Il Cappotto - Teatro Carcano (Milano)

Scritto da  Martedì, 16 Dicembre 2014 

Da giovedì 11 a domenica 21 dicembre, al Teatro Carcano di Milano va in scena “Il Cappotto”, tratto da “I racconti di Pietroburgo” di Gogol. Narra le vicende di un umile ed umiliato “copista” della Russia zarista, che vede nel nuovo cappotto il riscatto dei diseredati, la realizzazione del suo desiderio di dignità. Vittorio Franceschi e Alessandro D’Alatri che cura la regia, ne danno una particolare lettura, pacata, composta, talvolta comica, offrendo al pubblico uno spettacolo di teatro classico, di quelli dove ci si orienta subito, ci si sente a proprio agio; ed anche se non ci sono “modernismi” e non “squarcia le coscienze”, si torna a casa portandosi un pezzo di quel cappotto e sentendosi, un po’ tutti, dei vecchi pietroburghesi.

 

Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta
Vittorio Franceschi in
IL CAPPOTTO
con Umberto Bortolani e Marina Pitta
di Vittorio Franceschi
liberamente ispirato all’omonimo racconto di Nikolaj V. Gogol
scene Matteo Soltanto
costumi Elena Dal Pozzo
luci Paolo Mazzi
musiche Germano Mazzocchetti
regia Alessandro D’Alatri

 

Sulla scena, tre scene, quasi per farci entrare da subito in quella società pietroburghese stratificata in alienanti gerarchie sociali, dove il grado è il perno della comunità civile: sulla destra, la bottega di un sarto servo della gleba, dove fiammeggia su un manichino la giacca militare di velluto rosso da grande uniforme con tutta la sua potenza; a sinistra l’interno molto semplice di una camera d’ affitto ed in fondo, tra pacchi di carta disordinati, un paio di banchi dove Akàkij Akàkievič Bašmàčkin passa la sua vita a copiare la vita di altri: denuncie di sfratto, di adulterio, liti, contratti di matrimonio, di compravendita di fiammiferi. Sul banco più alto, una specie di cattedra, il vice capoufficio, simbolo di potere e prestigio.

Akàkij Akàkievič Bašmàčkin è solo al mondo, vive un’esistenza di solitudine e miseria. Guadagna appena per vivere, lavorando in un anonimo ministero. Ma con umiltà accetta il suo destino; ormai sa che chi fa il suo dovere prende “calci nel sedere”, ma copiando le infelicità altrui è quasi convinto di vivere bene. Non ama le cose che stanno succedendo, né quelle che succederanno, solo quelle successe, perché pronte per essere copiate. Ma quando entra in scena l’inverno russo e il suo misero cappotto tutto toppe e buchi, oltre a non proteggerlo dal gelo, è anche oggetto di scherno continuo da parte di arroganti e meschini colleghi, decide di farsi fare un cappotto.

Il cappotto, con tanto di collo di gatto di Parigi, è uno sforzo economico sovrumano per il povero copista. Ma anche un ospite luminoso, un lampo che per un attimo ravviva ed illumina la sua esistenza. Infatti, una volta indossato il nuovo cappotto, tutti sembrano accorgersi di lui al punto che il capoufficio dà una festa in suo onore. Intimorito, Akàkij Akàkievič vi si reca e tutti ammirano il suo cappotto. Rientrando a casa però, sotto gli occhi di un gendarme inerme, simbolo di giustizia ingiusta, viene derubato del cappotto. In preda a forti febbri, muore poco dopo. E così Pietroburgo perde il povero copista, come se mai fosse esistito.

Lo spettacolo, i cui dialoghi, assai scarsi nel testo originale, sono stati interamente scritti da Franceschi, ci restituisce il capolavoro di Gogol, la sua sobrietà, serietà e la sottile vena ironica. Il cast regala momenti di grande freschezza, come quello del commerciante di stoffe.

È per tutti e molto indicato per i ragazzi che, grazie a questa rilettura di Franceschi e alla mano leggera della regia di D'Alatri, potranno avvicinarsi in modo gioioso, all’ opera di Gogol.

 

Teatro Carcano - corso di Porta Romana 63, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 55181377 - 02 55181362, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20,30 – domenica ore 15,30 – lunedì riposo
Biglietti: poltronissima € 34,00 - balconata € 25,00
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti più intervallo

Articolo di Raffaella Roversi
Grazie a: Brunella Portoghese, Ufficio stampa Teatro Carcano
Sul web: www.teatrocarcano.com

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