Il grande mago - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Lunedì, 28 Gennaio 2013 

Dal 15 gennaio al 3 febbraio. Il Teatro dei Conciatori, spazio scenico che per attitudine, personalità ed atmosfera costituisce la cornice ideale per una condivisione intima ed emozionante tra spettatore e performer, ospita un racconto esistenziale sincero, necessario, delicato e al contempo atrocemente sofferto. Allorchè si sposano un testo drammaturgico intenso come quello di Vittorio Moroni, una regia all'insegna di una ricercata essenzialità come quella disegnata da Giuseppe Marini e lo straordinario ritorno sulle tavole del palcoscenico di un artista sensibile come Luca De Bei con un'interpretazione realmente viscerale, diviene impossibile non lasciar precipitare le proprie difese. Abbandonandosi alle pagine di un diario di vita doloroso, che però sprigiona ineffabile forza, dignità e coraggio. Restando inesorabilmente sopraffatti.

 

 

 

 

Produzione Compagnia della Luna e Società per Attori presentano
IL GRANDE MAGO
(tratto da una storia vera)
di Vittorio Moroni
con Luca De Bei
regia Giuseppe Marini
costumi Alessandra Cardini
luci Marco Laudando
organizzazione Rosy Tranfaglia - Franco Clavari
presentato al "Garofano Verde - scenari di teatro omosessuale” 2011, rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco

 

 

Una sala immersa nell'oscurità, una pedana rialzata nera, scenografia ridotta ad una sedia solitaria. L'unico indiscusso protagonista del monologo che si dispiegherà dinanzi ai nostri sensi - sollecitati da un disegno luci accorto che sottolinea senza invadere e da un ben equilibrato accompagnamento musicale tale da tracciare un file-rouge fortemente emotivo - è il testo drammaturgico, vigoroso e onesto, nel recupero di un teatro di parola scevro di sovrabbondanti orpelli e trovate ad effetto che, proprio in virtù della sua semplicità, colpisce decisamente nel segno. Viene ricostruita in una sapiente alternanza di registri narrativi, dallo spasmo più atroce a lievi pennellate di ironia, sino a emozionanti accenti di romanticismo, l'impervia metamorfosi di genere, dal maschile al femminile, del protagonista Andrea in una sorta di romanzo di formazione sui generis che lo condurrà alla progressiva acquisizione di una totale consapevolezza, attraverso le infinite prove insidiose che lo attenderanno, e a trasformarsi fieramente in Aurora.
All'inizio del suo viaggio Andrea è un ragazzone quindicenne abile nel giocare a basket ma decisamente impacciato nel rapportarsi col mondo circostante. I coetanei sono incuriositi dai suoi atteggiamenti ambiguamente indecifrabili, tanto che la più civettuola e provocante del liceo lo rinchiude nel laboratorio di scienze, sotto l'occhio indiscreto di mostruose cavie da esperimento che occhieggiano da barattoli alla formaldeide e, pur di vincere una scommessa, lo costringe a giochi sessuali che si traducono per lei in un trionfo ("lo sapevo che non eri frocio!") e per lui in un'eiaculazione seguita qualche istante dopo da un irrefrenabile moto di disgusto. Se questo è l'ostile ambiente scolastico in cui Andrea trascorre le sue giornate, certamente neppure il nucleo familiare rappresenta per lui un rifugio consolatorio: discriminazione e incomprensioni sono fardelli all'ordine del giorno, un glaciale muro di indifferenza alle sue più profonde incertezze viene eretto inconsapevolmente dai genitori incapaci di rapportarsi spontaneamente con lui, mentre invece la madre condivide cinguettanti confidenze tutte al femminile con la sua sorellina ed il fratello maggiore incarna alla perfezione il ruolo di figlio modello, con una carriera accademica luminosa ed un lavoro da pilota d'aerei che lo attende servito su un piatto d'argento. Unica apparente oasi di pace si rivela la fede, vissuta con l'istintività e il candore di una devozione di sincera matrice popolare, che lo induce a confidarsi quotidianamente con la Madonna di Medjugorje che campeggia nella parrocchia, chiedendole disperatamente conforto nell'affrontare le asperità delle sue giornate. Quando però giunge la fatidica e temutissima convocazione al servizio militare il terreno si sgretola sotto i suoi passi malfermi; la sua natura più intima, che ai suoi occhi comincia a prendere sempre più distintamente corpo, certamente non sarebbe compatibile con le dinamiche tipiche di un gretto cameratismo da caserma. Neppure ripiegando sul servizio civile questa ineludibile tappa diverrà più facilmente affrontabile: i maldestri tentativi di assistere i malati nei nosocomi porteranno a svenimenti rocamboleschi e tutti si convinceranno della sua inettitudine e scarsa predisposizione al lavoro. Un raggio di sole sembra però finalmente trapelare in questa ottundente oscurità senza speranza allorchè gli viene affidata una ragazza preda di un profondo disagio psicologico: Anna ha da poco tentato il suicidio dopo il naufragio della sua relazione sentimentale, un rapporto in cui le violenze fisiche e psicologiche perpetrate ai suoi danni l'avevano ingabbiata in un labirinto masochistico che aveva finito per diventare per lei un habitat protettivo e rassicurante. Tra Andrea ed Anna la sintonia è immediata e si tramuta in linfa vitale salvifica e rigenerante; solamente lui riesce a farla sorridere e, quando l'amicizia evolverà in sentimento, la ragazza non chiederà al suo compagno alcun contatto sessuale che violi il suo complesso equilibrio di donna intrappolata in un corpo maschile. Per qualche fulmineo istante sembra essersi cristallizzata una parvenza di serenità. Come i cristalli più preziosi è però incredibilmente fragile ed esploderà ben presto in una miriade di taglienti frantumi.
Andrea decide infatti sempre più risolutamente di intraprendere l'arduo iter di trattamenti medici e operazioni chirurgiche che plasmeranno il suo corpo - da lui percepito come un errore commesso dal Grande Mago, ovvero Dio, nel popolare di creature lo sterminato zoo del nostro universo - per conformarsi finalmente al suo spirito. Nel frattempo Anna comincia a ristabilirsi dal vortice della depressione e, per una sola notte, gli chiede di fare l'amore come uomo e donna: Andrea seppur riluttante acconsentirà ma l'episodio rappresenterà un'altra nauseabonda violazione della sua più intima natura; da quei pochi istanti di passione scaturirà però, imprevedibilmente, il germoglio inestimabile della vita, un tenerissimo bimbo di nome Simone, suggello di un amore che è stato ancora di salvezza per due anime derelitte, incapaci di amare fino in fondo se stesse e quindi a maggior ragione incapaci di accogliere incondizionatamente l'altro. Certamente non sarà d'aiuto la presenza sempre più intrusiva di Nicola, l'uomo che Anna ha iniziato a frequentare dapprima di nascosto, poi in maniera sempre più ostentata e insensibile nei confronti delle emozioni di Andrea e che, con i suoi atteggiamenti manipolatori e dominanti, tornerà a catturare nuovamente la sua compagna nella dinamica relazionale costrittiva e limitante che sembra rappresentare il suo ottimale modus vivendi. Il precipizio è incombente: ben presto Andrea, ormai prossimo a compiere il definitivo passo del cammino che sta uccidendo il suo involucro maschile per dar magnificamente vita ad Aurora, sarà repentinamente e senza troppe cerimonie nè spiegazioni messo fuori dalla porta di casa, con la serratura rigorosamente cambiata; nel contempo ecco in agguato anche il licenziamento, mai sia che la sua condizione di transessuale, e la sua possente voce mascolina intrappolata in un sensuale corpo femminile, possano intimorire qualche saccente pargolo con integerrima mamma borghese al seguito, desiderosi di acquistare scarpe nel negozio dove lavora come commessa; a completare questo affresco drammatico e opprimente la decisione assunta da Anna, opportunamente istigata da Nicola, di impedirle ogni benchè minimo contatto col piccolo Simone, nel timore che possa traviare la sua crescita con le sue "incomprensibili" perversioni sessuali (d'altronde perchè stupirsi di questa decisione, visto che la più stretta attualità ci rammenta con appuntamenti pressochè quotidiani quale sia la "normalità" rigidamente codificata ed anche i nostri "illuminati" rappresentanti politici e le nostre "caritatevoli" guide spirituali ritengono con darwiniana oculatezza che da due genitori omosessuali non possano che scaturire figli omosessuali). La volontà di Andrea-Aurora è però ormai saldamente inamovibile e la sua metamorfosi da crisalide intrappolata in un corpo riconosciuto come ostile e non adeguato alla propria interiorità in farfalla libera di esprimere pienamente i colori del proprio essere più profondo avrà luogo, supportata dall’ incondizionato affetto materno, frutto di un inaspettato e consapevole riavvicinamento. Non ci saranno violente battaglie legali per il riconoscimento della paternità negata; Aurora attenderà che Simone cresca a sufficienza per poter scegliere autonomamente di riallacciare un rapporto con il proprio padre, nella consapevolezza che un acerrimo scontro con Anna tra avvocati e aule di tribunale non avrebbe altro esito che infliggere ferite insanabili nello spirito del fanciullo.
Questo moderno e tormentato bildungsroman esplode in maniera dirompente, nella totale ed asettica semplicità della messa in scena congegnata da Giuseppe Marini, grazie all’interpretazione magistrale, profondamente interiorizzata e capace di accarezzare con naturalezza le più variegate sfaccettature del suo complesso personaggio, regalata con incredibile generosità da Luca De Bei. Il ritorno sul palcoscenico dell’artista padovano, da anni apprezzatissimo nelle vesti di drammaturgo e regista, ne conferma la straordinaria sensibilità, un senso della misura senza sbavature ed un equilibrio interpretativo lucidissimo nel restituire le evoluzioni sofferte del suo personaggio in continuo divenire, le molteplici contrastanti reazioni dell’universo che lo circonda e l’impatto che tali reazioni sortiscono sulla sua psiche, dapprima preda di un coacervo inestricabile di dubbi e insicurezze, poi progressivamente sempre più granitica ed in pace con se stessa. Il tutto declinato senza sensazionalismi, rifuggendo dagli infiniti clichè che ancora troppo frequentemente accompagnano il racconto di vicende esistenziali legate al cambiamento di genere e aggirando con sapienza la trappola sempre in agguato del melodrammatico. Il testo drammaturgico di Vittorio Moroni da questo punto di vista sostiene con efficacia l'interpretazione, trovando una chiave vincente proprio nella estrema naturalezza del modo di porgere avvenimenti a tratti anche decisamente tragici; apprezzabile inoltre la decisione di non calcare la mano sul contrasto genitoriale per l'affidamento del piccolo Simone, la tentazione di imprimere l'acceleratore su toni à la Kramer contro Kramer è stata felicemente evitata, non inficiando in alcun modo la dignità e l'incrollabile forza di volontà di questo intensissimo personaggio, peraltro ispirato ad una storia realmente accaduta.
Uno spettacolo di sorprendente acutezza e potenza, che certamente colpisce con durezza non concedendo sconti, ma che allo stesso tempo emoziona con onestà e vigore, come testimoniato dai calorosissimi applausi e dalle lacrime di commozione che salutano la splendida prova recitativa donata da un Luca De Bei davvero in stato di grazia. Da non perdere.

 

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per prenotazioni: telefono 06/45448982 – 06/45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 21, domenica e giovedì ore 18
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro; tessera associativa 2 euro
Riduzioni per gli studenti universitari, gli over 65, tutti coloro che si presentano in teatro come lettori di Saltinaria.it e Mercuzio per gli abbonati metrobuscar e per tutti coloro che presentano un biglietto atac obliterato in giornata

 


 
Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

 

 

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