Il Calapranzi - Teatro Studio Uno (Roma)

Scritto da  Martedì, 16 Febbraio 2016 

"Il Calapranzi", che debuttò il 21 gennaio 1960 all'Hampstead Theatre di Londra, è il capolavoro (o, sarebbe meglio dire, uno dei capolavori) del Premio Nobel per la letteratura Harold Pinter. Quello in cui, più di ogni altro, il drammaturgo britannico si libera di ogni inutile orpello per lasciare più spazio possibile al cuore della sua produzione teatrale: due personaggi, i loro dialoghi e soprattutto i loro involuti, tortuosi e imprevedibili percorsi mentali. Non serve altro sulla scena per creare un vero e proprio mondo.

CALAPRANZI
di Harold Pinter
con Sergio Brenna e Giuseppe Mortelliti
traduzione Alessandra Serra
musiche originali Francesco Leineri
scenografia Simone Martino

Stavolta i due personaggi in questione sono Ben e Gus, due non meglio presentati balordi inglesi, al soldo di chissà quale organizzazione criminale che li ha assoldati, un pomeriggio come tanti, probabilmente per portare a termine un omicidio. Noi, dal pubblico, però, ci limitiamo ad osservarli nella stanza al seminterrato che la loro associazione a delinquere ha loro assegnato, nell'attesa di ulteriori istruzioni. Ed è proprio quello che loro fanno: attendono. A lungo, spasmodicamente, quasi dietro la porta dovesse materializzarsi il proverbiale Godot. Invece le uniche istruzioni che riceveranno sono quelle scese dal calapranzi che dà il titolo alla piéce: una botola come quelle presenti nelle cucine di una volta, che comunica con un bar soprastante, il quale pretende dai due malviventi pietanze sempre più elaborate. Peccato che i due non si trovino in una cucina e non abbiano a disposizione alcuna dispensa. E, così, queste comande impossibili da soddisfare basteranno a far perdere loro quel flebile e residuo lume della ragione che mantenevano acceso.

Sergio Brenna e Giuseppe Mortelliti (Miglior Solo Performance al San Diego Fringe Festival 2015 e vincitore del Premio Special off Roma Fringe Festival 2014 per “84 gradini”), in questo senso, sembrano cogliere in pieno lo spirito dell'opera di Pinter, come di rado ci era capitato di apprezzare nelle pur frequenti repliche di questo rappresentatissimo atto unico. Non solo la loro è un'interpretazione impeccabile dal punto di vista attoriale, infatti, ma anche la scenografia di Simone Martino è concepita in modo tale da incastonarla alla perfezione. Sul palco soltanto due letti raffazzonati, su ciascuno dei quali sta sdraiato uno dei due personaggi, rifiuti e cianfrusaglie sparse alla rinfusa sul pavimento, una quarta parete che dà verso la platea (quella che dovrebbe ospitare la porta d'ingresso e che viene continuamente abbattuta) e nulla più.

Perfino il protagonista calapranzi scompare, sostituito da una semplice apertura nelle tele di iuta sospese dal soffitto. Non serve altro, avevamo detto all'inizio, ed in effetti è proprio così. È, questo, davvero lo scenario perfetto per far risaltare gli scambi verbali tra Gus e Ben: paradossali, privi di senso e spesso anche di contenuto. Eppure non per questo loro rinunciano a sentirli, a parteciparvi, ad esserne coinvolti, veementemente e talvolta persino violentemente. Proprio come facciamo noi tutti, ogni giorno, protagonisti smarriti sul palcoscenico delle nostre vite.



Teatro Studio Uno - Via Carlo Della Rocca 6
Per informazioni e prenotazioni: telefono 349/4356219, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Eleonora Turco, Ufficio stampa Teatro Studio Uno
Sul web: teatrostudiouno.com

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