Il Gabbiano - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Domenica, 08 Febbraio 2015 

Sino al 22 febbraio al Teatro Litta di Milano va in scena, in prima nazionale, un classico della letteratura russa: “Il Gabbiano” di Cechov. Fu scritto nel 1895, e la sua prima rappresentazione fu, a dispetto della sua odierna notorietà, un totale insuccesso: sembrava sconclusionato e sospeso a mezz'aria. Stanislavskij, con il suo nuovo modo semplice e vero di fare teatro, ma fortemente radicato nell'animo dell'attore, ne fece qualche anno più tardi un successo, presentandolo al “Teatro dell'Arte”. Antonio Syxty lo presenta su una scena sobria, che resta immutata per tutto lo spettacolo.

 

Litta Produzioni presenta
IL GABBIANO
di Anton Čechov
adattamento e regia Antonio Syxty
con Caterina Bajetta, Letizia Bravi, Gaetano Callegaro, Valentina Capone, Guglielmo Menconi, Livio Remuzzi (Premio Hystrio alla Vocazione 2014), Antonio Rosti
scenografia Guido Buganza
costumi Valentina Poggi
staff tecnico Ahmad Shalabi, Marcello Santeramo
disegno luci Fulvio Melli
assistente alla regia Libera Pota
foto di scena Valentina Bianchi

 

Antonio Syxty firma la regia di “Il Gabbiano”, la commedia di Cechov che a ben vedere è un vero dramma, espresso a bassa voce, con toni “antiteatrali”. Sulla scena un gruppo di personaggi, sette, attende l'arrivo di Nina, la fidanzata di Kostantin, un giovane uomo di poco più di vent'anni che aspira a diventare scrittore. Egli, per lei che vuole diventare attrice, ha scritto un lavoro teatrale perchè lo rappresenti davanti a tutti, sul palco fatto montare nella bella residenza di campagna. La mamma di Kostantin, una famosa attrice che invecchia male tra le sue rughe e il suo bisogno di protagonismo, stronca entrambi e l'atmosfera si carica di tensione. Il lago, anche se non compare in scena, è presente, con la sua luce, la sua natura, i gabbiani che lo sorvolano.

E proprio il gabbiano sarà il simbolo dell'inconsapevole felicità e leggerezza che dura un istante per poi essere colpita per gioco e per noia da un uomo di passaggio; è la sorte che toccherà a Nina, piena di vita e speranza che sulle rive dello stesso lago si lascia ”colpire” da un letterato famoso, Trigorin, il quale senza cattiveria, ma quasi per indolenza, approfitta della sua giovane linfa e la porta con sè a Mosca, illudendola di aiutarla a fare l'attrice. L'abbandonerà poco dopo e da vigliacco qual è, tornerà dalla sua amante che è la madre di Kostantin. Questi, che aveva aspettato il ritorno di Nina nella proprietà di campagna, quando la vede tornare tradita ed abbandonata, ma ancora innamorata dell'intellettuale, si suicida.

Tanti sono i temi di questa pièce, dove il dramma si consuma solo all'ultimo con l'azione, ma prima serpeggia tra le conversazioni piatte dei personaggi: lo scontro generazionale in una Russia aristocratica che aveva concesso, solo nel 1861, l’emancipazione ai servi della gleba e si avviava alla rivoluzione; l'inutilità dell'arte, del teatro e della letteratura così lontani dalla vita reale; la passione di un quarantenne di successo per una ventenne e viceversa; l'incapacità di godere della vita o di combattere per darle un senso.

Lo spettacolo, anche se in alcuni momenti si dilunga un po', rende quanto Cechov voleva far emergere: la noia, la noncuranza, la svogliatezza con la quale questi personaggi conducono la loro vita. Bravissima Masha, segretamente innamorata di Kostantin, che si muove al confine con l'isteria, ripetendo il suo fallimento misto ad angoscia.

 

Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20:30, domenica ore 16:30, lunedì riposo
Biglietti: intero €21, ridotto €11/15
Durata: 100 minuti

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

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