Il mercante di Venezia - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Giovedì, 23 Ottobre 2014 

Giorgio Albertazzi con la sua Compagnia e il Teatro Quirino, in omaggio al genio del Bardo nel 450° anno dalla nascita, presentano "Il mercante di Venezia", in scena dal 21 ottobre al 9 novembre.

 

Ghione Produzioni presenta
Giorgio Albertazzi in
IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare
e con Franco Castellano
scene Paolo Dore
costumi Daniele Gelsi
consulenza storico letteraria Sergio Perosa
regia Giancarlo Marinelli
nuovo allestimento


Personaggi e Interpreti
Shylock Giorgio Albertazzi
Porzia Stefania Masala
Antonio Franco Castellano
Pretendenti/Doge Gaspare Di Stefano
Bassanio Francesco Maccarinelli
Jessica Ivana Lotito
Job Cristina Chinaglia
Lorenzo Mario Scerbo
Nerissa Vanina Marini
Graziano Diego Maiello
I Ancella Alessandra Scirdi
II Ancella Erika Puddu

 

Alla fine dello spettacolo, e sforzandomi di dimenticarlo in fretta, mi alzo in piedi coinvolto emotivamente per un doveroso tributo al Maestro Giorgio Albertazzi al quale il teatro italiano deve tanto. Va anche aggiunto che Albertazzi è sempre e comunque uno Shylock di altissima caratura: qualsiasi cosa dica o faccia in scena il Maestro, è teatro allo stato puro. Anche quando bofonchia al limite della comprensione, trasmette al pubblico il sentimento che si agita nel cuore del personaggio, magari al di là delle parole. Ecco lui sì, un grande "media", l'attore, tra lo spirito del testo e il sentire del pubblico, uno che parla non solo con la voce, ma con la sua semplice presenza in scena. Un dono che solo i grandi posseggono.

Tuttavia questo "Mercante di Venezia" mi lascia più che perplesso. Naturalmente non voglio far mancare la mia partecipazione al plauso per gli interpreti, almeno, fra loro, per quelli che se la sono comunque cavata: l'Antonio di Franco Castellano sempre concreto e credibile, o l'appassionato Bassanio di Francesco Maccarinelli ed ancora la divertente e ben strutturata figura da Commedia dell'arte del "fool" Lancillotto Job, impersonato da Cristina Chinaglia - una strapparisate e strappapplausi di sicuro talento. Mentre agli altri componenti del cast va comunque aperta una linea di credito sulla fiducia, per la forza di volontà e la determinazione con la quale hanno affrontato un classico scespiriano sicuramente tra i più complessi e discussi (l'antisemitismo, il problema dello strozzinaggio, l'omosessualità, il patto col diavolo, il principio giuridico che rischia di prevalere sull'umanità e sul buon senso) di cui il "Dramaturg" Giorgio Albertazzi fornisce una versione né dissacrante fino in fondo né tantomeno rivoluzionaria.

Partiamo dalla epurazione, dire "tagli" sarebbe un eufemismo, del testo che si concretizza in uno strampalato finale che grida vendetta e fa rivoltare le spoglie, peraltro appena rinvenute in Inghilterra, del grande drammaturgo inglese. Porzia, ancora travestita da giovane dottore in legge di nome Baldassarre, dopo aver spillato l'anello di fidanzamento a Bassanio all'uscita dall'udienza processuale al cospetto di un farsesco, anzi carnevalesco Doge (ma perché, se nel testo rappresenta l'autorità e la legge di Venezia che tenta di trovare un saggio aggiustamento?), prima si rivela con un buffonesco "Baldassarre sono io" al quale fanno eco gli astanti con un ridicolo "Ma davvero!?", poi getta l'anello nel Canal Grande urlando un "tu non mi ami" al promesso sposo.

Ora non sto a ricostruire la struttura del capolavoro scespiriano che allunga i tempi della rivelazione e del colpo di scena e che prepara il lieto fine della riappacificazione tra i due giovani amanti mercé l'amicizia e la mediazione dello stesso Antonio. Al posto di tutto questo, Albertazzi, seguito pedissequamente da una regia fin troppo ossequiosa, propone il suo finale "ardito": un finale non solo bislacco, ma anche in contraddizione con la stessa impostazione dello spettacolo, che vorrebbe essere moderna e "leggera" - epperò in questo caso il lieto fine originale sarebbe stato tanto più appropriato e semmai obbligato, - ma resta in bilico, mai decisa, tra sitcom e musical, tra fiction televisiva e dramma, tra soap e commedia.

Ben altra e più cupa drammaturgia bisognava insomma costruire per finire con la rottura anticipata e irrimediabile tra Porzia e Bassanio. Capirei se Baldassarre avesse perso la causa, Antonio fosse stato fatto a pezzi da Shylock e Bassanio avesse chiesto conto del disastro giudiziario imputandolo all'imperizia di Porzia. Allora sì potrebbe seguire la rissa tra amanti e finale con reciproci insulti. Mi si dirà che i tagli sono talvolta necessari (ma non tutti e comunque) per limitare i tempi. Ma non si possono eliminare punti essenziali del testo per poi farci sorbire un concertino di chitarra classica di Porzia (Stefania Masala) all'inizio del secondo atto. La fanciulla, l'attrice, suona benino, da ultimo anno del Conservatorio, ma suvvia! non vale lo splendido finale che viene a mancare. E poi non siamo lì per sentire il chitarrino della Masala strimpellare arie classicheggianti! Magari fagli prendere la chitarra elettrica e suonare Endrix, ma il madrigale con balletto no!

Certo che se il titolo fosse stato "Shylock" di Giorgio Albertazzi avremmo volentieri accettato la dissacrazione, la trasgressione, perfino la rottura totale del testo, ma purtroppo in questo caso regia e drammaturgia restano in mezzo al guado: manca all'autore e al regista il coraggio di assumersi la responsabilità del fatto, come invece è per l' "Amleto" di Herlitzka, ridotto a geniale monologo, portandolo alle estreme conseguenze. O come ad esempio nei casi di "Hamlett 2000" di Michael Almereyda o "Giulietta e Romeo" di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio.

Checché ne dica il regista Marinelli nel programma di sala, siamo ben lontani dalle spiagge della California da lui immaginate per lo spettacolo:
"ragazzi bellissimi, donne sinuose come sirene, moto (scafi) che alzano la sabbia e le onde, un senso continuo di vertigine, una perpetua vacanza, musica dappertutto, feste dappertutto, ragazzi che fanno continuamente il bagno…".

Altro che postmoderno, con costumi (non da bagno, ma da guardaroba teatrale dell'altro secolo) in stile elisabettiano, due attracchi di legno che fanno tanto Venezia classicheggiante ed il ponte di Rialto realizzato con pignolesca pedanteria per un naturalismo che farebbe sorridere Visconti ed impallidire Pasolini.

La scena in effetti si svolge interamente nel Canal Grande, sotto il Ponte di Rialto riprodotto in scena. Canale d'acqua che viene attraversato (ecco il "bagno" virtuale teorizzato dal regista?) dal vorticoso via vai degli attori che recitano a memoria senza avere il tempo di riflettere su quello che dicono e che spesso, nonostante siano microfonati, non si capiscono in platea come se essi stessi non sapessero di recitare. Stanislavskj? Straniamento? Sarà. Restano però le battute che volano a vuoto, corse e salti in una scena inverosimile (il Canale), indecisione sul genere che si intende seguire (dissacrazione testuale? modernizzazione? fiction televisiva? musical? commedia? dramma politico? stile elisabettiano? farsa? di tutto un po'?) il "polpettone" diventa ben presto indigeribile per il pubblico e difficilmente gestibile dagli stessi attori che non sanno mai che strada prendere e che alla fine si accontentano di sapere il testo (quello che di esso resta) a memoria.

E ci mancava la consulenza storico-letteraria di Sergio Perosa, autore di saggi sulle teorie del romanzo americano, ma anche nel 2012 di un articolo intitolato per ironia della sorte "Questo povero Shakespeare" in cui si accusano gli sceneggiatori del film "Shakespeare in love" (un capolavoro), Tom Stoppard e Marc Normann, di essersi presi "enormi libertà con le fonti, i dati storici e i tempi antichi, lavorando di fantasia, modificando e inventando a piacimento, con evidenti esagerazioni, incongruenze e qualche assurdità."

Mi piacerebbe tanto sapere che ne pensa Perosa del finale di questo "Mercante di Venezia" di cui lui firma la consulenza storico-letteraria! Ma al di là di questo voglio sgombrare il campo dall'equivoco che mi stia appellando alla tradizione scespiriana. Penso invece che un testo debba sempre rivivere attraverso le nuove generazioni e relative riscritture e ripensamenti. E dovendo citare un altro esempio riuscito di un remake voglio ricordare anche l'"Amleto" di Archibugi realizzato al Tordinona di Roma, una vera e propria riscrittura in linguaggio moderno filologicamente studiata e rielaborata, con un gruppo di attori non professionisti (ne ho già parlato in questo sito: Recensione).

Non mancano ovviamente, tanto per essere postmoderni, proiezioni melò di voli di gabbiani, lagune romantiche, soli a pelo d'acqua e gocce di pioggia (ma Marinelli non aveva detto di volersi tener lontano dai cliché sul genere di "Morte a Venezia"?), un filo spinato (altro cliché) a ricordarci il dramma dei lager, un faro piscatoriano o brechtiano che si accende sul pubblico nel momento dell'autodifesa di Shylock che spiega il suo rancore - e qui la bravura di Albertazzi attore si manifesta alla grande - come a dire con Peter Weiss: siamo tutti coinvolti e responsabili. Fanno da contorno improbabili balletti rinascimentali abbozzati su musiche malinconiche alla Einaudi, alternati a colpi di fulmini e rombi a drammatizzare sottolineando con la matita rossa i passaggi chiave, come se Shakespeare ne avesse bisogno.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45; giovedì 23, mercoledì 29 ottobre e mercoledì 5 novembre ore 16.45; tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); venerdì-sabato-domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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