Il Censore - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Martedì, 09 Luglio 2013 

Ebbene sì, siamo tornati a vedere Il Censore al Litta. Può darsi che suoni come una ‘excusatio non petita’, ma vale la pena di chiarire che né chi scrive, né lo spettabile pubblico che ogni sera affolla il teatro appartiene alla categoria dei libidinosi in cerca di emozioni forti. Certamente tutti gli spettatori sono incuriositi da una trama così controversa, che programmaticamente pone il coltello dentro la piaga dei nostri istinti più segreti e inconfessabili. Ma tutto ciò, sia detto con chiarezza adamantina, appartiene alla normalità della natura umana; non vi è nulla di morboso né tantomeno -aggettivo edulcorante, perciò ancor più irritante - di pruriginoso. Tanto più in una città, Milano, che un tempo fu capitale dell’Illuminismo.

 

 

 

 

 

 

 

Litta_produzioni presenta
IL CENSORE
di Anthony Neilson
regia Antonio Syxty
traduzione Imogen Kusch
con Giovanna Rossi, Gaetano Callegaro e Marianna De Pinto
scene e costumi Guido Buganza
luci e immagini Fulvio Melli
staff tecnico Alessandro Barbieri e Ahmad Shalabi
foto di scena Federico Cambria
direttore di produzione Gaia Calimani
un ringraziamento particolare a Flora Pitrolo

 


Ora come ora, non si capisce mica bene cosa sia diventata questa benedetta città. In attesa che si decida a ripresentarsi al mondo nella veste che tanto lustro le diede in passato, dobbiamo soltanto ringraziare chi, attraverso la fatica e la passione del lavoro teatrale, restituisce una porzione di laicità a chi - a buon diritto - ne sente il bisogno. Nella fattispecie un grazie a chi, in questo primo scorcio d’estate, porta in scena il bellissimo testo di Antony Neilson: Antonio Syxty, il regista, che conosce a menadito il significato del termine perturbante; i protagonisti Giovanna Rossi, Gaetano Callegaro e Marianna De Pinto, professionisti seri e poliedrici, che raccolgono la sfida del perturbante con risultati più che notevoli; tutto lo staff che lavora sodo dietro le quinte, perché senza di loro questo sogno non potrebbe andare in scena tutte le sere.
La trama è semplice. Efficace come tutte le cose semplici. Agghiacciante come tutto ciò che, presentandosi nella naturalezza di un linguaggio diretto e comprensibile a tutti, richiede a chi vi si accosta lo sforzo emotivo di completarlo con le proprie emozioni, i propri vissuti, i propri irrisolti. Miss Fontaine è una donna con le idee molto chiare: conosce bene i suoi polli, ha già elaborato la sua strategia scientifica al fine di far soccombere il Censore. Quest’ultimo, non a caso, è sprovvisto di nome e cognome: è il rovescio tragico della Commedia dell’arte, la versione riveduta e (s)corretta di un’epoca in cui a teatro vedevi solo caratteri stereotipati. Ma mentre gli Arlecchino, i Brighella erano espressioni di un’età dell’innocenza, in cui l’esigenza di intrattenere sovrastava qualsiasi preoccupazione di carattere psicologico, il Censore viceversa non ha alibi: il mondo corre, chiede una capacità di adattamento, di reattività agli stimoli dell’esterno, ma lui non è in grado di seguire questa corrente. Non è che volontariamente se ne chiami fuori: è che proprio non gli riesce - per motivi legati a esperienze dell’infanzia, e chissà a cos’altro che il testo non può e non vuole spiegare approfonditamente - di accettare i tempi e i modi della contemporaneità.
In questo consiste la sua tragicità: è una vittima, peraltro sprovvista dei mezzi necessari per resistere a questa improvvisa ondata di sensualità conturbante che gli si para davanti, tra capo e collo. Il rischio c’era, trovandosi come pubblico a seguire la storia di un uomo in evidente difficoltà, di solidarizzare interamente con lui. Qui sta l’intuizione intelligente del regista Syxty, e di Giovanna Rossi che ha saputo recepire subito il messaggio: Miss Fontaine non viene dipinta come aggressiva, riesce a portare dalla sua parte il Censore ma senza esercitare violenza alcuna. Per certi versi, è una ‘Socrate in gonnella’: fa un po’ da levatrice, riesce a modificare il punto di vista del suo interlocutore con l’astuzia dialettica della maieutica. Tra una chiacchiera e l’altra, tra un’improvvisa profferta erotica di lei e una balbettante ricerca del contegno da parte di lui, scorrono durante tutto lo spettacolo le immagini del film che il Censore era in procinto di cestinare, come già era accaduto centinaia di volte in passato: quanta poesia in quel bianco e nero soffuso, delicato; che atmosfera rarefatta, sottile, leggera. Si evince insomma, osservando dei frammenti di quel film, che il sesso è una cosa piacevole. Ed è proprio questo che il Censore non riesce ad accettare in cuor suo: una verità sotto gli occhi di tutti, che lui cerca goffamente di reprimere.
Ci voleva un gran bravo attore per restituire le sfumature di un personaggio nient’affatto facile: ci voleva Gaetano Callegaro - che nel mestiere come nella vita ne ha viste tante - per asciugare il personaggio, con una fissità alla Buster Keaton. Anche Marianna De Pinto regala una moglie del Censore asciutta, eterea, inafferrabile. Giovanna Rossi è Shirley Fontaine. Quel nome lì, Shirley, ci sta proprio bene: come la Shirley MacLaine di Irma La Douce, volitiva e piena di idee (ma anche per certi versi dotata di un candore di bimba, come Shirley Temple). Il Censore, dunque, appaga lo spettatore adulto che a teatro non va cercando risposte, ma ulteriori dubbi che confermano l’essenza della vita di ognuno di noi: una matassa difficile, forse impossibile, da sbrogliare. E per questo, sempre carica di fascino.

PS. L’anno passato ci siamo posti una domanda, a cui a tutt’oggi non abbiamo trovato risposta: perché questo spettacolo è vietato ai minori di anni diciotto? C’è qualcuno in grado di spiegare, con argomentazioni ragionevoli, il criterio per il quale le confessioni scollacciate (e volgari) di una soubrette passano impunemente nei talk-show pomeridiani, mentre una pièce teatrale che indaga con serietà (e senza volgarità) le sfumature dell’animo umano è considerata invece scandalosa? Ai posteri, forse, l’ardua sentenza.

 

 

Sala Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 



Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

 

 

 

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