Il flauto magico - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Lunedì, 13 Ottobre 2014 

Sincretismo musicale, contaminazione di sensibilità, il senso del contagio che dialoga in una versione che sa di fiaba per bambini e insieme di un percorso iniziatico accompagnato da un griot. E’ l’elemento fantasioso, esoterico popolare, non l’elemento virtuoso settecentesco e raffinato che prevale, con qualche azzardo. La scena è ispirata ai graffiti, a qualche elemento pop, a illustrazioni per l’infanzia con inserzioni pubblicitarie, tra il cartoon e l’ammiccamento al cinema muto. Lo spettacolo non contiene, sfora, si infiltra in ambiti impropri e diverte perché gli interpreti si divertono. Belle le voci di Pamina e della Regina della Notte, interpreti ospiti: elegante e solare, l’una; potente e ironica, l’altra.



Vagabundos s.r.l presenta da una produzione originaria
Fondazione Romaeuropa e Les Nuits de Fourvière
IL FLAUTO MAGICO
ispirato all'opera in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart
direzione artistica e musicale Mario Tronco
elaborazione musicale Mario Tronco e Leandro Piccioni
acquarelli, animazione e scene Lino Fiorito
disegno luci Pasquale Mari
costumi Ortensia De Francesco
direttore tecnico e datore luci Daniele Davino
fonico di sala Gianni Istroni
fonico di palco Massimo Cugini backliner Juan Ortiz
proiezionista Daniele Spanò
costumista Katia Marcanio
tour manager Federica Soranzio
produzione esecutiva Pino Pecorelli per Vagabundos s.r.l

Personaggi e Interpreti
Houcine Ataa (Tunisia) voce - Monostatos
Peppe D’Argenzio (Italia) sax baritono e soprano, clarinetti
Omar Lopez Valle (Cuba) tromba, flicorno - Narratore Awalys
Ernesto Lopez Maturell (Cuba) batteria, congas - Tamino
Zsuzsanna Krasznai (Ungheria) violoncello - Dama
Luca Bagagli (Italia) violino - Dama
Gaia Orsoni (Italia) viola - Dama
Carlos Paz Duque (Ecuador) voce, flauti andini – Sarastro
Sanjay Kansa Banik (India) tablas - voce
Pino Pecorelli (Italia) contrabbasso, basso elettrico – Ragazzo
Leandro Piccioni (Italia) pianoforte
Raul Scebba (Argentina) marimba, percussioni, timpani - Sacerdote
El Hadji Yeri Samb (Senegal) voce, djembe, dumdum, sabar - Papageno
Dialy Mady Sissoko (Senegal) voce, kora - Ragazzo
Ziad Trabelsi (Tunisia) oud, voce – Messaggero della Regina della Notte
Emanuele Bultrini (Italia) chitarre – Ragazzo
Fabrizio Savone (Italia) trombone, euphonium – canto
Luca Ginesti (Italia) corno

e i musicisti ospiti
Maria Laura Martorana (Italia) voce - Regina della Notte
Sylvie Lewis (Inghilterra) voce, chitarra - Pamina

L'orchestra di Piazza Vittorio è nata in seno all'Associazione Apollo 11 ed è stata ideata e creata da Mario Tronco ed Agostino Ferrente.


L’idea è nata nel 2007 da una proposta di Daniele Abbado per la Notte Bianca di Reggio Emilia. “Il progetto - racconta - ci sembrava folle, poi abbiamo deciso di svilupparlo come se l’opera di Mozart fosse una favola musicale tramandata in forma orale e giunta in modi diversi a ciascuno dei nostri musicisti”. Non è né una riduzione (un’ora e mezza senza intervallo), né una versione semplificata, ma una vera e propria traduzione. La musica è soprattutto voce e ritmo, paradossalmente prosa.

E’ l’elemento autenticamente esoterico di Amadeus Mozart, quello dell’oralità e dei misteri, che viene posto in evidenza e della favola che incontra l’infanzia come un miracolo. Come accade ogni volta che una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati, e anche la musica si è allontanata dall’originale. I ruoli sono stati affidati ai musicisti in base ad una somiglianza di carattere o per affinità con certe esperienze vissute: ad esempio Tamino è Ernesto Lopez Maturell, un ragazzo che ha tutta l’esuberanza della sua giovane età. Più che dall’amore per Pamina, interpretata dalla folk singer anglo-americana Sylvie Lewis (voce elegante, solare, un physique du rôle forse un po’ moderno più da racconto di Natale) che è una persona dolce ma determinata, il nostro principe è mosso dal desiderio di avventura e dalla paura dell’ignoto, che a quell’età si trasforma in eccitazione. Il mago Sarastro è Carlos Paz, un artista con un rapporto molto forte con la politica e la religione, che ci racconta spesso dei riti sciamanici del suo paese; lui stesso ha qualcosa dello sciamano.

Quella della Regina della Notte è una delle poche parti occidentali, è interpretata da Maria Laura Martorana, una virtuosa del canto lirico con un repertorio molto vasto. La sua Regina ha un carattere misterioso, insieme ironico e cupo; dotata di grande energia, con tonalità punk e rock nei gesti, mescola in modo originale un certo gusto della saga antica con il neogotico. E per diretta assonanza Pap Yeri Samb è stato subito Papageno, una persona semplice e profonda con un carattere molto vicino al personaggio di Mozart.

Voci e lingue diverse, dal tedesco all’inglese, allo spagnolo, all’arabo, al tunisino che - per chi riesce a coglierlo - ha il gusto della terra di confine che unisce in modo ‘improprio’ e originale, francese e arabo, offrendo un romanticismo nazional-popolare che ricorda in parte certa melodia napoletana. Il flauto magico di oggi non è solo per flauto: è suono di strumenti diversi, è incontro di civiltà diverse che a volte non si capiscono e si scontrano. C’è però un lingua universale che è quella delle emozioni, della musica per eccellenza.

Anche la geografia cambia: l’opera di Mozart è ambientata in un Egitto fantastico; mentre quella dell’Orchestra di Piazza Vittorio si svolge in un luogo immaginario, senza riferimenti alla geografia reale. L’esecuzione si limita ad alcune melodie, delle quali certune riconoscibili, alcune solo tratteggiate, senza sviluppo e senza parti virtuosistiche, intrecciate a brani originali dell’Orchestra. Il lavoro con la partitura si appunta su alcune celebri arie, il duetto di Papageno e Papagena, su tutte, che diventa quasi un refrain, la colonna sonora dell’opera, simbolicamente, l’incontro delle lingue sconosciute che s’intendono su altri piani rispetto a quello letterario. Dietro le quinte si intuisce un lavoro diverso da quello di un’orchestra “normale”. Dal folk al reggae alla classica al pop e al jazz, la musica di questa regia è piena di riferimenti alle altre culture.

I musicisti dell’OPV hanno background molto distanti, non solo geograficamente. Ogni musicista porta nell’Opera la sua cultura, la sua lingua: arabo, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, wolof, italiano. E si sa, la lingua è una visione del mondo, per cui ad esempio quel calcare di Monostatos sul pronome ‘io’ e ‘tu’, pronunciati con il tipico accento tunisino - quando in arabo non è necessario nella frase, dà una coloritura particolare, come il ‘cuore’ che usa la parola qalboun - l’organo - e non fouad, il centro dei sentimenti, ci dice che il riferimento è la canzone nazionale sentimentale. Non è solo questione di lingue ma di registri che non sono scelti casualmente.

L’Orchestra è sul palco non nella buca, come nelle opere, e i musicisti diventano personaggi semplicemente indossando in scena il loro costume e guadagnando il proscenio in una fusione integrata tra voce, musica e interpretazione. Anche il direttore non sta ‘dall’altra parte’ e si presenta con una vistosa coda da pennuto. Mentre sullo sfondo scorre un video che disegna in modo dinamico immagine astratte, suggestioni che raccontano la scena: ora diventando figure pop o che ricordano i murales di Keith Haring, ora video pubblicitari e ancora cartoni animati per bambini ma anche graffiti preistorici e in fondo si tratta dello stesso ceppo simbolico. E’ l’allusione emozionale, minimalista, senza definire il tratto per catturare l’attenzione e dare l’idea, immediatamente. Accanto a questo fraseggio colorato, in bianco e nero alcune parti dell’opera sono integrate sotto forma di film muto con fumetto, a metà tra il gusto retrò e il fotoromanzo. Non c’è voglia di stupire o provocare ma di provare, cimentarsi e misurarsi nella forma e nello stile sconfinando nei linguaggi e… divertendosi perché questa è l’impressione che l‘Orchestra di Piazza Vittorio regala al pubblico.

 

Prossime repliche dello spettacolo:
9 - 14 dicembre, Teatro Bellini - Napoli
21 dicembre, Auditorium della Guardia di Finanza - L'Aquila
22 dicembre, Teatro Politeama - Genova
23 - 26 dicembre, Teatro Menotti - Milano
27 - 31 dicembre(pausa il 29), Teatro Carignano - Torino
23 gennaio, Teatro Savoia - Campobasso
24-25 gennaio, Teatro Don Gesualdo - Avellino
12 febbraio, Teatro Ponchielli - Cremona

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, info 06/6783042, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa L’Orchestra di Piazza Vittorio
Sul web: www.teatroquirino.it - www.orchestrapiazzavittorio.it

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