Il contrabbasso - Teatro Verdi (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 07 Aprile 2013 

L’autore di questa graffiante storiella borghese racconta con queste parole l’essenza del monologo: “Il contrabbasso l’ho scritto nell’estate del 1980. Vi si delinea - assieme a tante altre cose - la vita di un uomo in una piccola stanza. Scrivendolo, ho attinto a esperienze personali, nei limiti in cui ho trascorso e trascorro la maggior parte della mia vita in stanze sempre più piccole, l’abbandonare le quali mi riesce sempre più difficile. Spero tuttavia di trovare prima o poi una stanza così piccola e che mi avvolga in modo così stretto da poterla portare con me il giorno in cui dovessi traslocare ancora”. Ecco una immagine del racconto surreale di un gentile contrabbassista che si presenta al pubblico, descrivendo se stesso e il proprio ambiente. Nel contempo mette alcuni 33 giri su un vecchio giradischi o stira la biancheria che alla fine indosserà per recarsi all’Opera ad esibirsi. E’ un contrabbassista di fila, terza fila per la precisione e quindi è anche un impiegato di Stato. Artista e burocrate… Al Teatro Verdi di Milano dal 4 al 21 aprile, un testo delizioso di Patrick Suskind, messo in scena da un ottimo Marco Pagani, capace di apparire credibile in tutti i tratti, talvolta ingenui, patetici o grotteschi del personaggio che interpreta fedelmente.

 

 

Teatro del Buratto presenta
in collaborazione con associazione Otto&Marvuglia
IL CONTRABBASSO
di Patrick Suskind
traduzione di Umberto Gandini
regia e scene Gian Luca Massiotta
con Marco Pagani
disegno luci Marco Zennaro
direttore di produzione Franco Spadavecchia

 

 

In principio entra sul palco e mette subito un disco, poi si stappa una bottiglia di birra che inizia a sorseggiare e segue la musica, iniziando a parlare direttamente alla quarta parete, immediatamente dissolta. Parla con noi. “Sentite? C’ero io a suonare qui, con l’Orchestra di Stato. Ero al contrabbasso con altri otto musicisti, talvolta eravamo pure in dodici. Un’orchestra può fare a meno del direttore ma non del contrabbasso… senza dubbio il più importante di tutti. Senza, c’è solo il caos!”. Inizia così l’esegesi di uno strumento che per il musicista è quasi un amore, un oggetto del desiderio, da proteggere, che rappresenta il culmine dei propri sforzi espressivi e si trasforma poi in un peso, anche fisico, “Sudo tantissimo, perdo due litri d’acqua a concerto lirico, un litro per una sinfonia! Lo strumento va trascinato, è pesantissimo…” fino a rivelarsi un qualcosa che gli impedisce perfino di trovare il vero amore, perfino di avere una relazione sessuale!
Mentre si dispiega questa rivelazione, il nostro protagonista spiega dettagli sia dello strumento sia della musica che ci fa ascoltare e così, quasi per caso, ci viene offerta una buona dose di Brahms, di Schuberth e anche di Wagner e di Verdi, tra gli altri. L’uomo afferma di vivere in una stanza totalmente isolata acusticamente, eppure i vicini sentono alcune note particolari e difatti se ne lamentano. “Questo non è uno strumento” sogghigna il musicista, “è un laser: ha una forza di penetrazione che si fa sentire fino al caseggiato di fronte!”. Racconta di come essere contrabbassisti renda un uomo quasi invisibile nell’orchestra, fra i violinisti, i pianisti, perfino chi suona il timpano ha più evidenza. Piano piano ecco che l’amore prima così ben raccontato si trasforma quasi in odio: “Ma che schifo di strumento, sembra una donnaccia grassa, col culo basso. Certe volte mi viene voglia di spaccarlo, di sbriciolarlo e bruciarlo…”. E poi impariamo che l’orchestra possiede un ordine gerarchico, proprio come la società. Anzi, è una copia esatta della società, dove “risonanze e tonalità sono l’orribile gerarchia dei talenti. Tenetevi alla larga dalle orchestre…” ci ulula.
L’uomo approfondisce il concetto e commenta diversi generi, poi senza remore afferma: “Hitler non capiva un cazzo di musica: amava Wagner. La musica è eterna, lo diceva Goethe, che era un panteista. Mozart invece era massone, lo sapevate?”. In mezzo a tante disquisizioni ritorna l’ossessione per una giovane cantate soprano, Sara. Lei ha solo 30 anni mentre lui sta per compierne 50 e soprattutto non si sono mai parlati, anzi lei non lo conosce proprio, non lo vede neppure, forse perché lui sta in terza fila col suo grosso contrabbasso. Perciò spera di poterle parlare in mensa, ma lei non ci va spesso. Eppure lui l’ama…
Il pubblico ormai ride spesso, divertito anche se in principio era perplesso, di fronte alla serietà della musica classica. Si può ridere di un musicista d’orchestra? Decisamente sì, se Patrick Süskind ha scritto il testo e se uno bravo come Marco Pagani interpreta il protagonista del monologo. Lunghi applausi, ben meritati.

 

 

Teatro Verdi - via Pastrengo 16, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/27002476 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, giovedì ore 19.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 20€ - convenzionati 14€ - ridotto over 65/under 25 10€

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Serena Agata Giannoccari, Ufficio Stampa Teatro Verdi
Sul web: www.teatrodelburatto.it

 

 

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