Il discorso del capitano - Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Venerdì, 30 Marzo 2018 

Quella compiuta con il ciclo "Diecipartite" da Giuseppe Manfridi (e da Daniele Lo Monaco, che con lui ha ideato questo progetto) è una scommessa, la più spregiudicata scommessa sul calcio che si potrebbe immaginare. Quella che non riguarda un semplice risultato, ma l'entità stessa dello sport del pallone. La scommessa di dimostrare che lo spettacolo più nazionalpopolare che si possa immaginare non sia solo materia di risse da ultras in curva, o al meglio da discussioni da bar, ma possa essere nobilitato a tal punto da finire sul palco di un teatro.

 

Alessandro Longobardi presenta
IL DISCORSO DEL CAPITANO. ROMA-GENOA 3-2
di e con Giuseppe Manfridi
regia Claudio Boccaccini
musiche Antonio Di Pofi
aiuto regia Eleonora Di Fortunato
produzione Viola Produzioni


E questa scommessa, Manfridi la interpreta nel modo più convincente e credibile di tutti, mettendole al servizio tutta la sua passione di tifoso, certo, ma anche la sua esperienza sul palcoscenico, le sue capacità attoriali tanto comiche quanto drammatiche, e soprattutto un bagaglio di riferimenti che spazia con agilità da Baudelaire a Dante, da Ungaretti a Montale. Già, perché in quanto veicolo delle gioie, delle disperazioni e delle emozioni di un intero popolo, persino il calcio, a dispetto di qualsiasi snobismo radical chic, può assurgere alla dignità di forma d'arte. "Quando si ricorda di non essere solo calcio", per usare le parole dello stesso Manfridi.

Se questo è vero in assoluto, tanto più lo è per un momento che ha indubbiamente segnato la storia recente della Roma, di Roma e in qualche modo di tutti gli appassionati sportivi del mondo, che l'hanno reso la scena più vista di sempre in diretta sui social network. Parliamo di quella giornata del 28 maggio 2017, iniziata con la tensione di un secondo posto in campionato da difendere dagli assalti del Napoli, proseguita con la gioia di una vittoria cruciale sul Genoa conquistata solo negli ultimi istanti del recupero, e conclusa tra le lacrime che scorrevano mentre Francesco Totti annunciava il suo addio al calcio e alla maglia (l'unica) che ha vestito con fedeltà, orgoglio e amore per venticinque anni di carriera. "Il discorso del capitano", appunto.

Quell'attimo, l'ultimo tributo da giocatore ad un personaggio unico nella storia del calcio mondiale (almeno quella recente), rimarrà fatalmente scolpito per sempre nella memoria di qualunque tifoso della Roma, che ripercorrendo il racconto di Manfridi non potrà che rivivere l'impetuoso torrente di sentimenti che lo attraversò mentre Totti abbracciava metaforicamente, ricambiato, tutti gli spalti dello stadio Olimpico, del suo stadio. Ma il bello è che, come viene raccontata nel romantico monologo dell'attore romano, questa vicenda è capace di avvincere senza annoiare anche lo spettatore più allergico alle cose del pallone. Perché, in fondo, da quelle parole che Francesco ha letto con gli occhi umidi, la voce rotta dalla commozione, da quel foglietto stropicciato, emerge soprattutto l'autenticità di un campione, la solitudine di un numero uno (pur essendo il numero 10), l'umana troppo umana "paura di spegnere la luce", come la definirà lui stesso. Quella paura che tutti noi proviamo di fronte al cambiamento: anche se spesso per ammetterla, a noi stessi e al mondo, ci vuole tutto il coraggio di un fuoriclasse.


Sala Umberto - Via della Mercede 50, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari botteghino: lunedì chiuso, martedì-venerdì 11-19, sabato 12-19, domenica 12-18
Biglietti: intero platea 23 euro, balconata 17 euro, riduzioni per Cral, gruppi, under 26, over 65, convenzioni


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

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