Il giardino dei ciliegi - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 28 Maggio 2016 

È un giardino illuminato che emana un’aria frizzante quello che Ferdinando Bruni mette in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, nel nuovo allestimento 2015/2016. Un intenso lucore rivela aspetti inediti di un’opera che la tradizione ci ha abituato a percepire cupa, tradendo forse le intenzioni dello stesso Cechov che la considerava, invece, una commedia. E nella regia di Ferdinando Bruni, che ha curato anche la traduzione dell’opera, con la supervisione di Rosa Molteni Grieco, i toni comici sono ben visibili anche nella sostanziale fedeltà alla storia della decadenza dell’aristocrazia russa.

 

IL GIARDINO DEI CILIEGI
di Anton Čechov
adattamento italiano di Ferdinando Bruni (supervisione di Rosa Molteni Grieco)
uno spettacolo di Ferdinando Bruni
con Ida Marinelli, Elio De Capitani, Federico Vanni, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Corinna Agustoni, Carolina Cametti, Fabiano Fantini, Vincenzo Giordano, Marco Vergani, Liliana Benini
luci di Nando Frigerio
suono di Jean-Christophe Potvin
produzione Teatro dell'elfo
Premio Persefone 2008 a Ferdinando Bruni (Miglior scenografia e Miglior attore coprotagonista)

 

Nel salotto aristocratico ci si lascia andare a risa, scherzi, vaneggiamenti come se la crisi non riguardasse gli abitanti della casa, quasi a voler risolvere il problema di un imminente fallimento ignorandolo. Il commercio, gli affari, l’economia sono roba da parvenu, di cui è esimio esponente Lopachin, un “contadinello con la faccia da porco”, i cui avi erano servi della gleba nella tenuta del Giardino dei ciliegi, in cui lui vive da signore. C’è una contrapposizione netta tra la cura per gli affari e il dolce viver aristocratico, tra il pianificare una divisione in lotti del terreno ed un ricavo da affitti ai villeggianti, anche questi esponenti di una classe sociale in ascesa, la borghesia, e il passare tempo tra costose cene al ristorante, feste e sfarzi, dilapidando un patrimonio che diventa ogni giorno più magro e aumentando il volume dei propri debiti. Lopachin (Federico Vanni) è rimasto un uomo rozzo, nonostante il riscatto economico, non è in grado di leggere i classici o di fare ragionamenti profondi, ma sarà il protagonista di una grandissima scalata sociale. Mentre Gaev (Elio De Capitani), lo zio di famiglia, percorrerà il cammino inverso, declassato da aristocratico proprietario terriero a semplice bancario, senza perdere lo charme e il carisma a cui la condizione sociale lo aveva da sempre abituato. Parallelamente a questi due percorsi in direzioni opposte, gli altri personaggi della pièce seguono traiettorie simili: l’eterno studente Trofimov (Marco Vergani), di orientamento socialista, costretto a partire e a sperare in lavoretti di traduzione, mentre un giovane servo Jasha (Vincenzo Giordano) beve champagne a spese del nuovo padrone. È la metafora di una condizione storica che si incardina in un paradigma universale. Nella seconda metà dell’Ottocento in Russia, l’aristocrazia composta da proprietari terrieri ignorava la crisi incombente, il fallimento ormai alle porte, e continuava a dilapidare i pochi averi rimasti, distruggendo il futuro delle nuove generazioni, una situazione molto simile a quella delle società dell’Europa occidentale contemporanea, che gran parte del cinema contemporaneo ha indagato (ad esempio in La grande bellezza di Sorrentino o Il Capitale Umano di Paolo Virzì). Nella Russia di Cechov, però, c’era l’ascesa di una nuova classe sociale: la borghesia, fatta di ex contadini, operai, commercianti, tesi verso un futuro di riscatto. Mentre oggi nell’Europa occidentale è proprio questa classe sociale ad essere in profonda crisi.

Bruni porta in scena un’opera profonda e matura, che scava nella Russia di un’altra epoca per interrogarsi su un presente problematico, su cui il lucore dei ciliegi emana inquietudine. In scena un cast in ottima forma.

Una menzione speciale meritano le figure femminili: Ljuba (Ida Marinelli) bella e tragica, la figlia maggiore Varja (Elena Russo Arman) innamorata di Lopachin ma incapace di confessare il proprio sentimento, la serva seducente Duniaska (Carolina Cametti), la figlia minore candida (Liliana Benini), e una colorata maga (Corinna Augustoni) accompagnata da un simpatico cagnolino. Sfumature dell’animo femminile, intense, vivide, energiche nell’espressione del fallimento e della risalita.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 30.50, martedì posto unico € 20, ridotto <25 anni - >65 anni € 16, ridotto 6-10 anni € 11.50, scuole € 12
Durata: 120' + 15' intervallo

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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