamo, come tutte le cose di cui abbiamo fede o temiamo, viene dall’alto. Un luogo del profondo dove gli unici colori che esistono, arrivano dalle cose che noi usiamo ed indossiamo e consumiamo.
A parte il colore di un cielo che ogni tanto ci ricorda cosa siamo veramente
Lorenzo Lavia

 

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì ore 21, mercoledì ore 17, giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Biglietti: da € 32 a € 23

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Silvia Signorelli
Sul web: www.salaumberto.com

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