Il Don Giovanni - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 15 Marzo 2015 

E' andato in scena al Teatro Argentina di Roma e sta per approdare al Teatro Carignano di Torino, il Don Giovanni assolutamente fuori dagli schemi, provocatorio ed irriverente di Filippo Timi. Prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano in sinergia con il Teatro Stabile dell'Umbria, lo spettacolo ad oltre due anni dal debutto meneghino giunge finalmente a Roma, preceduto dagli applausi osannanti di un pubblico ormai appassionatamente devoto ai divertissement timiani e dagli strali feroci di una critica a tratti decisamente inclemente nei suoi confronti. In una baraonda di caustica ironia, maliziosa sensualità, costumi sgargianti e scenografie opulente, l'incontenibile estro creativo e registico dell'istrionico mattatore esplode in una summa perfetta del suo teatro, che non ammette posizioni interlocutorie: amore incondizionato o ripulsa senza remora alcuna.

 

Produzione Teatro Franco Parenti e Teatro Stabile dell’Umbria presenta
IL DON GIOVANNI
Vivere è un abuso, mai un diritto
di e con Filippo Timi
regia e scena Filippo Timi
e con in ordine di apparizione Marina Rocco, Elena Lietti, Umberto Petranca, Alexandre Styker, Lucia Mascino, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli, Roberto Laureri
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele
regista assistente Fabio Cherstich
La scena è stata realizzata presso il Laboratorio del Teatro Franco Parenti

 

Premessa doverosa, in questa netta contrapposizione di fazioni ci collochiamo assolutamente sul fronte degli estimatori di Filippo Timi. In un microcosmo teatrale troppo spesso autoreferenziale e ostinatamente riservato agli addetti ai lavori, già il constatare quanto le platee deflagrino di spettatori giovani ed entusiasti in occasione dei suoi spettacoli dovrebbe indurre ad un atteggiamento maggiormente conciliante. A questo si aggiungono inoppugnabili dati di fatto, quali la poliedricità trascinante e l'autentico carisma dell'attore perugino (tali da suscitare con sempre maggior frequenza l'impegnativo accostamento ad un mostro sacro come Carmelo Bene), il talento solido e vigoroso dell'intera compagnia che ormai da anni lo affianca lungo il suo abbacinante percorso artistico e gli allestimenti sempre sorprendenti che caratterizzano le sue opere, perfetto connubio tra minuziosa attenzione registica e soverchianti barocchismi pop che divampano nei costumi, nella scenografia, nel linguaggio, in definitiva nell'estetica della rappresentazione tout court. Carte vincenti che trovano un'egregia incarnazione in questa riuscita rivisitazione delle rocambolesche disavventure dell'impenitente seduttore, nel passato celebrato innumerevoli volte in musica e letteratura, dalla celebre opera lirica di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte ai testi di Molière, Byron, Puškin e Saramago.

Accantonato l'appiglio di una trama canonicamente codificata, l'opera si compone di frammenti narrativi a sè stanti, imbastiti da stranianti intermezzi musicali in un costante accostamento tra alto e basso (dalla ricercatezza dei Pagliacci di Leoncavallo al rock ispirato di "Bohemian Rapsody" dei Queen, da sterzate decisamente nazionalpopolari sulle note di Baglioni e Zero sino alla sigla del cartone animato "Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo") e da videoproiezioni che sconfinano senza riserve nel territorio irriverente del trash.

Accompagneremo Don Giovanni dal risveglio in una giornata assolutamente qualunque sino all'incombere del suo passaggio dagli sfarzi terreni all'aldilà; si prende cura di lui il solerte lacchè Leporello (un Umberto Petranca realmente in stato di grazia per ironia, misura e presenza scenica), pronto ad assecondarne ogni bislacca richiesta. A turbare la quiete del giovane e licenzioso nobiluomo, incombono però le donne da lui sedotte e abbandonate: prima fra tutte l'impetuosa Donna Elvira (la sempre impeccabile Lucia Mascino, unica nel conferire ai suoi personaggi le più caleidoscopiche sfumature), divisa tra il desiderio di massacrare a colpi di pugnale il suo carnefice e la bramosia sessuale di farlo nuovamente suo; ancor più pericolosa la sanguinaria Donna Anna (una quanto mai austera e perfida Elena Lietti) che, risoluta a vendicare l'assassinio del Commendatore suo padre (Fulvio Accogli) compiuto da Don Giovanni durante un mirabolante tentativo di seduzione, lo insegue instancabilmente, portandosi dietro, come fosse un cagnolino fedele ed ossequioso, lo sprovveduto marito Don Ottavio (un Matteo De Blasio esilarante nella sua totale sottomissione); infine, uno spiraglio di rigenerante freschezza e serenità, l'impacciata contadinella Zerlina (una Marina Rocco irresistibile nella sua spontanea comicità) che sarà ben presto individuata come prossima fanciulla da concupire, sottraendola con destrezza al controllo del suo promesso sposo, il rustico Masetto (Roberto Laureri). Completa il quadro di questo vorticoso tourbillon di amorazzi e inseguimenti, l'intrigante Alexandre Styker in un duplice ruolo: dapprima nei panni affettatamente compassati di Ludovico, cerimonioso servitore di Donna Elvira, poi in altre vesti, ben più inquietanti e demoniache...

Le vicende si incastonano in un'architettura scenografica sontuosa, costellata da un tripudio di quinte girevoli che assecondano repentine entrate e uscite di scena; a mo' di sfondo le vertiginose prospettive della "Gloria di Sant'Ignazio" di Andrea Pozzo e ad accarezzare ed enfatizzare il tutto il magistrale disegno luci di Gigi Saccomandi. Strabiliante l'impatto visivo della variopinta stravaganza carnascialesca offerta dai costumi di Fabio Zambernardi, realizzati in collaborazione con lo stilista americano Lawrence Steele: completi dalla foggia settecentesca reinterpretati con l'opalescenza del lattice ed eccentrici soprabiti chiassosamente colorati, tempestati di fiori, parrucche femminili - o forse gli scalpi delle sue innumerevoli vittime? - e vermiglie lingue infuocate, riverberano l'indole provocatoria e bizzarra del protagonista; non meno sfarzoso il trattamento riservato ai personaggi comprimari, la cui psicologia viene argutamente tratteggiata con l'ausilio di abiti ed accessori, dalle sgargianti livree dei servitori Leporello e Ludovico all' ingenua contadinella Zerlina agghindata come una bambolina in porcellana di Capodimonte, dall'irruente Donna Elvira con la sua sconfinata gonna a ruota rossa scarlatta come la sua virulenta passionalità alla sadica Donna Anna con la sua tenuta in latex da perfetta dominatrice, con tanto di zeppe torreggianti e scudiscio, ingentilito per l'occasione nella guisa di un nastro da ginnastica ritmica. Costumi di strepitosa raffinatezza, di una ricchezza molto di rado incontrata oggi sui palcoscenici italiani tristemente investiti dall'amaro ciclone della spending review.

Quello di Filippo Timi è un "Don Giovanni" ipertrofico, eccessivo, provocatorio e dissacrante sotto ogni singolo punto di vista: un seduttore implacabile, cinico, a tratti volgare, perchè no anche eroinomane, portato in scena con la contaminazione sfrenata di linguaggi e l'istrionico protagonismo cui l'artista perugino ha ormai abituato i suoi spettatori. Recitando, ballando, cantando, improvvisando ed intrattenendo il pubblico, si impadronisce letteralmente del palcoscenico per quasi due ore e mezza di rappresentazione. Dinanzi alla sua personalità tracimante ogni altra componente dell'opera teatrale rischia di essere eclissata ma fortunatamente, grazie all'incisivo talento dell'intera compagnia, all'allestimento di inaudita potenza e alla certosina perizia con cui tutti gli ingredienti si amalgamano alla perfezione, non è questo il caso. Precipitando sempre più a fondo nel suo abisso di abiezione morale, il Don Giovanni di Timi erutta genialità creativa e sagace umorismo.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Durata: 2 ore e 20 minuti più intervallo

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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