Il Giocatore - Teatro Bellini (Napoli)

Scritto da  Sabato, 16 Dicembre 2017 

Dal 12 al 17 dicembre. Ritorna a Napoli, dopo una lunga tournée teatrale per l’Italia, l’ultimo “pezzo” della Trilogia della Libertà, “Il Giocatore” di Dostoevskij, terza produzione del Teatro Bellini dopo “Arancia Meccanica” e “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, che si concentra questa volta sull’ossessività del gioco, quel permanente senso di fatalità che opprime la psicologia umana, ma anche, e soprattutto, sul disperato bisogno di cercare se stessi nell’amore, anch’esso casuale ma pur sempre bello da vivere fino alla fine.

 

IL GIOCATORE
da Fëdor Dostoevskij
adattamento Vitaliano Trevisan
con Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso
scene Roberto Crea
disegno luci Salvatore Palladino
costumi Chiara Aversano
movimenti scenici Eugenio Dura
regia Gabriele Russo
coproduzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro Stabile di Catania

 

L’ossessione, la smania di denaro, il tentativo di uscire da una ruota che gira e rigira ma non permette di fermarsi mai, decretando i vincitori ed i vinti con una pallina che, nella sua casualità, determina i destini dell’uomo. Sono questi gli elementi chiave de “Il Giocatore”, adattamento del capolavoro dell’autore russo Dostoevskij, a cura di Vitaliano Trevisan, messo in scena dalla sapiente regia di Gabriele Russo.

Lo spettacolo riesce ad unire incisivamente le vicende narrate all’interno del capolavoro russo, a quelle che hanno caratterizzato personalmente la biografia di Fëdor Dostoevskij, connubio quasi doveroso se consideriamo il contesto di vita dell’autore, attanagliato dai debiti di gioco e nella necessità di scrivere un nuovo romanzo perché incalzato dai debitori. Dostoevskij terminerà “Il Giocatore” pochissimi giorni prima della scadenza concordata con il suo editore Stellovskij, con cui aveva pattuito che, se non avesse prodotto un nuovo libro entro il novembre del 1866, l’autore si sarebbe impegnato a cedergli tutti i diritti sulle sue opere, incluse quelle future.

Da questa situazione scaturisce un romanzo con un’ossessione di fondo che è tangibile sia nel testo originale che nel calzantissimo adattamento di Trevisan, sottolineata dall’efficace idea registica di utilizzare delle clessidre, poste sui tavoli a ridosso del proscenio, che scandiscono inesorabilmente il tempo del racconto ma anche la scadenza sempre più prossima del contratto tra Dostoevskij e Stellovskij.

Nei panni dello scrittore russo e del suo alter ego, Aleksej, protagonista del romanzo, abbiamo Daniele Russo, presenza costante sulla scena che tesse le fila di una trama complessa con maestria, grazie alla capacità di passare con disinvoltura dai panni di Dostoevskij a quelli del precettore della stravagante famiglia ritratta nel racconto. Al suo fianco, un’eccellente prova attoriale da parte di Camilla Semino Favro, nei panni della affascinante Polina e al contempo della stenografa che Dostoevskij assunse per farsi aiutare a concludere più velocemente il suo romanzo, Anna Grigor’evna. Anche in questo caso si tratta di un personaggio complesso, sintesi della finzione romanzesca e della realtà contingente legata al contesto di vita in cui nacque l’opera letteraria, essendo la donna di cui lo scrittore russo si innamorò e grazie alla quale riuscì a sottrarsi alla spirale senza sosta del gioco d’azzardo. Non può certo negarsi d’altra parte che tutti gli interpreti dimostrino un grande feeling scenico con delle prove attoriali convincenti e all’altezza della complessità intrinseca che un testo come questo sottopone agli attori, con lunghi recitati e un’indispensabile verità richiesta all’interpretazione che, se non fosse coltivata grazie ad uno studio attento ed approfondito sui personaggi, probabilmente andrebbe a minare l’impalcatura tutta del lavoro teatrale.

La regia, insieme all’ensemble attoriale, dà vita ad uno spettacolo ben rappresentato, ben congegnato e con la capacità di mantenere costantemente viva l’attenzione dello spettatore, grazie ad una messinscena che, pur rimanendo per la maggior parte ancorata al romanzo originale, e dunque ambientata in un contesto ottocentesco, non rifiuta di utilizzare elementi scenici, giochi di luci, o battute degli attori stessi (quando si parla delle valute si fa spesso menzione dell’euro), propri di una matrice evidentemente contemporanea.

Anche l’idea di proiettare sulla scenografia i numeri della roulette si rivela un elemento scenico geniale, generando quel magnetismo per il quale lo spettatore stesso si sente parte di quel tavolo da gioco, nell’attesa di capire come finirà la puntata. Quell’attesa, misto di speranza, gioia, pulsione interiore, nervosismo e tracotanza, racconta su un tavolo da gioco il disperato bisogno di ogni uomo di vincere contro qualcosa di gran lunga più forte di noi, la casualità. Ma racconta anche il desiderio che almeno una volta nella vita ciascuno possa fare zerò, e per una volta vincere la partita della vita.

 

Teatro Bellini - via Conte di Ruvo 14, 80135 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5491266, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: aperto dal lunedì al sabato dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; domenica dalle 10.30 alle 13; tutti i giorni un'ora prima dello spettacolo
Orario spettacoli: feriali ore 21, domenica ore 18
Biglietti: da euro 14 a euro 32, Under 29 euro 15
Durata spettacolo: 1 ora e 50 minuti, senza intervallo

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Grazie a: Katia Prota, Ufficio stampa Teatro Bellini
Sul web: www.teatrobellini.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP