Il Frigo - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Sabato, 21 Gennaio 2012 
Il Frigo

Dal 19 al 29 gennaio. Che ci fa Eva Robin’s nel frigo? L’ha infilata lì dentro Andrea Adriatico, pensando a Copi, per dare vita a una strana girandola di personaggi e storie in cui si concentrano tutte le manie del drammaturgo argentino: sessi indefiniti, violenze, trasformismi, mille persone ma un solo bizzarro personaggio sulla scena. All’originale attrice italiana è stata cucita addosso una delle più vorticose sceneggiature di Copi per un monologo surreale.

 

 

Produzione Teatri di Vita presenta

IL FRIGO

Uno spettacolo di Andrea Adriatico per Eva Robin’s

di Copi

a cura di Daniela Cotti

con Eva Robin’s

scene Andrea Cinelli con la consulenza di Maurizio Bovi

costumi Andrea Cinelli col repertorio vintage di A.N.G.E.L.O.

fotografia Raffaella Cavalieri

 

La pettinatura di Eva Robin’s sulla scena – già sul palco, immobile e algida quando entrano gli spettatori – è la stessa di Eva Kant, l’amante di Diabolik a cui l’artista, all’anagrafe Roberto Maurizio Coatti, si è ispirata per scegliere il suo nome d’arte e di seconda vita.

Forse non è un caso, questo. Il Frigo, monologo tanto pungente quanto bizzarro, diventa ora un vestito cucito addosso all’attrice e che non la copre affatto, ma ne mette al contrario in luce tutte le caratteristiche. Bellezza estrema, fascino, cinismo, ironia, fisicità statuaria, ammiccamenti così pieni di significato. E questo deve essere chiaro, tanto da scriverlo nel sottotitolo: lo spettacolo di Andrea Adriatico è per Eva Robin’s.

Reduce dalla nomination per il premio Ubu, volto noto della televisione, del cinema e del teatro, l’interprete del monologo ‘infila’ se stessa nelle caratteristiche, molteplici, dei protagonisti della mise en scene che porta il nome di un elettrodomestico.

In uno sfondo pop iperrealistico, scenograficamente molto vicino alle pareti di Arancia Meccanica di Kubrick, un’ambigua donna sola chiusa in casa inganna le sue fobie e le sue angosce, immaginando – e recitando – una serie di strampalati personaggi che la vengono a trovare. Una psicanalista svitata, una madre crudele (l’outfit total black da sera della Robin’s di questo ruolo è il più affascinante in assoluto), un editore megalomane, un fantasma. Oppure una cameriera un po’ troppo serva della sua padrona, o perché no, un cane incontinente e un topo di cui innamorarsi e con cui voler andare a cena a Parigi, sulla Tour Eiffel.

In questo vorticoso crescendo tragicomico di Copi, come in tutte le sue opere, si passa dal sesso al suicidio, dalla monotonia della solitudine alla risata e poi allo stupro e poi ai ricordi delle passerelle di una modella ormai sul viale del tramonto. Un caos di sensazioni improbabili, dal patetico al riflessivo, tutte chiuse dentro a un frigo, come se fosse un moderno vaso di Pandora che la sua proprietaria ormai ha aperto parecchio tempo fa.

Il testo è davvero molto interessante, onirico, di graffiante sarcasmo, pungente, come tutte le fatiche dello scrittore argentino morto di Aids nel 1987. Copi da sempre ci abitua al mondo costantemente frivolo e en travesti, spesso psicopatico, quasi sempre autoironico come nel caso de Il ballo delle checche.

Ed è questa, appunto, l’unica pecca. Il Frigo è ricco di sfumature e significati, da interpretare con una dose di intensità ed emozioni che vanno oltre la scena, come se l’interprete dovesse continuamente essere in stato di trance.

Eva Robin’s, dall’altra parte, con il suo percorso umano e artistico così avvincente e di cui mai c’è stato un abuso mediatico, è altrettanto interessante, tanto da meritare una scena tutta per sé, proprio per la sua vita poliedrica. Ma le due cose, elementi così forti entrambi, assieme si offuscano l’uno con l’altro. Il testo perde la sua efficacia perché accecato dalla persona di Eva e la Robin’s (bellissima, ma quasi con la necessità di dimostrarlo continuamente) che mette troppo di lei da lasciar sfuggire i mille dialoghi che la intrattengono sul palco con sé stessa. Ovvero, due eccellenze ma che assieme si riducono a una sufficienza, se pur sofisticata.

 

Sala Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano

Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8055882 – 02/86454546, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30, lunedì riposo

Biglietti: da martedì a giovedì intero €13, ridotti €10/13 - da venerdì a domenica: intero €19, ridotti €9/€13

Acquista on-line: VivaTicket | Abbonamenti: Carta Lunatica - Carta Lunatica Gold

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Teatro Litta

Sul web: www.teatrolitta.it

 

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