Il Metodo - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Domenica, 05 Giugno 2016 

Il palcoscenico del Teatro Manzoni è bellissimo, tutto blu cobalto con una specie di palla color rosso ciliegia sul davanti, verso il pubblico, e tre poltroncine giallo senape al centro, di fronte a un lungo tavolo basso molto moderno, con un pizzico di rétro. Stiamo per assistere a "Il Metodo", testo scritto dallo spagnolo Jordi Galceran, autore cinquantenne che ha messo in scena in Catalogna quest'opera nel 2003 dedicandola ad un argomento attualissimo: le ciniche metodologie adottate oggigiorno dalle aziende nell' assumere il personale. Appena aperto il sipario, un giovane uomo entra nella spaziosa ed elegante stanza, si siede e parla al cellulare rivelando che è in attesa del suo colloquio per ottenere un lavoro.

 

Produzione Officine del Teatro Italiano-Oti presenta
Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino, Gigio Alberti
e con Antonello Fassari in
IL METODO
di Jordi Galceran
versione italiana di Pino Tierno
regia Lorenzo Lavia
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai

 

Entra poi un altro signore, più anzianotto, coi capelli grigi e un completo anch'esso grigio, un po’ grassottello e con una grande borsa nera a tracolla, Eric. Sono entrati in scena Giorgio Pasotti e Antonello Fassari il quale, osservando una luce al neon in alto che sembra svitata e lampeggia fastidiosamente, sposta il tavolo, vi poggia sopra una poltrona, si issa in alto e, usando una borraccia di metallo che stava nella grossa borsa nera, riesce a toccare il neon del soffitto che s’aggiusta. Il pubblico applaude come se l’attore avesse risolto un problema di casa propria; è l’ultimo spettacolo di prosa della stagione e ci si gode anche i dettagli, a quanto pare. Ma l'obiettivo in gioco è un posto di lavoro a disposizione: chi riuscirà a ottenerlo?

Si scopre che ci troviamo in una azienda di mobili e bricolage e che la palla rossa, apparentemente di spugna, è invece un diffusore musicale che si spegne col telecomando. A questo punto, nel silenzio ritrovato, entrano nel locale un uomo alto e una bella donna, Carlos e Mercedes, ovvero Gigio Alberti e Fiorella Rubino, gli ultimi candidati in attesa di quello che, ora è chiaro, sarà un colloquio collettivo. Non si era notato finora ma tutto l’ambiente è percorso da un tubo trasparente che si pianta sul lato destro rispetto al pubblico: è una versione moderna degli antichi sistemi di posta interna con cui si passano ordini fra i piani di un’azienda e questo è appena stato attivato da un bussolotto che gira per tutto il tubo che sovrasta il palco e finisce ad altezza d’uomo, fermandosi.

Uno dei quattro presenti apre la porticina, estrae il bussolotto, lo svita ed estrae una lettera e un cronometro. Legge il contenuto della missiva, che recita: “Ultima fase della selezione. Siete gli ultimi candidati, ma non siete davvero in quattro: uno di voi è un selezionatore, scoprite chi è in 10 minuti”. I tre uomini e la donna si scrutano l'un l'altro e decidono che qualcuno li osserva, così fanno partire il cronometro. Quindi inizia il tentativo di scoprire chi potrebbe essere l’impostore e i dialoghi sono eclatanti, coinvolgenti e spesso al vetriolo. L’uomo grigio e anonimo viene accusato dagli altri tre e si difende con foga, però il bussolotto, rimesso nel suo posto, torna in alto e scompare, per poi ricomparire con un altro messaggio, una lettera che dovrà leggere a voce alta per cui sarà costretto a parlare della sua separazione, dei figli piccoli che non vede più e della depressione. Ne nasce una specie di psicodramma in cui i racconti fra gli individui si mescolano a domande personali e infine a indovinelli: se tutti fossero su un aereo che si schianterà, chi salvereste?

I quattro devono indossare dei cappellini che li distinguono e che sono arrivati col solito mezzo dei bussolotti. C’è chi interpreta il ruolo del torero, del vescovo, del pagliaccio e del politico e scatti di nervi si accompagnano a chi invece sembra accettare ogni indicazione giunta dall’alto. Ma ora tocca a Carlos rivelare cose intime, come il fatto che sta per cambiare sesso e che sarà per un lungo periodo un trans. Alto, dall’apparente aspetto di sciupafemmine, non convince nessuno, neppure la donna presente lì che non solo lo conosceva da tempo ma che aveva pure avuto con lui una breve avventura in passato. Invece lui insiste, tutti dicono che non sarebbe possibile assumerlo anche se nessuno riconosce di essere né omofobo né discriminatorio, eppure Carlos finisce con lo scegliere di andarsene. Farà così pure Mercedes, la donna, a causa di una telefonata dalla famiglia e, mentre ogni personaggio sembra precipitare in un abisso di complicate questioni private o intime, arriva il colpo di scena: “Eric è lo psicologo! E ora l’ultimo gioco”. Si dovrebbe misurare l’intelligenza creativa dell’ultimo rimasto in gioco, Miguel.

Ma è davvero necessario provocare tali conflitti interiori per un posto di lavoro? Non racconto il finale ma sottolineo solo che gli attori sono straordinari, la regia è grandiosa e perfetta, la scenografia è sublime, minimalista come i costumi, e che luci e musica sembrano creati per rendere tutto spaventosamente autentico. Il regista Lorenzo Lavia ricorda che il titolo originale è ‘Il Metodo Gronholm’, successivamente spogliato dai riferimenti originali a quello che ha ispirato non solo tanto bel teatro a partire dalla Spagna, ma anche un libro e un film, girato tra Argentina, Spagna e Italia nel 2005 e che ha vinto nello stesso anno il Premio Goya, assegnato all’attore non protagonista Carmelo Gómez, e per il miglior adattamento agli sceneggiatori Marcelo Piñeyro e Mateo Gil. Può sembrare un argomento poco attrattivo ma, ben raccontato e interpretato come in questo caso senza dubbio alcuno, lo spettacolo coinvolge e rende partecipi dall’inizio fino alla fine. Bravissimo l’attore di cinema e televisione Giorgio Pasotti, eccellenti gli altri tre, ognuno capace di rendere assolutamente credibile e memorabile il proprio personaggio, grazie ad una drammaturgia arguta e a una direzione registica perfettamente orchestrata.

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20,45; domenica ore 15,30; lunedì riposo
Biglietti: poltronissima Prestige € 35; poltronissima € 32; poltrona € 23; poltronissima under 26 € 15

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP