Il diario di MariaPia - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 21 Ottobre 2012 
Il diario di MariaPia

Dura un’ora e mezza ma la percezione dello spettatore risulta dilatata, il tempo de “Il diario di Maria Pia” perde senso man mano che si comprende a cosa si sta assistendo. Qualcuno potrebbe definire questa opera del giovane drammaturgo Fausto Paravidino come una sorta di catarsi, voluta per superare il proprio dolore, oppure si potrebbe ipotizzare che il vizio di scrivere sull’onda delle emozioni lo abbia portato a mettere sul palcoscenico un dramma familiare e personale. Comunque si interpreti l’urgenza comunicativa insita nella pièce, Fausto interpreta il protagonista, cioè se stesso, mentre assiste con la sorella minore, simpatici parenti e altri conoscenti la propria madre malata ormai allo stadio terminale, un percorso che richiede sforzi di sopportazione sempre più impegnativi per poterle stare vicino senza piombare nella banale e inutile disperazione.

 

Produzione Fondazione Teatro Regionale Alessandrino presenta
IL DIARIO DI MARIAPIA – una commedia neoplastica
di Fausto Paravidino
testo e regia Fausto Paravidino
con Monica Samassa, Iris Fusetti, Fausto Paravidino

 

Il Teatro Franco Parenti accoglie su un palco spoglio la storia che tanti, in realtà, conoscono personalmente e difatti si intravedono, a fine spettacolo, molti occhi lucidi fra gli spettatori. Eppure il geniale talento di Paravicino sta nell’aver fatto spesso ridere il pubblico, che assiste agli straordinari cambiamenti del protagonista il quale, grazie a un movimento delle mani, al cambio di voce e a un paio di occhiali, si trasforma ad esempio nello zio che va a trovare la sorella in ospedale e parla di ricordi, fa battute per tenere su il morale della malata.
Il figlio, che taluni criticano perché assente in altre occasioni - anche se ora c’è tutti i giorni - ha rinunciato a qualsiasi incarico per restare vicino alla madre ed è sempre difeso da lei, come quando Maria Pia, con voce flebile, lo definisce “un attore, è un attore, per forza che deve viaggiare!”. Così come la figlia più piccola, Marta, va invece all’università ma per l’estate è a casa e sarà presente pure lei, anche se è nervosa e sarà il fratello a consolarla per le sue paturnie. Iris Fusetti interpreta più ruoli ma specialmente quello di Iris, la ragazza di Fausto, e quello di Marta, in cui si identifica indossando un parrucchino di capelli con le codine tenute da nastri rossi, modulando un efficace cambio di voce e di espressione e nulla più. Sarà anche la dottoressa specialista, una vicina di casa e così via.
La bravura di questi due attori che rivestono molteplici ruoli, perfino quello di una voce fuori campo per meglio descrivere gli eventi, sempre cambiando espressione e un poco la tonalità della voce, li rende come evanescenti, capaci di entrare e uscire da tanti personaggi, mentre Monica Samassa, la madre che infine resta sulla sedia a rotelle, riesce a sembrare in modo terribile esattamente quello che deve essere: una donna abituata a una vita autonoma e allegra, movimentata e libera che si trasforma in un essere stanco, incapace di muoversi, costretta al ricovero e all’attesa di una fine senza scelta.
Sarà proprio il figlio, tenerissimo nei gesti e nelle parole, a stimolarla, offrendosi di mettere per iscritto le sue parole, i suoi pensieri, i suoi ricordi e trascrivendo quei racconti pronunciati con voce sempre più flebile che però le permettono di sorridere ancora: comprende che la vita in fondo è fatta proprio di quanto si è compiuto di importante lungo il proprio sentiero, del fatto di aver amato tanto e aver dato vita a una famiglia di cui essere orgogliosa. Potrà così andarsene con un grandissimo sorriso, gli occhi ben aperti a guardare negli occhi i propri figli che le stanno accanto, senza più alcun dolore per la condizione che la sta portando via da tutto ciò.
Riuscire a sollevare psicologicamente chi soffre come “fosse sotto un rullo compressore” è cosa difficilissima eppure l’affetto e la dedizione, la creatività e un po’ di spirito umoristico raggiungono un buon risultato. Senza mai cadere nel facile manierismo della tragedia personale, l’autore e regista mette in scena uno spettacolo che lascia il segno con delicatezza e che somiglia a una carezza data a tutti gli sconosciuti capaci di condividere emozioni. Un video sullo sfondo, a pieno palco, mostra il volto in bianco e nero della madre che mangia a fatica oppure un foglio scritto da una penna doppia a inchiostro, mentre il protagonista usa una vera, grande penna d’oca rossa su fogli ripiegati, tenuti sempre pronti per essere riempiti di ricordi. Lascia pensieri, dolcezza e l’impressione che non bisogna perdere tempo invano.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, orari biglietteria dal lunedì alla domenica ore 10-19
Orario spettacoli: martedì ore 21.15, mercoledì ore 19.30, dal giovedì al sabato ore 21.15, domenica ore 16.30
Biglietti: intero €32, over60/under25 €16, convenzioni €22 (le convenzioni non sono valide nei giorni di venerdì e sabato)
Durata: 90 minuti

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web:
www.teatrofrancoparenti.it

 

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