Il Malato Immaginario - Teatro Tirso de Molina (Roma)

Scritto da  Domenica, 09 Novembre 2014 

Dal 5 al 23 novembre. Il giovane attore e regista Pietro Romano sembra essersi specializzato nella riscrittura in chiave di commedia dialettale romanesca dei classici moleriani. Ci aveva provato con buoni risultati di pubblico con l'Avaro, ed ora torna alla carica, in tandem con la simpatica Nadia Rinaldi, manipolando Il malato immaginario.

 

IL MALATO IMMAGINARIO
liberamente tratto dall'opera omonima di Moliere
scritto e diretto da Pietro Romano

 

Ne risulta uno spettacolo sicuramente effervescente, il pubblico ride e si diverte, soprattutto quando la commedia scivola sui toni e modi della Commedia dell'Arte e all'Improvviso più "pacchiani": dalle scorreggione di Argante in perenne purga intestinale, agli intermezzi improvvisati di battibecchi col pubblico che sta volentieri al gioco.

Se la trascrizione dialettale del capolavoro di Moliere può starci, mi sembra tuttavia che la struttura da Commedia dell'Arte non sia sorvegliata da una regia, cioè da un occhio, "esterno". Pietro Romano, regista, è sul palcoscenico e non si vede recitare, altrimenti avrebbe imposto sicuramente una limatura ed una maggiore rarefazione delle "battutacce" e delle "trovate" da commedianti del carrozzone girovago per piazze - oppure le avrebbe accentuate, tradotte in un linguaggio teatrale come insegna Scola nel film Il capitan Fracassa.

Ripeto, lo spettacolo ha certo il merito di non annoiare, ma le metafore fecali, i qui pro quo se ripetuti all'infinito, non dico che annoiano, ma certo finiscono per risultare alla lunga sempre meno efficaci e sempre più stiracchiati.

E' ben noto che prima Moliere e poi Goldoni, pur partendo dalla Commedia dell'Arte, bandirono dalla loro drammaturgia il "di più" che avrebbe reso trite (volgari) e stucchevoli le loro opere. E riformarono il teatro proprio salvando il contenuto ridicolo della commedia attraverso una mediazione con una forma teatrale strutturata e critica della società borghese.

Va da sé che i copioni di Moliere e Goldoni costituiscono mondi e monadi conchiusi: impossibile aggiungere e togliere effetti, proprio perché la loro genialità li aveva portati ad una perfetta mescolanza di generi, di toni, di battute in modo che il comico, il ridicolo, il volgare (che pure c'è in Moliere) restasse sempre ancorato ad una drammaticità e, ripeto, ad una forma critica di visione del mondo capaci di fondere e confondere divertimento, intrattenimento e riflessione.

Risate non mancano nello spettacolo di Pietro Romano, intendiamoci, molti giochi giullareschi sono simpatici, alla fine il testo regge l'onda d'urto della commedia dell'arte che si riappropria del testo - è chiaro che Argante come lo stesso dottor Purgone, la servetta Tonina, la Morosetta Angelica e il giovane innamorato Cleante derivano chiaramente nei nomi stessi dalla Commedia dell'Arte - ma proprio per questo una rilettura in chiave comico-grottesca (più che dialettale) di un classico come Il malato immaginario necessitava di una regia più presente ed efficace nel bilanciamento degli "effettacci".

Comunque sia Pietro Romano che Nadia Rinaldi sono bravi nel loro gioco del teatro ben seguiti e professionalmente assecondati da Pierre Bresolin (Dottor Purgone), Edoardo Camponeschi (Cleante), Serena De Siena (Angelica) e un divertente Helis Lucchesi (Tommaso). Molto bene "in parte" Stefano Antonucci nel ruolo di Beraldo e Emy Bergamo (Belina).

 

Teatro Tirso de Molina - via Tirso 89, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/8411827
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato alle ore 21 - domenica ore 17,30 - sabato anche alle 17,30
Biglietti: mercoledì - giovedì – sabato pomeriggio € 21 intero, € 19 ridotto; venerdì - sabato sera - domenica € 23 intero, € 21 ridotto

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Carola Assumma
Sul web: www.teatrotirsodemolina.it

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