Il malato immaginario - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 07 Maggio 2014 

Dal 6 al 25 maggio. Paolo Bonacelli ci darà certamente molte altre opportunità di godere della sua bravura e della sua trascinante e bonaria simpatia, ma intanto non perdiamoci neppure una parola, un movimento, un sorriso, un gesto di questo suo Argante, protagonista de Il malato immaginario di Molière nell'allestimento dello Stabile di Bolzano che ha superato le 170 repliche.

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Teatro Stabile di Bolzano presenta
Paolo Bonacelli, Patrizia Milani e Carlo Simoni in
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière
traduzione Angelo Dallagiacoma
regia Marco Bernardi
e con Gaia Insenga, Fabrizio Martorelli, Massimo Nicolini, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Libero Sansavini, Roberto Tesconi, Riccardo Zini
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
luci Giovancosimo De Vittorio

 

 

La regia di Marco Bernardi opta per una presenza discreta, sottile ed ironica, ma senza invadere il campo alle prerogative dello spettacolo che sono racchiuse nella prova di Bonacelli-Argante e nei coup de théâtre del testo che si dipana drammaticamente, comicamente, fin da quando la luce sale lentamente sul malato immaginario intento a stendere l'esilarante lista delle sue spese mediche.


Il palcoscenico disadorno, gli scarni ed essenziali elementi scenici, il velatino dietro il quale si muovono, strehlerianamente, le maschere della vita e della morte che si appropriano del palcoscenico come fantasmi della mente, luoghi onirici e di confine tra spirito e corpo, rammentano la presenza incombente di una "Ironia della sorte". Quella sorte che toccò allo stesso Molière capace di morire in scena il 17 febbraio 1673 proprio interpretando Argante, il malato immaginario: mai personaggio teatrale fu più verosimile e mai barriera tra realtà e rappresentazione fu più infranta.


Rispettoso di questa "sacralità teatrale", come si legge negli appunti di sala, Bernardi sfiora la tastiera degli effetti come un organista in chiesa, ad ogni nota corrisponde un intreccio, uno sviluppo ritmico-drammatico dell'opera che potrebbe vivere da sé, come un affresco in movimento, come una sacra rappresentazione in cui lo spettatore non è estraneo ma catarticamente presente, partecipe e coinvolto in questa modernissima forma di ipocondria borghese.


Va da sé, come in tutte le cose del mondo, che qualche particolare, qualche dettaglio che stona va pure accennato. Per esempio la scrivania di Argante che viene spostata con le rotelline da carrello della spesa è un accenno ad una dinamica spettacolare che resta isolata e un po' irrisolta: se i mobili fluttuano intorno ad Argante, perché gira il mondo o perché gira la sua testa, allora il girotondo dovrebbe avvalersi di una continuatività più emblematica. Così come l'elemento scenico della poltrona di Argante è fin troppo insignificante, insomma un cencio di coperta che nasconde una struttura metallica moderna, quando la scenografia poteva e doveva ingegnarsi più creativamente. Lo stesso uso del velatino, funzionale per carità, resta però sempre suscettibile di sviluppi, di significati, di metamorfosi mancate, come le "defecatio magistralis" di Argante che esce semplicemente di scena per andare di corpo, ma che invece avrebbe potuto dar vita ad effetti comici imprevedibili nel vedo-non-vedo del velatino stesso.


Ma come dicevo questi sono dettagli che vengono offuscati dalla forma drammatica complessiva, dalle performance di Bonacelli e di Patrizia Milani e Carlo Simoni, con tutti gli altri gagliardi componenti della compagnia.


Tornando al capolavoro di Molière, parlavo poc'anzi di "ipocondria borghese", segnale di una classe che nasce già morta, nello spirito, per l'incancrenimento provocato da una visione puramente economica della vita che sfugge ai valori essenziali ed umanistici. Argante in fin dei conti è un povero diavolo borghese, ricco e infelice, che fa i conti dei suoi clisteri e delle sue purghe per i quali sperpera un patrimonio. Come a dire che la salute si compra coi soldi indipendentemente dallo stato d'animo, dalla felicità, così come i sentimenti della giovane moglie si ripagano con promesse testamentarie. La falsità di questa pretesa economica della borghesia - impotente a raggiungere la gioia e la pienezza della vita e quindi infelice e ipocondriaca - si svela agli occhi del povero malato immaginario che scopre che la sua malattia è proprio quella di aver trascurato i veri affetti e la natura pacifica e umanistica del proprio più intimo essere. Con qualche parallelo con la di oltre un secolo precedente Mandragola di Machiavelli - anche lì un ipocondriaco borghese vorrebbe rinascere a nuova vita per perpetuare il suo patrimonio tramite un figlio che può avere solo con l'imbroglio e la truffa - anche il molieriano Malato immaginario sottende ad una visione politica che va ben oltre il "fatto" della commedia stessa, storicizzandosi come una critica alla nascente società borghese.

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: (centralino) 06/488721, (botteghino) 06/4882114 - 06/48872222
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì, domenica ore 17.00; sabato ore 16.30 e 20.45
Biglietti: platea intero 33 €*, ridotto1 26 €, ridotto2 21 €, ridotto3 16 €; balconata intero 29 €, 24 €, 19 €, 15 €; I galleria intero 18.50 €, ridotto1 16 €, ridotto2 15 €, ridotto3 13 €; II galleria intero 13 €, ridotto1 11.50 €, ridotto2 10 €, ridotto3 9 €
Durata spettacolo: 2 ore, incluso intervallo


* platea per le Prime: 47 €
ridotto1: convenzioni e over 60 (non valido alle Prime in platea)
ridotto2: under 30 e gruppi adulti (min 10 persone)
ridotto3: gruppi scuola (min 10 persone)

 


Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio Stampa Teatro Eliseo e Piccolo Eliseo Patroni Griffi
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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