Il discorso del re - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Giovedì, 22 Novembre 2012 
Il discorso del re

Dal 13 novembre al 2 dicembre. La brillante intensità della pièce “Il discorso del re” dello sceneggiatore londinese David Seidler, dopo aver conquistato senza riserve le platee cinematografiche con la pluripremiata trasposizione diretta da Tom Hooper con protagonisti Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter, si riflette in maniera altrettanto vigorosa nella versione teatrale attualmente in scena al Quirino di Roma, per poi proseguire il cammino di un’impegnativa tournèe sui palcoscenici dell’intera penisola. Pilastri di una sontuosa esaltazione della drammaturgia della parola un magistrale Filippo Dini e l’istrionico Luca Barbareschi, in questa circostanza anche nelle vesti di produttore e regista.

 

 

Produzione Casanova Multimedia presenta
IL DISCORSO DEL RE
di David Seidler
con Luca Barbareschi (Lionel Logue, logoterapista australiano), Filippo Dini (Bertie, duca di York), Ruggero Cara (Winston Churchill, politico), Chiara Claudi (Myrtle, moglie australiana di Lionel), Roberto Mantovani (Cosmo Lang, arcivescovo di Canterbury), Astrid Meloni (Elizabeth, duchessa di York), Giancarlo Previati (Re Giorgio V padre di Bertie e David; Stanley Baldwin, primo ministro) e Mauro Santopietro (David, principe del Galles)
scene Massimiliano Nocente
costumi Andrea Viotti
luci Iuraj Saleri
musiche originali Marco Zurzolo
regia e traduzione Luca Barbareschi

 

Una prima constatazione d’obbligo: la pièce tradotta e diretta con eleganza da Barbareschi nulla ha da invidiare alla pregiata ed acclamatissima pellicola che l’anno scorso si aggiudicò ben quattro premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista a Colin Firth e miglior sceneggiatura originale) ed il plauso unanime da parte di critica e pubblico. Il sapiente intreccio tra attenta ricostruzione storica ed originale elaborazione drammaturgica, l’affascinante allestimento scenografico accarezzato da un disegno luci mai invasivo, le interpretazioni appassionate ma mai sopra le righe offerte dall’intera compagnia rendono l’opera assolutamente avvincente e godibile, senza cali di tensione o sbavature nonostante la considerevole durata. Lo spettatore viene accompagnato in modo discreto lungo un percorso di crescita esistenziale e scambio reciproco tra due esseri umani, avvenuto infrangendo rigide convenzioni e granitiche gerarchie per ricercare l’essenza primigenia e più autentica; un processo dall’intrinseco valore catartico e liberatorio, che si dipana sullo sfondo delle drammatiche vicende dell’ascesa al potere del nazismo hitleriano e dei venti di guerra che cominciano a spirare inesorabilmente nel continente europeo sino al deflagrare del secondo conflitto mondiale.
Al centro dell’intelaiatura narrativa il principe Albert, duca di York secondogenito del sovrano inglese Giorgio V, e i suoi paralizzanti ed incresciosi problemi di balbuzie che rendono ogni discorso pubblico, ogni inderogabile appuntamento ufficiale, un calvario tormentoso. Inutili si son rivelati gli innumerevoli tentativi di curare questo disagio affidandosi alle terapie dei più illustri logopedisti; nel frattempo il discorso di chiusura dell'Empire Exhibition da lui tenuto al londinese stadio di Wembley ha suscitato cocente imbarazzo tra i sudditi e soprattutto nell’austera compagine della famiglia reale. L’unico baluardo difensivo dietro il quale Bertie – questo il nomignolo affettuoso con cui viene appellato sua altezza tra le rassicuranti mura domestiche – si trincera è la convinzione che il suo ruolo di figlio cadetto lo porrà costantemente al riparo da incarichi governativi. Alla morte del padre Giorgio V, sale difatti sul trono il legittimo erede David, principe del Galles, ma il suo regno si sbriciolerà in miriadi di frantumi sotto l’onta del pettegolezzo, annientato dal moralismo benpensante della chiesa anglicana; sarà costretto ad abdicare neppure un anno dopo per difendere la propria indipendenza emotiva ed in particolare la travolgente passione che lo lega all’americana Wallis Simpson, additata con concorde sdegno per il suo status di spregiudicata yankee già due volte divorziata.
Il gravoso impegno della secolare monarchia britannica ricade quindi istantaneamente sulle fragili spalle del principe Albert, riaccendendo catastroficamente i riflettori sulle sue difficoltà, insicurezze e ritrosie. L’unica sua speranza risiede in un bizzarro professionista, il sedicente logoterapista di origine australiana Lionel Logue, al quale si è rivolta sotto mentite spoglie la risoluta duchessa Elizabeth per cercare di trovare una soluzione alla virulenta balbuzie che non concede tregua a suo marito, il futuro sovrano d’Inghilterra. Il bislacco medico, giunto nella terra d’Albione per coltivare le sue segrete ambizioni d’attore che invece sono state impietosamente frustrate, dopo l’iniziale reticenza conseguente alla scoperta della reale identità del suo paziente accetta l’improba sfiba, imponendo però le sue inamovibili condizioni ed il proprio metodo curativo: terapista e paziente saranno posti rigorosamente sul medesimo livello, nessun salamelecco o affettata riverenza, si parlerà in modo schietto e sincero e l’obiettivo non sarà semplicemente correggere un mero difetto di pronuncia, ma piuttosto affondare tra le più recondite dinamiche psicologiche del duca di York, scarnificandone le barriere difensive e aggredendo le resistenze e sofferenze che si traducono nel faticoso incespicare, parola dopo parola, nelle sue deludenti prove oratorie. Anche da parte di Bertie – ebbene sì, anche Lionel pretende di rivolgersi al neo-monarca con il suo soprannome vezzeggiativo – non sarà facile abbandonarsi al sentiero tracciato dall’incontenibile ed irriverente logoterapista verso la guarigione, ma quando comprenderà le potenzialità di questo metodo, la sua adesione diverrà totale e senza riserve, rinunciando al formalismo delle etichette ed impegnandosi con entusiasmo in esercizi di respirazione e rilassamento muscolare. Ne scaturisce un’intensa e solidale amicizia, un rapporto di fiducia reciproca di tale forza che il duca Albert pretenderà di avere al proprio fianco Lionel nella cattedrale di Westminster, il fatidico giorno della sua incoronazione.
Mentre vengono tessute infime trame dal folto partito degli scettici, fermamente convinti dell’inettitudine del nuovo monarca (dall’arcivescovo di Canterbury che aspirerebbe ad allungare i propri artigli anche sul potere temporale sino al primo ministro Stanley Baldwin e all’ambizioso Winston Churchill), la retorica nazista innalza in maniera sempre più possente la propria voce infiammando le folle ed il secondo sanguinoso conflitto mondiale è ormai inesorabilmente alle porte. La necessità che il sovrano prenda con risolutezza in mano le redini della situazione e si rivolga alla nazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa, divenuti strumento imprescindibile per l’attività politica e di governo, è ormai acclarata: il fedelissimo e generoso Logue sarà ovviamente al suo fianco in questa prova decisiva rassicurandolo e sostenendolo costantemente, cosicchè il fatidico discorso della dichiarazione di guerra alla Germania del 1939 si rivelerà un clamoroso successo; definitivamente superate asperità nella pronuncia ed umane incertezze, attraverso i drammatici anni della guerra e specialmente durante il periodo dei bombardamenti su Londra e della resistenza all’efferato attacco nazista, re Giorgio VI saprà conquistare la stima e l’affetto incondizionato dei suoi sudditi, rimanendo sempre saldamente al suo posto, rifiutando risolutamente ogni ipotetica opportunità di fuga e contribuendo con i suoi discorsi radiofonici a tenere alto il morale del paese.
Il testo drammaturgico di David Seidler ha anzitutto il pregio di coniugare, in un intreccio narrativo avvincente ed originale, scrupolosa aderenza alle vicende storiche che ne costituiscono il sostrato ed acuta indagine psicologica dei personaggi. Il tutto dipanato attraverso un incedere che per l’intera consistente durata dello spettacolo non scopre il fianco a cali di attenzione da parte dello spettatore, costantemente incalzato dalla commovente solennità dei frangenti in cui il doloroso contesto storico raggiunge l’acme, dalla finezza ed eleganza con cui le più recondite sensazioni, intime debolezze ed ansie di riscatto dei protagonisti vengono ritratte sul palcoscenico, dall’affilata e spassosa ironia usata con eleganza a mo’ di contrappunto per attenuare la tensione drammatica.
La regia entusiasta e meticolosa di Luca Barbareschi impreziosisce la partitura originale dell’opera senza appesantirla con inutili orpelli, protagonisti indiscussi sono la “parola”, la sceneggiatura di suggestiva imponenza e le magistrali interpretazioni dei due protagonisti in scena, lo stesso Barbareschi nei panni del logoterapista Lionel Logue e lo stupefacente Filippo Dini in quelli del duca di York destinato alla corona britannica. Supportati da una compagnia che offre una pregiata prova recitativa d’ensemble, i due interpreti emozionano in profondità: l’istrionico Luca Barbareschi colpisce in particolare per versatilità, risultando convincente tanto nelle grottesche parentesi in cui il suo personaggio si cimenta in improbabili provini teatrali quanto nei passaggi più intensi del suo confronto/scontro col regale paziente; tecnicamente ineccepibile ed indiscutibilmente carismatico, Filippo Dini tratteggia con superlativa padronanza la complessa psicologia del re preda di laceranti conflitti interiori che si riflettono sulle sue difficoltà oratorie.
Infine è doveroso menzionare il suggestivo allestimento scenografico, curato da Massimiliano Nocente e sottolineato con ricercatezza dal disegno luci di Iuraj Saleri: pannelli scorrevoli calano dall’alto o scorrono dalle quinte laterali a delimitare inedite geometrie, costruire spazi scenici, suggerire molteplici eterogenei ambienti (dallo studio del logopedista alla cattedrale di Westminster dove avrà luogo la cerimonia di incoronazione sino allo studio radiofonico della BBC dal quale verrà pronunciato il tanto paventato discorso della dichiarazione di guerra); sul fondale sono inoltre predisposti tre prismi a base ottagonale su cui vengono proiettate immagini caleidoscopiche dal fascino astratto o filmati d’epoca che rievocano con fascino documentaristico luoghi, personaggi, eventi a cui la narrazione fa riferimento. Videoproiezioni, queste sui prismi rotanti così come quelle che a più riprese si adagiano sui pannelli mobili, che hanno il pregio di condurre lo spettatore con immediatezza al centro di un contesto storico, sociale e politico perfettamente delineato, arricchendo con una azzeccata nota di originalità l’impianto scenografico.
“Il discorso del re” è un’opera sontuosa, raffinata, dal respiro internazionale, capace di amalgamare una tradizionale drammaturgia della parola con una messa in scena e delle interpretazioni scevre da manierismo ed al contrario connotate da grande modernità e intensità. Assolutamente da non perdere.

 

La tournèe dello spettacolo:
19, 20 e 21 ottobre Lucca – teatro del giglio
23 ottobre Castel san giovanni (piacenza) – teatro verdi
24 ottobre Rovigo – teatro sociale
dal 25 al 28 ottobre Trieste – teatro rossetti
dal 31 ottobre al 4 novembre Perugia – teatro morlacchi
dal 6 al 11 novembre Firenze – teatro la pergola
dal 13 novembre al 02 dicembre Roma – teatro quirino
4 e 5 dicembre Pescara – teatro circus visioni
6, 7, 8 e 9 dicembre Ancona – teatro delle muse
11,12 e 13 dicembre Savona – teatro chiabrera
16 dicembre Lodi – teatro alle vigne
17, 18 e 19 dicembre Lugano – teatro la cittadella
20, 21 dicembre Cremona – teatro ponchielli
22 dicembre Varese – teatro di varese
5 e 6 gennaio Livorno – teatro goldoni
7 gennaio Piombino – teatro metropolitan
9 gennaio San Marino – teatro nuovo dogana
10 e 11 gennaio Teramo – teatro comunale
12 e 13 gennaio Ascoli – teatro ventidio basso
14 gennaio Camerino (Macerata) – teatro filippo marchetti
dal 16 al 27 gennaio Napoli – teatro diana
1, 2 e 3 febbraio Barletta (Bari) – teatro curci
5, 6 e 7 febbraio Siena – teatro dei rinnovati
8, 9 e 10 febbraio Pesaro – teatro rossini
12 e 13 febbraio Vicenza – teatro comunale
14 febbraio Mantova – teatro sociale
15, 16 e 17 febbraio Pavia – teatro fraschini
18 febbraio cassano Magnago (Varese) – teatro auditorio
19 febbraio Villadossola (Verbano Cusio Ossola – teatro la fabbrica
20 febbraio Vercelli – teatro civico
22, 23 e 24 febbraio Treviso – teatro comunale
dal 26 febbraio al 3 marzo Bergamo – teatro donizetti
4 marzo Alba (Cuneo) – teatro sociale giorgio busca
dal 5 al 10 marzo Torino – teatro carignano

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, Roma
Per informazioni e prenotazioni:
numero verde 800013616, biglietteria 06/6790616, mail
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Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 15, mercoledì 21 e mercoledì 28 novembre, sabato 1 dicembre ore 16.45, tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: platea € 32 (ridotto € 28,50), I balconata € 26 (ridotto € 22), II balconata € 21 (ridotto € 18), galleria € 15 (ridotto € 12)
Durata: 2 ore e 30 minuti con intervallo

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Paola Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web:
www.teatroquirino.it

 

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