Il Guaritore - Teatro Valle Occupato (Roma)

Scritto da  Domenica, 19 Gennaio 2014 

Dal 15 al 19 gennaio. Lo spettacolo si è aggiudicato il 51° Premio Riccione, prestigioso riconoscimento teatrale assegnato al testo di Michele Santeramo da una giuria composta da importanti personalità del mondo del teatro. La giuria ha scritto: “Il testo di Michele Santeramo è un testo vivo. È un testo teatrale, che non rinuncia mai all’efficacia scenica di quello che rappresenta. Lo spettatore è condannato a chiedersi se è di fronte ad una narrazione naif o elaborata, se è l’autore o se sono i personaggi o gli attori a condurre il gioco, un gioco teatrale, un gioco antico, fatto di sketch, di porte che si aprono e che si chiudono, di battibecchi bassi e di monologhi alti, e un gioco popolare e contemporaneo, che ci attira offrendoci la riconoscibilità delle situazioni teatrali e ci piomba in un mondo che è il nostro, un mondo senza certezze, un mondo liquido, dove per orizzontarsi non servono più le idee, né quelle vecchie né quelle nuove, ma dove gli esseri umani – con tutti i loro difetti – non smettono mai di aggrapparsi alla speranza che sia il confronto con un altro essere umano a salvarli.”

 

  

IL GUARITORE
di Michele Santeramo
testo vincitore della 51a edizione del Premio Riccione per il Teatro
regia Leo Muscato
con (in o.a.) Vittorio Continelli, Simonetta Damato, Gianluca delle Fontane, Paola Fresa, Michele Sinisi
scene e costumi Federica Parolini
direzione tecnica Alessandro Grasso
foto di scena Matteo Leonetti
segreteria Lidia Bucci
produzione e organizzazione Luca Marengo per Teatro Minimo, Angela Colucci per Fondazione Pontedera Teatro
produzione Teatro Minimo e Fondazione Pontedera Teatro
coproduzione Riccione Teatro, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria
in collaborazione con Bollenti Spiriti – Regione Puglia
Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Cittadinanza Sociale
Assessorato alla Cultura del Comune di Bitonto

 

 

Evocare lo spirito della parola. Questa l’estrema ed unica cura possibile per guarire dai mali che affliggono l’anima. Quei mali che spesso non sappiamo (o non vogliamo) neppure riconoscere, e che nascondiamo anche a noi stessi. Il testo di Michele Santeramo, autore della maggior parte dei testi portati in scena dalla compagnia Teatro Minimo, fondata assieme a Michele Sinisi - protagonista dello spettacolo - costringe a guardarci dentro, a portare in superficie i nostri traumi, le nostre paure. A riconoscere nel tormento individuale il dramma universale, quello che può essere di ognuno. Soltanto la parola allora, così come avviene in teatro, consente di portare sulla scena della vita l’espressione delle afflizioni e delle infelicità. Parlare significa mettere in relazione le storie con altre storie, con altri dolori, diversi e ugualmente pungenti. Mettere in relazione le storie significa crearne un’altra, diversa. Più sopportabile perché condivisa, dunque alleggerita, sostenibile, quand’anche gravosa. Causa analogo e penoso tormento poter avere o non poter avere un figlio. Due drammi opposti, eppure ugualmente dolorosi.


Questo lo strazio delle due donne in scena. Unite, anche scenicamente su di una lunga panca bianca, nella tensione di un dolore opposto ma univoco. L’una afflitta dalla sofferenza per una gravidanza indesiderata, dal tormento della consapevolezza che per un figlio non potrà esserci nessuna speranza: “abbiamo deciso di rimandare la felicità perché la riteniamo irraggiungibile e allora perché dobbiamo fare in modo che un altro venga a confondersi con noi?”; l’altra la cui angoscia è sentirsi in ritardo con la vita “come se il tempo per fare le cose sia sempre ieri”. E’ per questo che desidera fortemente un figlio, perché ritiene sia un compito naturale quello di desiderare che qualcuno ci provi di nuovo, che dia un senso alle cose, che sappia fare ciò che lei non ha saputo fare. Ma ha un marito sterile, un ex-pugile un po’ strambo un po’ saggio, che per un infortunio avuto sul ring non può più avere figli.


Il Guaritore, nella magistrale interpretazione di Michele Sinisi, è un uomo ormai anziano, quasi cieco, malato. Ma saggio quanto basta, dotato di quel senno semplice e popolare che sa rassicurare lo spirito. Coadiuvato nelle proprie funzioni da suo fratello, un personaggio pittoresco e bizzarro che vorrebbe prendere il suo posto, sa curare le anime, le fa incontrare, le invita a raccontare i rispettivi tormenti e, come in un’alchimia di sostanze che vengono a mischiarsi tra loro, avvia il processo di trasformazione. Usare l’espediente della parola è il vero antidoto all’infelicità. Parlare e parlarsi, portare al di fuori di sé il proprio tormento è un primo passo verso la guarigione. E prendere una decisione, questa è l’unica guarigione possibile. “La decisione è presa, la guarigione è fatta” concluderà, sollevato, il fratello del Guaritore. Le due donne si incontreranno al chiuso di una stanza e non sapremo a quali determinazioni arriveranno, ma l’incontro e lo scambio dei propri tormenti porterà all’unica cura possibile: l’accettazione di sé, dei propri limiti, delle proprie debolezze, delle proprie fragilità. Riusciranno ad adattarsi al compromesso per superare i tormenti esistenziali, ad eliminare la speranza per non rimanere delusi.


Dice l’autore: “Il Guaritore, prendendosi addosso interamente il peso di ogni sua responsabilità, tutto sommato vuole essere la testimonianza di come non si esce dal silenzio gridando da soli”.
Ormai stanco, malato e logorato dalle sofferenze altrui, il Guaritore considererà questa la sua ultima guarigione e chiederà al pugile di infliggerli il colpo mortale. Molto suggestiva la scena finale, e di grande effetto scenico: il pugile sferra un pugno violento “nell’aria” mandando al tappeto il Guaritore. In un meccanismo sincrono di movimenti scenici resi abilmente dai due attori, posizionati uno di fronte all’altro ma distanti, il Guaritore cade come percosso brutalmente, quasi rotolando su se stesso, “colpito” dal pugno mortale del pugile che lo manda a terra senza neppure sfiorarlo.


La pièce scorre amabilmente grazie al buon ritmo che alterna tratti grotteschi a spunti di riflessione profonda e amara, ma insiste forse troppo in sprazzi di comicità che paiono fuorviare dall’essenza drammaturgica di un testo dai contenuti di grande intensità. L’uso dell’inflessione dialettale pugliese arricchisce i contorni dei personaggi di caratteristiche popolari e bonarie e smussa efficacemente i risvolti più drammatici.


Il testo di Santeramo è incentrato sull’osservazione della psiche dei personaggi, non c’è rappresentazione di una trama attraverso i ruoli, ma i personaggi stessi si raccontano nella loro disperata ricerca di sé e nella celata, ma urgente, richiesta di aiuto. Smarriti, angosciati, bisognosi di tornare a ri-vivere. Riportano alla mente i Sei Personaggi pirandelliani, animati dallo stesso tormento nel disperato bisogno di qualcuno che li faccia “vivere”.


La forza e il vigore dello spettacolo sono certamente racchiusi nel talento e nelle ottime capacità interpretative dell'intero cast di attori. Tutti bravissimi. Paola Fresa restituisce con grande talento la drammaticità chiusa del suo personaggio, allentando lentamente la compressione della sua diffidenza. Simonetta Damato risulta assolutamente credibile nell’interpretazione di un personaggio dal carattere rabbioso e ostile. Bravissimo, esilarante, divertente Vittorio Continelli nell’interpretazione del pugile, in cui fa emergere quel carattere stravagante che lo contraddistingue, non senza sprazzi di lucida saggezza. Gianluca Delle Fontane delinea abilmente il carattere vivace e folcloristico del fratello del Guaritore.
Infine la straordinaria interpretazione di Michele Sinisi che dà vita, in modo davvero magistrale, ad un personaggio ai limiti tra la bizzarria e la saggezza. Accattivante per quel giusto mix di simpatia e saggio raziocinio, e quel fare farsesco e un po’ surreale che Sinisi tratteggia abilmente, e restituisce con grande capacità interpretativa.

 

 

Date tour
dal 14 al 19 gennaio > Roma, Teatro Valle Occupato
1 e 2 febbraio > Andria, Auditorium Paola Chicco
13, 14, 15, 16 marzo > Messina, Teatro Stabile (da definire)
27 marzo > Pomarance (PI), Teatro dei Coraggiosi
28 marzo > Arcidosso (GR), Teatro degli Unanimi
29 marzo > Pontedera (PI), Teatro Era
1 e 2 aprile > Padova, Teatro Verdi

 

Teatro Valle Occupato - via del Teatro Valle 21, 00186 Roma
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 18

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Marialuisa Giordano e Raffaella Ilari, Ufficio stampa LeStaffette
Sul web: www.teatrominimo.eu - www.teatrovalleoccupato.it

 

 

 

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