Il Gioco - Teatro Cometa Off (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 01 Marzo 2017 

“Il Gioco”, scritto da Franca De Angelis con la regia di Christian Angeli e protagonisti in scena Anna Cianca, Alessia Sorbello e Andrea Trovato (rispettivamente nei panni della Dottoressa Z, di Agata e di Paolo), è uno spettacolo complesso anche se ha il volto di una commedia, amara e forse potremmo definirla un dramma nel senso etimologico, una riflessione filosofica sulla vita e uno scavo psicologico profondo, cifra qualificante dell’autrice. Una bella prova di regia che sceglie la contemporaneità di due piani di riflessione. Scelta impeccabile in particolare quella dell’interprete della Dottoressa Z.

 

Fattore K
in collaborazione con la Compagnia Carmentalia presenta
IL GIOCO
di Franca De Angelis
con Anna Cianca (Dottoressa Z), Alessia Sorbello (Agata) e Andrea Trovato (Paolo)
regia di Christian Angeli


“Il Gioco”, commedia sui generis scritta da Franca De Angelis, con Anna Cianca, Alessia Sorbello e Andrea Trovato, per la regia di Christian Angeli è un’avvincente vicenda che indaga sulla psiche umana, sul disagio di fronte alla vita soprattutto nei momenti di impasse quando ci si chiede se si è artefici del proprio destino o invece in balia del fato. Lo spettacolo è stato presentato dalla Compagnia Carmentalia in forma di studio al Teatro Gasometro nell’Estate Romana 2015 ed ora, tornato in scena a fine gennaio 2017 al Teatro Cometa Off a Testaccio, ha nuovamente registrato un forte apprezzamento.

Il testo è ben scritto, articolato, profondo e lavora su due livelli: da un lato quello della commedia e dell’azione, con dialoghi puntuali di grande espressività, dall’altro quello dell’analisi psicologica che ci è restituita dalla Dottoressa Z, Zoe e che tra nome e cognome ha tante forse troppe zeta. Interessante l’operazione di regia che sceglie la contemporaneità dei piani e avvince lo spettatore senza reali coup de téâtre, in una paziente ricostruzione della storia a ritroso.

L’inizio è spiazzante con una sorta di confessione che capiamo essere un interrogatorio che vede protagonista questa filosofa della vita, non psicologa come tiene a precisare lei stessa, che prova a cambiare la vita degli altri con un semplice (?) gioco, forse un gioco che lei stessa ha iniziato per superare un punto di ritorno della propria esistenza. Un gioco che appare ingenuo, che lascia, anzi rimette la vita nelle mani di chi sceglie di cimentarsi nel gioco appunto e che prevede cinque possibilità ben ponderate che il soggetto individua ma che poi affida al caso. Si tratta di un’incredibile metafora della vita che l’atea e pragmatica Dottoressa mette in campo per mostrare come l’esistenza sia sempre un incrocio tra volontà e destino e sia insieme determinazione, volontà, scelta e gioco. Solo che, condotto alle estreme conseguenze, il gioco - senza nulla svelare della storia - può condurre alla morte e diventerà un boomerang per la stessa protagonista, la cui fine è indotta da una sorta di scelta subita che è il capo d’accusa del quale è imputata.

Testo e regia si fondono riuscendo a intrecciare due quadri che talora si intersecano magicamente e poi pericolosamente, che alternativamente sposano dramma e commedia con una scena fissa che ruota intorno ad un letto scatola, archivio della vita, che contribuisce nella sua fissità a un clima claustrofobico. Da segnalare il disegno delle luci che guida lo sguardo e sottolinea le priorità nelle diverse scene. Convincenti gli interpreti che, come un quadro nel quadro, raccontano anche l’incontro di due solitudini, di due sogni che non trovano sbocco - l’aspirante scrittrice e l’aspirante attore -, e l’illusione di un amore che corre troppo e che entra in crisi, con il rischio di scivolare nell’irreparabile. In certo qual modo le difficoltà di una coppia potrebbero diventare quasi una commedia a sé stante.

Lo spettacolo racconta la storia di due giovani squattrinati e senza grandi prospettive: lui ha trovato o crede di aver trovato la chiave per risalire la china convincendo lei ad incontrare la Dottoressa Z e il suo Gioco che, riadattato alla coppia, consiste appunto nel fatto che ognuno dei due deve porre un quesito e stilare una lista di cinque possibilità di azione. Soltanto una di queste verrà sorteggiata e bisognerà attenersi scrupolosamente alla scelta. Un figlio può essere una scelta affidata al caso? In fondo i figli sono sempre nati così.

Il finale noir fa riflettere e porta in primo piano un tema di grande attualità di cui “Il Gioco” è in qualche modo metafora: il rischio di scambiare la realtà virtuale con quella fisica e di giocare con la propria coscienza, spesso talmente fluidificata da diventare inconsistente. Nell’autodifesa della Dottorezza Z emerge, con un ritmo che non cala mai, la premessa di tutto questo, la morale ritenuta una gabbia e il senso di colpa (suo unico figlio). Ultimo dettaglio, i costumi che sottolineano una volta di più distinguendo i piani, quello raffinato della Dottoressa che indossa delle ardite scarpe rosse (un simbolo di femminilità e anche di femminilità ferita?) e una certa sciatteria naïf e demodé dei due ragazzi.

Nota di regia
Esiste una possibilità di liberarsi da una visione fatalista della propria esistenza, quando pare che le nostre azioni siano governate da un destino predeterminato, già stabilito? È possibile spiazzare quella parte del nostro cervello che, come dice la dottoressa Zeta, pretende di decidere senza consultarsi prima con noi? Agata e Paolo ci provano scrivendo per la propria vita una trama pericolosa, senza un sicuro ritorno alla serena apatia di chi dice sempre “è tutta colpa degli altri!”
I due giovani disadattati diventano gli eroi delle proprie esistenze, perché sanno mettersi in gioco, imparano che una manipolazione subita può diventare un’occasione per sporcarsi le mani con la realtà, costi quel che costi. Provano con tutte le loro forze a stare al “gioco” della dottoressa Zeta e a scrivere un presente per loro stessi. Ma quando il tempo sembra ormai stare dalla parte dei protagonisti, si rivela il primo nemico da battere.

 

Teatro Cometa Off - via Luca Della Robbia 47, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.57284637
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 13,00 €, ridotto 10 € (tessera associativa 2,50 €)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio Stampa Carla Fabi
Sul web: www.cometaoff.it

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