Il giro del mondo in 80 minuti - Teatro Olimpico (Roma)

Scritto da  Domenica, 17 Marzo 2013 

Dal 7 al 24 marzo. Un caleidoscopio iridescente di culture, etnie, lingue, tradizioni musicali, ritmi tribali e raffinatezza cantautorale, il tutto inserito nell’inconfondibile cilindro magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio, vigorosamente shakerato e tradotto in un’emozionante e galvanizzante eufonia di suoni e colori. I diciotto straordinari strumentisti dell’ensemble multietnico, sapientemente orchestrati dalla direzione artistica e musicale di Mario Tronco, dopo il travolgente successo riscosso negli scorsi anni dalla personalissima rivisitazione del Flauto magico mozartiano, approdano al Teatro Olimpico con il debutto mondiale del nuovo progetto “Il giro del mondo in 80 minuti”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Orchestra di Piazza Vittorio presenta in prima mondiale
IL GIRO DEL MONDO IN 80 MINUTI
direzione artistica e musicale Mario Tronco
produzione artistica e arrangiamenti Mario Tronco, Pino Pecorelli, Leandro Piccioni
drammaturgia Mario Tronco, Giulia Steigerwalt, Daniele Spanò
scenografia e video Daniele Spanò
disegno luci Daniele Davino
costumi Katia Marcanio, Livia Fulvio
interpreti: Houcine Ataa (voce), Fausto Bottoni (trombone), Emanuele Bultrini (chitarre), Peppe D’Argenzio (sax baritono e soprano, clarinetti), Sylvie Lewis (voce, chitarra), Omar Lopez Valle (voce, tromba, flicorno), Ernesto Lopez Maturell (voce, bongos, timbales, congas), Sanjay Kansa Banik (tablas), Zsuzsanna Krasznai (violoncello), John Maida (violino), Gaia Orsoni (viola),Carlos Paz Duque (voce, flauti andini), Pino Pecorelli (contrabbasso, basso elettrico), Leandro Piccioni (pianoforte e tastiere), Raul Scebba (voce, vibrafono, percussioni), El Hadji Yeri Samb (voce, djembe, dumdum, sabar), Kaw Dialy Mady Sissoko (voce, kora), Ziad Trabelsi (oud, voce)
produzione esecutiva Daniele Davino
assistente di produzione Federica Soranzio
fonico di sala Gianni Istroni
fonico di palco Massimo Cugini
backliner Juan Ortiz

 

 

Sin dalle prime battute ogni singolo spettatore viene catturato in un’avventura ad alto tasso energetico e adrenalinico, sulle note dell’inconfondibile Orchestra che, partendo dal magmatico epicentro di razze e culture incastonato nel cuore della città eterna, ha saputo conquistare un pubblico sempre più vasto ed entusiasta. Un viaggio che trae ispirazione solamente in maniera marginale dall’epopea raccontata dal romanzo di Jules Verne, con le sue stupefacenti peregrinazioni di Phileas Fogg nei più reconditi angoli del pianeta, per divenire piuttosto rievocazione e celebrazione autobiografica del cammino sin qui percorso da questa variopinta e unica compagine musicale. Emblematico a tal proposito l’episodio dell’esattore che ad un certo punto pone sotto sequestro la zattera su cui sono pronti ad imbarcarsi i nostri intrepidi navigatori, passaggio narrativo che si prefigge di ricordare ironicamente come anni fa l’Orchestra finì per qualche settimana per non essere più proprietaria del suo nome per problemi burocratici di “marchio”.
Il direttore-capitano di vascello Mario Tronco accoglie uno dopo l’altro a bordo tutti i passeggeri che desiderano entrare a far parte di questa originalissima ciurma: un’unica regola andrà rigorosamente rispettata, ciascuno di loro potrà imbarcare esclusivamente una valigia e dovrà portare con sé una canzone, che sia rivelatrice della sua personalità, del suo retroterra umano, delle sue aspirazioni per il futuro. Ecco allora che faremo la conoscenza, in un affascinante mosaico di frammenti variopinti che si succedono a ritmo serrato, di numerosi personaggi profondamente eterogenei: tra questi Sylvie Lewis, vellutata cantautrice di origine anglo-americana, incarna l'evanescente emblema di una sensibilità sognante alla costante ricerca dell'amore; Houcine Ataa, interprete di musica sufi incappato nelle maglie della giustizia in quanto scambiato erroneamente per un terrorista ci racconta come, per dissuadere la polizia, usava recarsi agli interrogatori completamente ubriaco e accompagnato da donne esuberanti, convinto che un criminale non si sarebbe mai comportato in maniera così sfrontata e altrettanto convinto di riuscire così a dissuadere i suoi accusatori; si prosegue con Carlo Paz Duque, drammaticamente e coraggiosamente in fuga dall'Ecuador nella dolorosa condizione di rifugiato politico; ed ancora la contagiosa simpatia del cubano Omar Lopez Valle che accompagna, come un irresistibile file rouge, l'intera rappresentazione vestendo i panni di un gladiatore che lavora al Colosseo per la gioia dei turisti desiderosi di una fotografia "folkloristica" e che, decidendo repentinamente di cambiare vita, ingaggia una rocambolesca lotta contro il tempo per riuscire ad imbarcarsi sul bastimento.
Negli ottanta minuti di questo avvincente viaggio che ripercorre dieci anni di esperienza artistica ed esistenziale della vulcanica orchestra capitolina, impossibile non rimanere letteralmente incantati dalla poliedricità, ricchezza sonora ed emozionale, modernissima unicità di questa combriccola di artisti; ben presto si comprende la pressochè sostanziale assenza di una vera e propria traccia narrativa, la metafora del viaggio rappresenta piuttosto un indovinato pretesto lungo il quale dipanare un florilegio di momenti musicali trascinanti, peraltro raccolti nel nuovo album dell'Orchestra intitolato "L'Isola di Legno" recentemente pubblicato dalla Parco della Musica Records.
Su di un palcoscenico-zattera letteralmente invaso da strumenti musicali provenienti da ogni angolo del globo terracqueo - dal graffiante impeto rock delle chitarre all'elegante contrappunto classico di violino e violoncello, dal ritmo incalzante delle percussioni al fascino esotico della kora africana o della tabla indiana, dal leggiadro potere evocativo dei flauti andini all'intelaiatura sonora tracciata con decisione dal pianoforte - i diciotto musicisti si regalano con generosità senza riserve al pubblico, ciascuno secondo la propria peculiare cifra stilistica e al contempo con totale ed ammirevole adesione al progetto. Il tutto incorniciato nell'inconsueta e colorata scenografia realizzata da Daniele Spanò, arricchita da videoproiezioni che riportano le traduzioni dei brani interpretati nelle più disparate lingue del mondo, nonchè gli spassosi segmenti narrativi che raccontano la perigliosa epopea dello strampalato gladiatore romano in fuga; accarezzati dall'avvolgente ed incisivo disegno luci di Daniele Davino, completano questo brillante affresco musicale i magnifici costumi curati da Katia Marcanio e Livia Fulvio, perfetti nel sottolineare psicologie e ascendenze geografico-culturali dei personaggi del racconto.
Dopo il clamoroso successo del Flauto Magico, l'Orchestra di Piazza Vittorio con questo nuovo spettacolo, peraltro il primo autoprodotto, colpisce di nuovo decisamente nel segno grazie all'ineffabile connubio tra eclettismo, multiculturalità e pregiato talento musicale che ha contraddistinto i primi dieci anni del suo percorso artistico e che siamo convinti continuerà a rappresentare la sua carta vincente per lungo tempo a venire.

 

 

Teatro Olimpico - Piazza Gentile da Fabriano 17, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/3265991, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino aperto tutti i giorni orario continuato 10-19
Biglietteria online: http://biglietteria.teatroolimpico.it
Orario spettacoli: ore 21, domenica ore 18, riposo 11 - 12 - 21 - marzo
Biglietti (più diritto di prevendita): poltronissima € 30, poltrona/balconata € 25, galleria € 20 , junior 4-14 anni € 14

 

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio Stampa Orchestra di Piazza Vittorio
Sul web: www.teatroolimpico.it

 

 

 

 

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