Il lavoro di vivere - Teatro Piccolo Eliseo (Roma)

Scritto da  Giovedì, 23 Febbraio 2017 

Dal 15 febbraio al 5 marzo. Andrée Ruth Shammah, con la complicità di Carlo Cecchi, uno degli ultimi grandi maestri del teatro italiano, qui protagonista insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto, confeziona con la consueta eleganza e raffinatezza, la regia di “Il lavoro di vivere” di Hanoch Levin, il più importante autore e drammaturgo israeliano.

 

Produzione Teatro Franco Parenti - Marche Teatro presenta
IL LAVORO DI VIVERE
di Hanoch Levin
traduzione dall’ebraico Claudia Della Seta
adattamento Andrée Ruth Shammah
con Carlo Cecchi
e con Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto
con la collaborazione
per l’allestimento scenico Gianmaurizio Fercioni
per le luci Gigi Saccomandi
per i costumi Simona Dondoni
musiche Michele Tadini
regia Andrée Ruth Shammah

 

Il palco di assi di legno reclinate verso il pubblico, pone un letto matrimoniale ancora più al centro della scena; stiamo ancora prendendo posto, quando il direttore di scena entra e chiude le pesanti tende alle finestre sul fondo della scena. Siamo al buio, è notte. Luci spente.

Quando si riaccendono, troveremo i protagonisti della pièce sopiti tra le candide lenzuola di quel giaciglio condiviso. Entriamo in punta di piedi in quella che potrebbe essere un’alcova d’amore ma che presto si rivelerà essere teatro nefasto di rancori e rivendicazioni reciproche.

Yona Popoch, uomo di mezza età, deluso e amareggiato da una vita che non lo ha soddisfatto, sfoga le proprie frustrazioni, come spesso accade, su quella che è la sua metà da più di trent’ anni, compagna di vita ora apostrofata con alterchi volgari e aggressivi. Yona indossa il pigiama, prepara la valigia e si veste di tutto punto con gesti nervosi: è deciso ad allontanarsi da questo squallore, da una vita cadenzata, giorno dopo giorno, dalla monotonia, come un lavandino che perde; non vuole l’incessante ritmo della goccia, ma l’irruento scrosciare del torrente. Dal proprio canto, Leviva, donna onesta e pratica, prima sopporta l’insensatezza dei cinici ragionamenti del marito, difendendo quella “pozzanghera” in cui ha investito tutta la propria vita, ma poi reagisce, scoprendo la natura mediocre e meschina di un uomo irrealizzato. E così tra un “culo” ed un “pene avvizzito”, nel clou di una guerriglia familiare, irrompe sul palco Gunkel, elemento esterno che servirà ai due protagonisti a relativizzare la propria situazione ed a considerare che, forse, solo in due è possibile accettare la fatica di questo duro “lavoro di vivere”.

Carlo Cecchi è sicuramente la carta vincente dello spettacolo: la sua voce biascicata, il tono annoiato, mantengono alta l’attenzione per tutto lo spettacolo, regalandoci un’interpretazione intensa e profonda, che ci fa sorridere e al contempo ci ferisce, come solo il vero teatro riesce a fare. A questa interpretazione risponde quella vibrante e appassionata della brava attrice napoletana Fulvia Carotenuto, in una contrapposizione nei toni, prima ancora che nei contenuti. Infine a Massimo Loreto spetta il compito di impersonare la figura goffa ed ingombrante dell’indolente ed invadente Gunkel, chiave di volta della storia.

A rendere il tutto perfetto, oltre alle melodie di Michele Tadini che rimandano alla cultura ebraica per la musica, c’è la mano delicata e piena d’amore di Andrée Ruth Shammah, regista manager e factotum del Teatro Franco Parenti, punto di riferimento culturale milanese.

 

Teatro Piccolo Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20, mercoledì e domenica ore 17
Biglietti: da 21 € a 30 €
Durata: 75 minuti senza intervallo

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

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