Il cambio dei cavalli - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Domenica, 20 Settembre 2015 

Dal 17 al 27 settembre. Un’icona della storia dello spettacolo italiano, una donna di profonda sensibilità, arguta, ironica, un’attrice che coniuga sapientemente, determinando la propria riconoscibile cifra stilistica, ironia e riflessione, garbo e incisività, indagine affilata delle dinamiche umane e levità di spirito. Franca Valeri apre la scena della stagione teatrale del Teatro della Cometa con una commedia di cui è anche autrice, "Il cambio dei cavalli". Un gioiello drammaturgico che mette a confronto tre generazioni diverse. Un testo raffinato, scritto con sguardo indagatorio, e distaccato al tempo stesso, verso l’animo irrisolto di un uomo.

 

Società per Attori presenta
IL CAMBIO DEI CAVALLI
di Franca Valeri
con Franca Valeri, Urbano Barberini
e con Alice Torriani
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
luci Michelangelo Vitullo

 

Dimenticate i personaggi che l’hanno consacrata alla storia della televisione italiana, quell’originale ed esclusivo modo di interpretare vizi e virtù del mondo femminile (come non ricordare lo spirito comico ed ironico della Signorina Snob, quello della Sora Cecioni?). Qui l’arguzia e l’ironia sono espedienti amari, l’analisi introspettiva è seria ma disincantata, profonda, tratteggiata in quel particolare modo che conferisce distacco e leggerezza alle umane ambiguità. Ne risulta un intrigante e delicato quadro d’insieme, tutto incentrato sulle relazioni affettive (o che tali dovrebbero essere), e sulle loro ineluttabili ambivalenze.

Lui è il figlio del suo ex amante ormai deceduto, un uomo sulla cinquantina, un imprenditore di successo. Nei cadenzati e periodici incontri con l’anziana e raffinata signora Anne Marie (Franca Valeri), cerca risposte alle sue insicurezze, in un confronto/scontro che punta al conforto esistenziale. Sono questi gli incontri metaforicamente definiti “il cambio dei cavalli” - come recita il titolo -, soste rigeneratrici dell’animo, pause di riflessione che sfuggono dall’ipocrisia del quotidiano e forniscono nuova energia vitale.

L’impianto drammaturgico ruota intorno al conflitto generazionale, alla necessità di Oderzo, un bravissimo Urbano Barberini, di trovare un equilibrio interiore e liberarsi da quelle fragilità e da quelle insicurezze che gli impediscono di vivere relazioni autentiche. Un moderno Amleto, stigmatizzato nell’universale (e umano) dubbio “Essere o non essere?”. Lui, come il celeberrimo personaggio shakespeariano, non riesce a liberarsi dai fantasmi del passato, dal suo vissuto, dall’ingombro esistenziale delle figure genitoriali.

A dare la vera svolta sarà la giovane Galet (un’ottima Alice Torriani), un’arrampicatrice sociale che -facendo forza sulle sue svampite sicurezze - affronta la vita con apparente superficialità e con grande determinazione. Riuscirà, infatti, a farsi sposare, consegnando così un messaggio deciso all’uomo (e al pubblico) di come la vita debba essere affrontata con determinazione ma non con ostinazione, con leggerezza ma non con superficialità, sempre con la consapevolezza che non bisognerebbe mai arrendersi.

Franca Valeri, forte di una padronanza scenica straordinaria, delinea un personaggio che riesce ad annullare le esitazioni di eloquio dovute alla malattia, adattando i tempi comici ai ritmi che le sono più congeniali, restituendo al pubblico una caratterizzazione perfetta, un personaggio in armonia sintonica con il contesto scenico nel suo insieme. È lei il fulcro centrale, il sole attorno a cui girano i pianeti/personaggi che, illuminati dalla stella più grande, prendono la giusta traiettoria e disegnano precisamente l’orbita della struttura drammaturgica. Una suggestione che si materializza anche nell’impianto scenografico di Alessandro Chiti, strutturato su due livelli separati da un velatino che ne definisce e ne differenzia gli ambienti. Pedane rotanti girano sul palco nell’intento, ben riuscito, del cambio di scena senza necessità di spostamento, consentendo alla Valeri di rimanere sempre al centro del palco anche nei quadri in cui, anche qui bravissima, è in controscena.

Molto bravi anche gli altri due attori, il cui talento non è affatto oscurato dal superbo spessore artistico della Valeri, ma che - al contrario – ne ricevono ulteriore qualità, in un vicendevole riflesso che amplifica e impreziosisce, come in un effetto caleidoscopico, lo stile interpretativo.

La regia asciutta ed essenziale di Giuseppe Marini declina i personaggi rendendoli, ciascuno, ben definito, caratterizzati con stile e incisività. Davvero spassosa la Galet di Alice Torriani. Mostra grande presenza scenica, ottime capacità interpretative e un uso della voce davvero apprezzabile. Urbano Barberini restituisce con garbo il suo complesso personaggio, dando prova di grande sintonia (è in sodalizio artistico con la Valeri da molti anni) e professionalità (discreto e pronto in alcuni istanti di esitazione della Valeri), nonché di un talento artistico notevole. Un segno distintivo che è anche nella storia dei suoi antenati (è discendente di Papa Urbano II) che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte.

“Il cambio dei cavalli” è una commedia che mette a nudo con classe e disincanto la difficoltà delle relazioni umane, ponendole a confronto nel divario generazionale di tre diverse generazioni. Un affondo critico, con sprazzi di lucido divertimento, alla società, alla famiglia, al matrimonio, considerato alla stregua di “un traguardo biografico”, perché nei rapporti umani “non si sa mai chi appartiene a chi”.

Quel che è certo, invece, è che Franca Valeri appartiene al patrimonio della storia del teatro. Dunque appartiene al pubblico, alla memoria collettiva di generazioni diverse che, attraverso le “perle” di saggezza e di ironia della ex Signorina snob, hanno potuto osservare - da un punto di vista così lucido e originale - il costume e i vizi della società. Un privilegio per noi spettatori “contemporanei”.

Il pubblico del Teatro della Cometa, nel finale, la saluta con un sentito, lungo applauso, una standing ovation che lei sembra apprezzare con l’ingenuità e la tenerezza di una bambina.

Una bambina emozionata e indifesa, sostenuta con affetto e complicità dai compagni di scena, che lancia un messaggio spontaneo di solidarietà verso i bambini che soffrono. I dati anagrafici, qui, non hanno davvero nessun peso.

Grazie alla generosità d’animo - che non risparmia eleganza, classe, sapienza, pregio artistico - di una vera Signora del Teatro.

 

Teatro della Cometa - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6784380
Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposo), domenica 14:30 - 17:00
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00, sabato ore 21.00, domenica ore 17.00 (sabato 19 settembre lo spettacolo non sarà in scena)
Biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro
Durata dello spettacolo: 80 minuti senza intervallo

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro della Cometa
Sul web: www.teatrodellacometa.it

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