Il Caso Braibanti - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 14 Gennaio 2015 

E' in scena al Teatro dei Conciatori di Roma dal 13 al 25 gennaio lo spettacolo "Il Caso Braibanti" di Massimiliano Palmese, regia di Giuseppe Marini. Protagonisti Fabio Bussotti e Mauro Conte; musiche composte ed eseguite dal vivo da Mauro Verrone.

 

IL CASO BRAIBANTI
di Massimiliano Palmese
regia Giuseppe Marini
con Fabio Bussotti e Mauro Conte
musiche di Mauro Verrone

 

In un passo del magnifico poema di Milton "Paradise lost" del 1667 si legge la celebre frase: reason is choice. La ragione consiste nella facoltà di scelta - laddove "facoltà", "possibilità" sta anche per "libertà": libertà di scelta universale, dunque anche del proprio "genere". Su questo concetto di libertà si fonda il moderno criterio dei diritti dell'uomo: esso rappresenta il fondamento di qualsiasi forma di democrazia liberale. E' il principio di libertà che nella seconda metà del Settecento ha fornito l'energia ideale alle grandi rivoluzioni "borghesi" americana e francese.

Nel momento in cui invece le nostre libertà individuali, quella di espressione e quella relativa al diritto di scelta del proprio orientamento sessuale, sono minacciate e messe in discussione da più parti, dal fondamentalismo religioso e da ideologie liberticide, il bel lavoro drammaturgico di Massimiliano Palmese sul Caso Braibanti, messo in scena da Giuseppe Marini con la consueta efficacia e forza, assume una rilevanza particolarmente attuale.

Aldo Braibanti, intellettuale marxista, ex partigiano, omosessuale, fu accusato nei primi anni Sessanta di aver "plagiato" un giovane, peraltro maggiorenne, inducendolo alla "sodomia". In un'Italia dominata dal perbenismo e dall'antimarxismo viscerale, Braibanti rappresentava la vittima ideale per un sistema illiberale che voleva a tutti costi far valere i propri principi omofobi e illiberali. Si aprì così un processo farsa non contro le responsabilità penali di Braibanti, che non c'erano in quanto il reato di "plagio di maggiorenne" non poteva sussistere, bensì un vero e proprio processo a quella "libertà di scelta" che citavo poco fa.

Come si può ben immaginare, il processo farsa divenne la cartina di tornasole della tenuta liberale e democratica di un paese inquinato dalla doppia ipocrita morale, quella cattolica e quella del Partito comunista che a sua volta scomunicava qualsiasi forma di atteggiamento liberale nei confronti della sessualità: "il Migliore", Togliatti, che aveva notoriamente un'amante, non poteva permettersi elettoralmente ulteriori concessioni e deroghe alla morale bacchettona e codarda del nostro paese. Una posizione ipocrita e ambigua quella del Partito Comunista che adottò un approccio a doppia velocità nel processo Braibanti: sul versante del dibattito intellettuale affidò ad un membro del Comitato Centrale, Maurizio Ferrara (papà di Giuliano e Giorgio), l'intervento a favore di Braibanti in sintonia con molte posizioni di scrittori ed artisti che lanciarono appelli, ma in realtà mollò politicamente Braibanti, che subì una condanna pesantissima, al proprio destino.

Il testo di Palmese è avvincente, commovente, a tratti ironico e presenta in una forma di oratorio diversi momenti del caso, dalle inquietudini e dialoghi privati agli atti processuali, dalle testimonianze al dibattito culturale e alle polemiche che suscitò. Bravissimi Mauro Conte (nel ruolo del giovane Giovanni) e Fabio Bussotti (Aldo Braibanti) a dar vita con una forza trascinante, stravolgente alla rabbia vissuta dai personaggi per i soprusi subiti, per l'annientamento e annullamento dei loro diritti umani, la libertà di scelta appunto.

La regia di Giuseppe Marini riesce a "miracolare" la forma di oratorio, quasi una cerimonia religiosa, del resto tutti i processi hanno questo risvolto mistico e metafisico come insegna Ugo Betti, rendendola mossa, movimentata, drammaturgicamente sempre in divenire. In effetti la scena è composta da due sedie di plexiglas trasparente, ma lo spettatore è come se fosse in viaggio, immerso nella storia, una storia che ora è individuale, ora si trasforma in vero e proprio palcoscenico storico in cui siamo tutti coinvolti.

E' raro trovare oggi in teatro momenti di catarsi e di partecipazione così sinceri, volenti, eppure - sarà per i perfetti commenti musicali composti ed eseguiti dal vivo dal sax di Mauro Verrone, un musicista capace di dare le giuste sottolineature ai drammi interiori, alle lacerazioni e ai sentimenti - lo spettacolo, che è pur sempre una tragedia personale nella farsa del processo pubblico, rappresenta un monito ed un appello alla libertà di scelta, quel "reason is choice" che il primo tassello della democrazia.

Sarà utile ricordare che il caso Braibanti ha avuto anche dei precedenti sotto il fascismo. In particolare voglio citare il pittore e intellettuale napoletano Guglielmo Pierce, omosessuale, cofondatore del movimento marxista critico del futurismo UDA unione distruttivisti attivisti (il manifesto è del 1929) che fu arrestato per le sue idee e per la sua "scelta" omosessuale dalla polizia fascista nel 1936. E il film di Scola del 1977 con Mastroianni e la Loren "Una giornata particolare" conferma il collegamento tra la morale illiberale fascista e il perbenismo borghese non solo cattolico, ma anche del Partito Comunista, del dopoguerra.

Lo spettacolo dedicato a Braibanti si conclude con una commovente, convincente rivendicazione da parte di Aldo della propria libertà di scelta, ideologica ma anche di genere. Il pubblico si commuove, ne ha ben ragione, per questa conclusione a metà tra il lirico e il programmatico, in senso brechtiano, e accompagna spiritualmente Aldo Braibanti nell'ultima fase della sua vita, in cui non rivedrà mai più il suo giovane amico e compagno di vita Giovanni, la cui mente sarà sconvolta dai tentativi autoritari e dissennati di cura forzata dell'omosessualità.

Chi ha conosciuto l'Aldo Braibanti negli ultimi anni - è deceduto il 6 aprile del 2014 - racconta di un uomo chiuso nella ricerca espressiva e poetica, segnato dalla sua vicenda umana, disilluso per il tradimento subito dal Partito Comunista che avrebbe dovuto difenderlo fino in fondo, non tanto per il caso personale, ma perché era diventato il simbolo di una lotta per la libertà. Forse su questo punto il testo è un po' laconico e non apre un fronte di attacco al perbenismo di una sinistra che in Italia non è stata sempre attenta - soprattutto su questo tema è stata scavalcata dal movimento radicale - alla "questione morale" delle libertà individuali.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0645448982 - 0645470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 18,00 - ridotto € 13,00 - ridotto € 10,00 + tessera obbligatoria di 2 euro
Riduzioni a disposizione per i lettori di SaltinAria!

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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