Il Calapranzi - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Lunedì, 25 Aprile 2016 

"Il Calapranzi", per la regia di Corrado D'Elia, porta in scena al Teatro Libero fino al 2 maggio uno dei testi più rappresentati e più rappresentativi di Harold Pinter: l'apoteosi dell'aggressività e della perdita di senso quando paura e incertezza si fanno più palpabili e concreti della materia.

 

IL CALAPRANZI
di Harold Pinter
traduzione di Alessandra Serra
progetto e regia di Corrado D'Elia
assistente alla regia Marco Brambilla
con Alessandro Castellucci e Francesco Maria Cordella
assistente alle scene e grafica Chiara Salvucci
tecnico luci e suono Marcello Santeramo
foto di scena Angelo Redaelli
produzione Compagnia Corrado d'Elia

 

Aspettando Godot diversi anni dopo e senza l'aurea metafisica tipica del testo di Beckett: così è stato spesso descritto il Calapranzi, opera più rappresentata di Harold Pinter perché una delle più rappresentative dei suoi personaggi e del suo teatro dell'assurdo. Gus e Ben sono due sicari che vivono in continua attesa del prossimo omicidio da compiere, sempre sospesi ad aspettare un ordine e una vittima di cui non sanno niente, sempre incastrati nell'asetticità di un tempo e di un luogo che non hanno caratterizzazioni, condizione che li spinge alla ripetitività e alla vacuità dei dialoghi.

In quest'occasione, lo scantinato spoglio in cui ricevono gli ordini tramite un calapranzi, è il palco del Teatro Libero spogliato di ogni quinta, di ogni orpello; un palco in cui Corrado d'Elia si muove per la prima volta come regista "ospite" e non più direttore. Forse anche per questo la scena risulta efficace, vera, quasi come stessimo spiando lo spaccato di non-vita dei due protagonisti: vediamo i muri vissuti, le porte del dietro le quinte, le quinte appoggiate maldestramente al fondo, siamo testimoni di tutto ciò che solitamente crea la finzione della scena e che questa volta invece non serve, tutto è messo a nudo senza trucchi, come a mostrare il cuore e l'autenticità che per anni hanno guidato l'attività di Corrado d'Elia nella gestione del teatro.

Alessandro Castellucci e Francesco Maria Cordella sono due moderni Estragone e Vladimiro in continua attesa di qualcosa, ma questa volta non si tratta di un'entità metafisica e desiderata: l'ordine che aspettano arriva da una persona reale, crudele nelle dinamiche con cui gestisce la propria posizione predominante. I due attori sono bravi nel rendere le dinamiche tra due personaggi dal carattere contrastante: da una parte Ben, atrabiliare, irascibile e nervoso, dall'altra Gus, placido e mansueto ma che ad un certo punto non accetta più questa condizione assurda di attesa e mistero ed inizia a porsi delle domande, a volersi ribellare; proprio questa sua ribellione lo porterà, nel finale, a trovarsi in una condizione ribaltata, da carnefice a vittima, una perfetta metafora di quanto sia difficile ribellarsi ai rapporti di forza: quanto più cerchi di emanciparti come individuo, uscire dal dubbio e dall'incoscienza, tanto più vieni punito.

Le lunghe pause, le dinamiche estreme del relazionarsi dei due attori rendono molto bene un aspetto: la matericità dell'attesa e dello scorrere del tempo che diventano protagonisti fortemente presenti nella stanza, insieme ai due personaggi, dando allo spettatore un totale senso di empatia con il disagio dei due protagonisti.

 

Teatro Libero - via Savona 10, 20144 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a sabato ore 21, domenica ore 16, riposo lunedì 25 aprile
Biglietti: intero € 21, under 26/over 60 € 15, allievi scuola Teatri Possibili con TPCard € 10 (prime rappresentazioni € 3), studenti universitari con tesserino € 10, prevendita € 1,50

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

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