Il mercante di Venezia - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Michela Staderini Domenica, 16 Febbraio 2014 

Dal 30 gennaio al 16 febbraio. In un Teatro Ghione quasi sempre felicemente tutto esaurito, è andato in scena “Il Mercante di Venezia” di Shakespeare in un bell'adattamento di Giorgio Albertazzi diretto da Giancarlo Marinelli. Una delle opere più ambigue e controverse del Genio inglese torna qui ad acquisire i toni originali della commedia, dopo tante versioni che l'avevano resa più cupa e drammatica. Una storia di religione, amore e antisemitismo, di personaggi ambivalenti e fragilità umane, di vendetta, giustizia e denaro, uno scontro etico, sociale e culturale estremamente contemporaneo. In scena, vero punto di forza dello spettacolo, Giorgio Albertazzi regala una perfetta interpretazione di Shylock riuscendo, con maestria e naturalezza, ad infondergli una feroce malvagità insieme a un tangibile dolore emotivo.

   

 

Ghione Produzioni presenta uno spettacolo di Giorgio Albertazzi
IL MERCANTE DI VENEZIA
di William Shakespeare
con Giorgio Albertazzi
regia Giancarlo Marinelli
scene Paolo Dore
costumi Daniele Gelsi
consulenza storica letteraria Sergio Perosa
aiuto regia Federica Soranzio
con Stefania Masala (Porzia), Sergio Basile (Antonio), Francesco Biscione (Pretendenti/Doge), Francesco Maccarinelli (Bassanio), Ivana Lotito (Jessica), Cristina Chinaglia (Job), Mario Scerbo (Lorenzo), Vanina Marini (Nerissa), Diego Maiello (Graziano), Alice Massei (I ancella), Sofia Vigliar (II ancella)

 

 

Partiamo dalla fine, dal momento degli applausi, da quando, dopo il resto della Compagnia, esce sul palco anche Giorgio Albertazzi, splendido noventenne. C'è chi si alza in piedi e chi si commuove. Scrosciano gli applausi e lui sta lì, grandioso e fragile, commovente e grato, a raccoglierli tutti. Da quando il suo Shylock ha fatto ingresso nella terza scena, lunga veste azzurra, elegante bastone e kippah sul capo, questo “Mercante di Venezia” è stato inevitabilmente suo. Due ore di spettacolo in cui Albertazzi ha dato l'ennesima prova da grande attore. Azione ridotta al minimo per lui, bastone alla mano e passo incerto - senza mai capire chiaramente quanto questo fosse dovuto all'età e quanto all'intimo dolore del personaggio. Ma c'è in lui una naturalezza nel rendere il ruolo, una fluidità nel tono, una maestria nell'animare la scena al cui confronto le interpretazioni degli altri attori, tutti più giovani, più energici, più sopra le righe, stridono. Gli altri recitano la parte, Albertazzi diventa il suo personaggio. Lui è Shylock.

 

La figura di Shylock è forse una delle più ambigue e complesse delle opere shakespeariane. È un ricco e vecchio ebreo usuraio, malvagio e avaro. È a lui che il magnanimo mercante cristiano Antonio si rivolge, proponendosi come garante per aiutare il suo giovane amico Bassiano, bisognoso di 3000 ducati per poter degnamente corteggiare la bella Porzia. L'ebreo non esita a fornire la somma richiesta, imponendo però una crudele obbligazione. Se entro tre mesi la somma non gli sarà restituita, prenderà da Antonio una libbra della sua carne. E quando la sventura economica inaspettatamente si riverserà su Antonio, Shylock reclamerà quanto dovutogli. Nel frattempo tanti altri personaggi secondari si saranno mossi: la figlia dell'ebreo sarà fuggita con gli averi del padre e un amante cristiano, i pretendenti di Porzia avranno affrontato enigmi per ottenere la sua mano, Bassiano l'avrà conquistata e anche ancelle e servi si saranno innamorati come i loro padroni... Ma alla fine ci si ritroverà tutti qui, davanti al Doge, mascherati o a testa alta, vittime e carnefici, e Shylock esigerà la sua libbra di carne. Avido, cinico, irremovibile. Affamato e desideroso. È stato descritto come uno dei personaggi più crudeli, sicuramente è uno dei più ambivalenti. La sua ferocia e il suo odio sono sete di vendetta dietro cui Shylock cela un passato di emarginazione e affronti subiti. Shylock è l'ebreo, è il diverso, il ghettizzato.

 

E, se non bastasse il suo intenso monologo a spiegarlo, “...ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici. E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, (…) non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? (…) Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo. (...) Vendetta. La malvagità che tu mi insegni io la metterò in pratica...”, Albertazzi dà vita a questo tormento, insieme alla malvagia avidità, in ogni parola, gesto e movimento.

 

Alla fine Porzia, spacciandosi per un giovane giurista, riesce a ribaltare la situazione con intelligenza sottile e a risolvere la questione davanti al Doge ma la scelta di privare lo spettacolo del quinto atto sospende comunque il finale, tagliando le riconciliazioni. Non c'è un lieto fine per tutti qui e forse questo ben si adatta a una storia così ambigua e complessa.

 

È una storia di contrapposizioni: il mondo fiabesco del castello di Porzia contro la cinica Venezia dei mercanti, la lealtà dell'amicizia contro la brama di vendetta, la vittima che diventa colpevole poi di nuovo vittima, “l'ebreo cattivo” contro “il cristiano buono”, il cuore duro di Shylock contro il cuore innamorato di Bassiano. “Il Mercante di Venezia” racchiude tutto: amore, amicizia, vendetta. Giustizia, legalità, clemenza. Il tema dell'emarginazione, del “diverso”, dell'intolleranza verso lo straniero. Il denaro che sempre, nel bene e nel male, determina le sorti dei personaggi e il loro valore morale.

 

Shakespeare scrisse la commedia nel 1597. Nel 2014 è ancora così moderna che non c'è nemmeno bisogno di decontestualizzarla, adattarla e rimodernarla. I bellissimi costumi d'epoca di Daniele Gelsi ricchi e sgargianti, la scenografia classica di Paolo Dore (un bel ponte veneziano praticabile che riempie la scena e che all'occasione diventa balcone o altra ambientazione), il testo fedele, la regia di Giancarlo Marinelli, tutto è intonato.

 

Il cast è vario e valido e tra tutti spicca un'ottima Cristina Chinaglia nel ruolo di Job, il buffone di Shylock, unica a parlare il dialetto veneziano, perfetta nei tempi comici e nel ruolo. Belle anche le interpretazioni di Sergio Basile/Antonio e di Diego Maiello/Graziano mentre più impostati risultano i due innamorati Stefania Masala/Porzia e Francesco Maccarinelli/Bassanio. Francesco Biscione è bravo nei ruoli del Doge e dei Pretendenti anche se la scelta di voler così esasperare questi personaggi, rendendoli delle macchiette farsesche risulta gratuita e poco convincente. È l'unica nota stonata dello spettacolo. Se pure è giusta la scelta di voler “alleggerire” la storia riportandola all'originale impostazione di commedia, talvolta risultano eccessivi e immotivatamente al limite della farsa alcuni personaggi e momenti goliardici.

 

Rimane comunque un testo intenso che coerentemente sceglie di chiudersi non sul ricongiungimento degli innamorati ma su Shylock solo in scena, sconfitto, abbandonato, vinto. Accanto a lui, si posa solamente il suo buffone.

 

 


Teatro Ghione - via Delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6372294, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: tutti i giorni dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 16.00 alle 19.00
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: intero platea 22€ (+3€ prevendita) - intero galleria 18€ (+ 2€ prevendita) - ridotto over 65 20€ (+ 2€ prev.) - bambini fino a 12 anni 12€ - ragazzi fino a 18 anni 16€ - CRAL e convenzionati (posto unico) 16€



Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Moreno Sangermano, Ufficio stampa Teatro Ghione
Sul web: www.teatroghione.it

 

 

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