Il Maestro e Margherita - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 19 Ottobre 2019 

Fino al 27 ottobre, al Piccolo Teatro Strehler, “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, nella riscrittura di Letizia Russo e per la regia di Andrea Baracco. Uno spettacolo che ammalia, diverte e fa riflettere grazie ad un cast eccellente e impeccabile.

 

IL MAESTRO E MARGHERITA
di Michail Bulgakov
riscrittura Letizia Russo
regia Andrea Baracco
con Michele Riondino nel ruolo di Woland
e Francesco Bonomo, Federica Rosellini
e in ordine alfabetico, Giordano Agrusta, Carolina Balucani, Caterina Fiocchetti, Michele Nani, Alessandro Pezzali, Francesco Bolo Rossini, Diego Sepe, Oskar Winiarski
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
musiche originali Giacomo Vezzani
produzione Teatro Stabile dell'Umbria
con il contributo speciale della Brunello Cucinelli Spa

 

«Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente compie il bene». Questo l'incipit che Michail Bulgakov decide di utilizzare per il libro secondo de “Il Maestro e Margherita”: una citazione dal “Faust” di Goethe, l'opera che prima di tutte ha saputo tratteggiare in modo affascinante la figura del diavolo, rendendolo molto più vicino agli umani che non a Dio. Lo stesso avviene nel capolavoro di Bulgakov che attraverso il personaggio di Woland ci ha regalato un diavolo immerso nelle cose umane: attento agli affari, una personalità magnetica e seducente più che spaventosa e soprattutto un personaggio ironico, mai giudicante.

Non a caso anche i Rolling Stones hanno ammesso di essersi ispirati al romanzo dell'autore russo per “Sympathy for the Devil” (che non a caso chiude lo spettacolo): brano in cui diventiamo complici del diavolo e di tutte le sue responsabilità storiche e artistiche e non possiamo che trovarlo un personaggio simpatico, con il quale ci berremmo volentieri una birra mentre ci racconta tutto quello che ha visto in millenni di carriera.

Nella riscrittura de “Il Maestro e Margherita”, Letizia Russo rimane fedele alla struttura del testo e ci presenta i fatti così come sono raccontati nel libro: il diavolo nelle vesti del professor Woland (esperto di magia nera), accompagnato dal suo bizzarro seguito, arriva a Mosca a portare scompiglio per le sue losche finalità; lungo il suo progetto cadranno i personaggi accessori e verranno invece "elevati" a nuova vita i personaggi del Maestro e di Margherita.

Una scenografia fissa, eppure estremamente volubile, ci accompagna in spazi ed epoche diversissime grazie a delle trovate brillanti che permettono con facilità di figurarci il manicomio in cui il Maestro e Ivan conversano sulla figura di Ponzio Pilato, le strade secondarie di Mosca in cui si aggirano Woland e i suoi seguaci, il Sinedrio di fronte al quale Gesù viene condannato a morte. In questo la regia di Andrea Baracco ha saputo rendere giustizia al potere immaginifico del teatro - dato che il potere dell'immaginazione, a volte anche estremamente distruttivo, costituisce un tema portante del libro stesso.

Ad animare questo spazio, un cast di attori impeccabili che sanno passare senza soluzione di continuità dal registro comico al tragico, dal varietà alle riflessioni sul mistero e sull'ineffabile, dalla matericità della caduca natura umana fino alle ambientazioni eteree in cui il Diavolo e Levi Matteo conversano a proposito del destino degli uomini. A tenere uniti tutti questi personaggi, questi luoghi e questi momenti storici diversi, la forza magnetica di un diavolo estremamente umano e al tempo stesso atavicamente animalesco, interpretato da un bravissimo Michele Riondino, tanto capace di far ridere quanto d'incutere il buio profondo dell'inquietudine nei momenti più intensi.

Nello spettacolo mancano volutamente le allegorie e i riferimenti politici che invece rappresentavano una delle colonne portanti dell’opera di Bulgakov, ma è giusto così: sarebbe stato inopportuno legarsi troppo ad un immaginario storicamente lontano e culturalmente "incomprensibile" per un pubblico italiano, soprattutto per un pubblico giovane al quale lo spettacolo chiaramente vuole rivolgersi in primis; la direzione scelta - in moli punti dall'apprezzabile taglio pop - è stata quella di valorizzare la profonda umanità del diavolo, che cerca di conversare con gli uomini, di mostrar loro come in fondo il male sia una componente naturale (e anche necessaria) per l'animo umano. Perché senza il diavolo, saremmo ancora nell'Eden ad annoiarci nella placidità del bene assoluto, della luce costante e della perfezione che non lascia spazio alla scelta, all'immaginazione, all'errore. In poche parole: non ci sarebbe spazio per la vita.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 02/42411889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 3 ore con intervallo

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

TOP