Il giardino dei ciliegi - Teatro India (Roma)

Scritto da  Domenica, 24 Febbraio 2019 

Dal 14 al 17 febbraio, il Teatro India ha ospitato una coraggiosa e interessante operazione della compagnia bolognese Kepler-452: un’audace ma riuscita riscrittura del Giardino dei ciliegi di Anton Cechov. Lo spettacolo, prodotto da Emilia Romagna Teatro, rappresenta un’indagine sia teatrale che sociale sull’occorrenza di determinati fenomeni all’interno degli agglomerati urbani: ossia la sottrazione di spazi abitativi ai cittadini (che li animano e che li amano) in nome di imprese commerciali promosse da grandi investitori intenti a incrementare i loro guadagni.

 

IL GIARDINO DEI CILIEGI
Trent’anni di felicità in comodato d’uso
ideazione e drammaturgia Kepler-452 (Aiello, Baraldi, Borghesi)
regia Nicola Borghesi
con Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi
regista assistente Enrico Baraldi
assistente alla regia Michela Buscema
luci Vincent Longuemare
suoni Alberto “Bebo” Guidetti
scene e costumi Letizia Calori
video Chiara Caliò
foto Luca Del Pia
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
si ringraziano per l’ospitalità e la disponibilità ATER Circuito Multidisciplinare dell’Emilia Romagna, Teatro Comunale Laura Betti e Teatro dell’Argine

 

Esistono diverse modalità di attualizzare un testo teatrale. Senza voler entrare nel merito se si tratti di un’operazione fruttuosa, condivisibile, apprezzabile o piuttosto irriverente, i Kepler-452 scelgono di individuare le circostanze date dal Giardino dei ciliegi, e di proiettarle sul presente, o meglio, di osservarne una possibile declinazione odierna, mettendo - come ha già notato Andrea Porcheddu - «in corto circuito tempo presente e tempo teatrale». Ed è così che individuano in Annalisa e Giuliano Bianchi i Gaev e Ljiuba contemporanei, italiani, vivi e vegeti, ma soprattutto reali.

Dopo aver vissuto per trent’anni in una casa colonica nell’immediata periferia bolognese, concessagli in comodato d’uso dal Comune, i due si ritrovano sgomberati per lasciare spazio all’ennesimo business. Davanti a un’ipotesi di guadagno, nulla sembra avere valore: per trent’anni, Annalisa e Giuliano hanno curato il casolare, hanno coltivato il terreno circostante, hanno allevato animali di ogni sorta, hanno ospitato rom ed ex detenuti. Tra quelle mura, per trent’anni, Annalisa e Giuliano si sono amati, e con amore hanno trattato innumerevoli altri esseri viventi. Per trent’anni, ogni mattina, si sono svegliati felici.

Ma purtroppo esiste un corrispettivo vivente, contemporaneo e reale anche di quel Lopachin che negli ettari del giardino dei ciliegi vedeva un potenziale guadagno da sfruttare. Si tratta di Oscar Farinetti, grande assenza di questa storia, che con Eataly promuove una visione ordinata della natura, che imbelletta i prodotti genuini nell’elegante packaging del “biologico”, strizzando l’occhio alla borghesia radical-chic. Annalisa e Giuliano vengono sfrattati dalla loro abitazione per lasciare spazio a FICO: Fabbrica italiana contadina, in cui la fattoria diventa visivamente ben organizzata, gradevole, alla moda, raffinata ed elegante.

È Lodo Guenzi a dare corpo a Lopachin-Farinetti. Proprio lui che, in ambito musicale, con Lo Stato Sociale, è saltato dal contesto indipendente a quello mainstream, tra il successo al Festival di Sanremo 2018 e il ruolo di giudice al noto talent X Factor. Deve esserci una forma di autoironia, nonché di autocritica in questa scelta, che del resto non manca neanche agli altri due interpreti, Nicola Borghesi, anche regista dello spettacolo, e Paola Aiello, che ha contribuito all’ideazione e alla drammaturgia. I tre giovani sembrano infatti denunciare con forza le contraddizioni della generazione a cui appartengono: trentenni che si svegliano afflitti dall’angoscia, che solo grazie allo smartphone riescono a farsi un’idea di come sia fatta una poiana, che non conoscono i nomi delle cose, né le cose stesse. E che pertanto, non possono aspirare ad alcuna felicità. Neanche a quella del sottotitolo: Trent’anni di felicità in comodato d’uso.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì e domenica ore 21, venerdì e sabato ore 19
Biglietti: intero 20€, ridotto 16€, scuole e studenti €14
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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